Giovedì, 01 Ottobre 09, 06:02 M.
Chiedo scusa se, mentre una parte dei tifosi interisti chiede a gran voce la testa di José Mourinho, io mi metto ad analizzare i media che si occupano di calcio. E chiedo scusa se qualcuno ci vede un tentativo di sviare il discorso dalle vicende della nostra Inter, ma ho già detto ieri quello che avevo da dire sulla partita e sul momento della squadra. Ribadisco, visto che qualcuno mi ha preso in giro per questo, che non perdiamo o vinciamo o pareggiamo per la diversa esultanza dei telecronisti, cosa di cui da tifoso mi frega meno di nulla: mi interessa come persona che si diletta a studiare questi fenomeni.
Per questo ho messo insieme tre partite trasmesse e commentate da SKY e ho analizzato come venivano commentati i gol dai telecronisti, quelli delle italiane e quelli dei nostri avversari. La materia dovrebbe essere neutra dal punto di vista delle diatribe tra tifosi, nel senso che non siamo di fronte a uno scontro diretto ma a una partita per la quale al telecronista è concessa un po' di partigianeria. Invece guardate il video e capirete, non paragonate i gol delle italiane tra loro, non è questo che mi importa, cercate di paragonare la differenza nell'esultanza tra un gol fatto e uno subito dalle squadre del Bel Paese:
Come dicevano a Sky a inizio decennio? Giudicate voi... Ma non è solo di questo video che voglio parlarvi, questa è soltanto la conseguenza di quanto accade intorno ai media sportivi negli ultimi, non a caso, tre anni. All'inizio erano richieste di boicottaggio a chiunque osasse dire che c'era stata una Calciopoli nel calcio italiano, poi si sono spinti oltre. Chiariamoci: quante volte avete sentito anche noi interisti lamentarci del telecronista? Del resto, è quel che sto facendo pacatamente in questo post. Tuttavia, a parte che noi ci siamo abituati, lo diciamo sul momento (l'ho fatto anche io a caldo, appena il Rubin ha segnato) ma poi, morta lì. Sento molti interisti lamentarsi per esempio di Beppe Bergomi (che, vedrete, è protagonista dei fatti che vi andiamo a raccontare) ma sono influenzati perché è il recordman di presenze in maglia interista e a volte, secondo me sbagliando, da lui ci si aspetta che difenda l'Inter sempre e comunque. E forse non è nemmeno vero che, come dice qualcuno, va contro l'Inter per non farsi criticare. Anche perché le critiche gli arrivano comunque.
Insomma, noi ce lo diciamo tra noi, ci ridiamo anche, e sappiamo di non essere benvoluti. Al Milan invece mandano un Marianella in versione finale di Atene anche se, chiaramente, non è tifoso milanista mentre ieri, al termine della partita il romanista Fabio Caressa ha commentato il fischio finale di Milan-Zurigo 0-1 (l'edizione europea del Milan-Cavese 1-2, per capirci) con un bel "Il Milan sta giocando male, ma certo non gliene va bene una!" Ecco, ti chiedi perché tanta deferenza versi i campioni delle galassie e lo capisci quando vedi Alessandro Alciato affantozzato, lingua felpata e un bel "Com'è umano lei" al Geom. Lup. Mannar. Grand. Mascalzon. Pezz. di Merd. Adriano Galliani che gli fa notare che gli spettatori non erano 10000 come aveva detto Fantozzato, erano 32000 perché c'erano gli abbonati. Ora, a parte che per Milan-Cavese ce n'erano di più, i milanisti possono stare tranquilli: se non guardando le loro partite, almeno con le telecronache.
Il massimo però sono i "gobbi". Sì, perché loro a livello di società oggi, col trio Blancobolli Secco al comando non hanno la potenza intimidatoria di Moggi, e gli Agnelli son diventati Elkann... Quindi cosa succede? Che loro, "i juventini", sono comunque una grossa fetta di mercato e hanno i loro forum e newsgroup fegatosi sempre all'attacco. Succede che iniziano bene il campionato, ma poi a Genova pareggiano 2-2 col vecchio Grifone, telecronaca Sky di Fabio Caressa (e Beppe Bergomi). Succede anche che lo Zio, in una partita che la Juve ha raddrizzato a tre minuti dal 90', dica in un paio di occasioni non parole di fuoco verso la squadra di Ciruzzo, ma cose inenarrabili tipo "Fabio, la Juve sta soffrendo". Insomma, non so se avete capito, ma questi signori non si sono lamentati perché è stata detta qualche falsità in malafede verso i loro colori, non c'è stata diffamazione, niente, soltanto i telecronisti non hanno giudicato, da commentatori neutrali (qui è Serie A, mica la Champions), la partita con gli stessi occhi loro, dei tifosi.
Apriti cielo! Fatto sta che si sono riuniti nei forum e hanno mandato i loro messaggi incazzosi contro il povero Beppe a Sky. "Petizione! Disdetta dell'abbonamento! Alla forca!" Insomma, questi non sono dei mollaccioni come noi che 5 minuti dopo il fischio finale avremmo già cominciato a parlare di prestazione scadente della nostra squadra, questi vogliono andare fino in fondo! E trovano sponda nel loro "house organ", quello che, quando Mourinho disse che era "il giornale della Juve", De Paola si indignò: Tuttosport. Che raccoglie tutte le lamentele, costringendo Caressa a ribattere: "Ma come, se abbiamo fatto vedere che il gol di Iaquinta annullato era valido!". L'ingenuo crede che basti per farsi perdonare (tra l'altro le tv straniere lo hanno fatto vedere il gol, ma in modo diverso) ma i valorosi guerrieri juventini scrivono a Sky di telecronache squallide che loro seguono anche da Malta, Francia e Messico (cosa su cui Sky chiude un occhio ma che è illegale, ma sono juventini, è chiaro), con la conclusione scontata di una minaccia di disdetta dell'abbonamento.
Non so se è un caso, Caressa e Bergomi sono una (la?) coppia di punta di commentatori Sky, ma ieri sera sono stati appunto mandati a fare Milan-Zurigo, partita decisamente meno importante di Bayern-Juventus affidata al "bundesligologo" Riccardo Gentile insieme a Massimo Mauro. Probabilmente stiamo facendo dietrologia spicciola, ma speriamo di vedere al più presto Caressa e Bergomi commentare le partite della Juve nel modo pù obiettivo possibile, e non come vogliono questi violenti della tastiera.
Mercoledì, 30 Settembre 09, 08:29 M.
Il pareggio dell'Inter, acciuffato ieri con fatica dopo il forcing finale del Rubin, va preso come oro colato ma solo perché se fosse il pallone calciato dal capitano e nazionale russo Semak fosse entrato anziché colpire il palo la situazione qualificazione sarebbe davvero complicata, con Barça a 4, le due ex URSS a 3 e l'Inter a 1 punto. La partita ha attirato dure e giuste critiche, probabilmente amplificate dalla scarsa conoscenza che il pubblico (scusato) e i giornalisti (non scusabili) italiani hanno della squadra che da due anni è in testa al campionato russo. Anche le facili ironie con cui si risponde ad affermazioni come questa fanno capire che c'è grande frustrazione per un pareggio risicato, contro una squadra inferiore come organico ma in condizioni fisiche nettamente migliori e con l'entusiasmo di chi esordiva.
L'Inter aveva problemi di formazione (fermi Milito e Muntari all'ultimo), due portieri in panchina, ma queste sono solo attenuanti. Non alibi, e c'è una bella differenza: gli alibi permettono di essere assolti, le attenuanti vengono dopo una condanna e permettono di mitigare la pena. In poche parola: Inter rimandata al doppio confronto con la Dinamo Kiev per il quale, per essere sicuri, bisogna riuscire nell'impresa di fare bottino pieno. Mourinho ha delle colpe ma non mi piace mettermi a dare i numeri, dicendo che doveva mettere il 4-4-2 o il rombo e invece ha messo il 4-3-2-1 o forse il 4-3-3. Ha sbagliato a far giocare un Amantino Mancini imbolsito e decisamente sovrappeso, che ha azzeccato una cosa in tutta la sua partita (un passaggio filtrante di prima per Maicon il cui cross è stato respinto in corner) e ha spesso costretto Chivu ad affrontare due avversari, tra cui l'indemoniato Karadeniz, facendo il possibile per arginarne le discese. Non credo ci sarebbero state grandi differenze se avesse messo un 4-4-2 puro che di solito non usa Mourinho, il vero problema sono state le famose "distanze" che hanno causato il gol dei russi, con un enorme buco che ha permesso al Rubin, con un solo passaggio, di mandare Bukharov e Dominguez in due contro due con Samuel e Lucio.
Dicevamo delle "distanze": l'Inter non ha mai brillato fisicamente nell'inizio delle ultime stagioni, quest'anno i fattori perché sia anche peggio sono molti: ritiro in America con passaggio in Italia prima di andare in Cina, giocatori brasiliani impegnati in Confederations e l'infortunio muscolare di Maicon, il tardo arrivo di Sneijder, Eto'o che ha iniziato tardi. Tutte cose che possono essere capite il 30 di settembre ma che non dovranno più esistere il 20 ottobre e il 4 novembre, quando arriverà la Dinamo Kiev di Shevchenko e Milevski. Deve assolutamente essere un'altra Inter a giocare quelle due partite, le premesse ci sono ma è importantissimo continuare a mantenere il contatto con la vetta in campionato. Non è il momento di sottilizzare molto sul bel gioco, purtroppo dobbiamo affidare le chiavi del centrocampo a giocatori fuori forma, che si fanno surclassare in velocità dagli avversari e che sembrano bloccati psicologicamente, con poca qualità, con poche linee di passaggio disponibili, con Eto'o che ieri per la prima volta s'è stancato di venirsi a prendere i palloni a centrocampo e s'è visto. C'è poi il capitolo Mario, ingenuo a non capire che non avrebbe dovuto cercare il fallo, anche minimo, lontano dalla palla perché l'arbitro l'avrebbe punito. Un arbitro che è stato indulgente con altri interisti che già ammoniti hanno fatto interventi anche più duri dei suoi compagni ma che, come detto, non erano fatti a palla lontana. Ingenuo lui, eccessivamente duro Mourinho, si spera non venga messo in tribuna perché se tutti i giocatori che hanno subito un rosso dovessero essere ostracizzati, le tribune sarebbero piene di "epurati".
Chiudo con una postilla sui tifosi: la mancanza di risultati crea malcontento, ma nel caso dell'Inter il malcontento è forse esagerato. Come per la squadra, anche per loro ci sono molte attenuanti (44 anni senza vittoria in Champions, 7 partite senza vittorie) mi è capitato di leggere commenti di critica ma anche, specie nel dopo partita ma non solo, deliranti richieste di esonero di Mourinho condite da insulti vari e ironia in chi cercasse di parlare della partita senza per forza dover scadere nel dileggio della squadra per cui tifano. Che si debba aspettare la fine della stagione per discutere mi sembra ridicolo, ma le somme vanno tirate a maggio, che secondo me questa squadra vive troppo in tensione la Champions: non si spiega altrimenti come mai la squadre di Cùper e del primo Mancini giocassero, creassero e vincessero giocando anche belle partite in Europa. Dimenticavo: dal momento che è l'allenatore dell'Inter, chi attacca Mourinho attacca l'Inter, su questo non si discute. Il "perdentismo" ci è derivato da anni di vacche magre, ma deve lasciare il posto alla razionalità.
Lunedì, 28 Settembre 09, 08:33 M.
Dice che oggi il signor Renzo Ulivieri, professione allenatore e presidente Assoallenatori, abbia detto stizzito che avrebbe pensato a una risposta istituzionale ma che poi ha preferito il silenzio. Infatti, José Mourinho incalzato da un giornalista che gli parlava di Delneri bestia nera (dopo 3 scontri diretti, 2 vinti e 1 perso) ha menzionato il fatto che, una volta andato via lui dal Porto, arrivò Delneri e durò 15 giorni. Maleducato, poco rispettoso del collega, ha colpito lui per una domanda che definire maliziosa è dire poco. Ma c'è un ma... si può criticare Mourinho per l'uscita infelice, ma non fare una nota ufficiale quando uno, benché con lo scopo di denigrare un altra persona, riferisce fatti veri e realmente accaduti. Del resto, se domani un allenatori dovesse "offendere" Mourinho dicendo che in Champions con l'Inter ha fatto schifo, cosa dirà Ulivieri?
Il "toscanaccio" preferisce tacere, ma non è l'unico caso in cui lo fa. Oggi Zeman, per promuovere meglio un documentario sulla sua vita di allenatore, ha definito Mourinho un "allenatore mediocre", che in questo caso è un giudizio di merito. Non mi pare di avere sentito della reazione indignata di Ulivieri, inoltre Mourinho ha risposto che ha detto di non conoscere Zeman (che può voler dire ancora mancanza di rispetto, ma anche mancanza di voglia di portare avanti la polemica). Ma sì, Mourinho può essere definito mediocre, ma non si può dire che Delneri ha fallito al Porto. Il mondo al contrario.
Ma Ulivieri è anche colui che ha brillato per il suo silenzio in un'altra occasione, che se fossimo giornalisti definiremmo "Caso Ferrara". Riassumendo, Ferrara si è seduto illegalmente sulla panchina juventina nelle ultime due partite dello scorso campionato come spiegato da una lettera aperta che proprio un gruppo di allenatori ha scritto (senza risposta) proprio al capo dell'AIC. Era la stessa casistica di Roberto Mancini, vale a dire il regolamento impedisce di sedere su due diverse panchine italiane nella stessa stagione. Mancini lo fece come vice della Fiorentina e allenatore della Lazio, in quel caso l'AIC protestò e arrivò la deroga di Petrucci e del CONI. Con Ferrara, invece, Ulivieri non ha detto nulla e non risulta Ciro abbia avuto delle deroghe. A fine campionato è anche andato in Sudafrica con Lippi, alla Confederations Cup. Ma Ulivieri, in questo caso, ha soltanto elogiato Ferrara per il brillante esordio sulla panchina bianconera. Guai a chi tocca il Guardiola italiano, no?
Venerdì, 25 Settembre 09, 08:30 M.
Quando parla, tutti - tranne buona parte degli interisti - lo criticano. Quando tace, pure. José Mourinho è destinato ad attirarsi gli strali del
mondo del calcio italiano, che Alberto Di Vita nel "Manuale di Prostituzione Intellectuale" definisce mondo paludato ma che ormai è mediaticamente arrivato a livello di sabbie mobili. Peccato,
perché appena qualcuno è andato oltre le solite banalità che molti addetti ai lavori dicono davanti ai microfoni- spesso perché non hanno altro da dire, e del resto non pensano di essere
obbligati a saper parlare - il circo del calcio è insorto. Mou ha reinventato il ruolo dell'allenatore, ma forse ce ne accorgeremo quando non sarà più in Italia. Purtroppo, con le quintalate di
stronzaggini che gli vengono vomitate addosso quotidianamente per questo suo non fare sconti a nessuno, ma anche per la sua cura maniacale nel preparare conferenze stampa, interviste e
dichiarazioni, gran parte dei tifosi avversi gli danno addosso.
Infatti, dopo la conferenza di Cambiasso, le apparizioni di Branca nei dopo-partita di Cagliari e Inter-Napoli e la conferenza di Lucio di oggi, nell'universo del tifo italiano sono spuntati due partiti: chi è contento che "quello sbruffone" stia zitto e chi pensa, oltre al fatto che Mourinho deve far vincere l'Inter, che questo (parziale, chiaramente) mutismo di José Mourinho sia la rovina dei giornalisti sportivi. Che infatti hanno messo in vista gli articoli che trattano il silenzio stampa del portoghese, pur di parlare di lui.
Chiaramente faccio parte di quelli che pensano che i media, senza lo Special One, dovranno adeguarsi alle frasi fatte degli altri. Anche dei giocatori interisti, che certo non hanno la verve del loro allenatore. Ma un segnale andava dato, specie a chi pensava di essere stato chiaro mentre diceva di non volere più Branca. E adesso viene il bello. Se si presenta ancora il Direttore dell'area tecnica (ma domani ci saranno Bonan, Vialli e Boban, insomma la faccia più presentabile di Sky al contrario di Ciofeca Mauro e può darsi che Mourinho si presenti) sbroccano, anche perché in alternativa hanno:
- Ranieri che si fa le battute e ride da solo (le capisce solo lui) tra lo sconforto di chi lo sta intervistando, di chi è in studio e di chi è a casa;
- il povero Leonardo che dopo avere perso a Udine dice che la manovra della squadra c'è e quando Sconcerti gli fa notare che il Milan non ha mai segnato 3 soli gol nelle prime 5 giornate risponde "Sì, si, certo, l'ho detto, manca il gol" come se stesse parlando di particolari;
- Ciro Danone che in italiano zoppicante cerca di lamentarsi per un gol annullato, ma non ha nemmeno un milionesimo della forza comunicativa di Mourinho, e comunque loro devono dargli ragione, a costo di spostare la linea del fuorigioco;
- il parrucchino di Conte, Delneri per cui ci vorrebbero i sottotitoli, e non vado oltre perché non voglio offendere tutti gli allenatori della Serie A, del resto non è colpa loro se il sistema dei media li/ci ha abituati a una serie di dichiarazioni sconcertanti per quanto sono banali e scontate. Ci sarà da ridere in previsione del dopo Mourinho. Forse, per loro, ci sarà da piangere.
Venerdì, 25 Settembre 09, 12:00 M.
Ok, il mio antijuventinismo mi fa scegliere questo titolo ma "Centravanti Nato", il documentario del 2007 sulle vicende sportive e personali di Carlo Petrini e trasmesso in TV da Current TV (canale 130 pacchetto Sky) non è solo questo. Certo, sentire dalla sua voce e non leggere nei suoi libri della combine organizzata con Bettega in quel Bologna-Juve del 1980 fa un certo effetto. Per non parlare poi della sparizione dall'aula di Massimo Cruciani, il teste chiave, organizzatore del giro di scommesse, a cui la Juve avrebbe dato 70 milioni di lire per non parlare, con lo stesso Petrini a fare da messaggero e intermediario.
La storia di Petrini però comincia dal doping, da siringhe di vetro con aghi che pungevano le chiappe di diversi giocatori senza essere sterilizzati e una bava verde che gli usciva alla fine della partita, tutto questo per correre dall'inizio della partita alla fine... della giornata, fino alle due o alle tre di notte. Si barava con delle provette con dentro la pipì dei compagni non convocati, nascosti in una tasca a doppio fondo degli accappatoi, con medici distratti e compiacenti che non facevano il loro dovere e un'opinione pubblica che non vedeva e non sentiva nulla. Ma ci sono uomini che si sono ammalati e sono morti prima dei 50 anni, con Petrini che a poco più di sessanta è praticamente cieco ed è stato operato di tumore al cervello.
Se la storia del doping è triste, più interessante quella del calcioscommesse del 1980, con Cruciani fruttivendolo conosciuto a Roma che mette in piedi un giro di scommesse miliardario, che paga i giocatori per combinare i risultati. Nel documentario si spiega che tutti gli anni si aggiustavano le partite delle ultime 5-6 giornate, quell'anno invece si tarocca l'intero campionato. Senonché, Cruciani e soprattutto l'altro bookmaker, Alvaro Trinca, fanno saltare tutto: troppo inaffidabili i giocatori, troppe combine saltate, col Bologna di Petrini stesso che vince con l'Avellino dopo aver combinato il pareggio con gli irpini. La Juve si salva, ma ci restano in mezzo Milan e Lazio, poi anche il Bologna con l'Avellino per quella partita non combinata. Il calcio si dimostra marcio, un po' meno l'Italia che lo circonda, un'Italia più ingenua che si indigna perché la Juve la passa liscia e si infuria perché il processo penale non si può fare: c'è un vuoto normativo, il reato di frode sportiva viene introdotto solo dopo lo scandalo del Totonero.
Gli eventi pubblici però si mescolano al Petrini privato, persona che ha vissuto pericolosamente e che spesso ha tenuto comportamenti discutibili, ma non per questo la persona semicieca, con la sigaretta perennemente accesa che racconta oggi, è meno credibile. Certo, si sono usate le sue vicende personali per screditarlo, i suoi libri editi da Kaos sono stati recensiti pochissimo, ma Petrini decide di raccontare tutto per autocatarsi, per credere di essere una persona migliore di quella che, fuori dal calcio per squalifica, diventa usuraio e deve scappare in Francia in un tragico esilio: il terzogenito Diego si ammala di tumore al cervello, chiede pubblicamente di vederlo prima di morire ma Carlo Petrini, centravanti nato, stavolta gioca in difesa e non rientra a casa, per paura dell'arresto. Diego muore senza aver rivisto il padre e Carlo, ormai malato, si ritira dalla madre al suo paese natale, Monticiano (che, ironia della sorte, è anche il paese di Luciano Moggi) per iniziare a raccontare.
Si può dire che tutto è nato dalla vicenda personale, la commozione dell'ex romanista quando parla del figlio è palpabile, specie quando legge con la sua voce cavernosa e inconfondibile una poesia a lui dedicata. Ma non per questo, come abbiamo detto, le cose da lui raccontate non vanno oltre la vicenda personale. Nonostante oggi il paese e il calcio siano peggiorati rispetto ai tempi in cui Petrini giocava, le sue storie hanno ottenuto un notevole successo. O forse proprio per questo, quelle vicende vengono storicizzate e anche per uno juventino (come testimoniano gli attori della piece teatrale tratta dal primo libro di Petrini, "Nel fango del dio pallone") fa meno male sapere che anche nel 1980 la sua squadra avrebbe meritato la retrocessione a tavolino, piuttosto che toccare le ferite ancora aperte di Calciopoli.
Giovedì, 24 Settembre 09, 02:22 M.
Avevamo parlato ieri dei pronostici "wishful" di Massimo Mauro, l'opinionista un tanto al chilo di SKY, che allieta le serate di chi preferisce il calcio parlato a quello giocato. Devo dire che di solito preferisco le partite ai numeri di Sconcerti, ma ieri sera terminate le partite di Serie A e visti i gol, volevo vedere Getafe-Valencia ma non la stavano trasmettendo. Allora ho visto un pezzo di Sky "come si chiama il post-partita" (calcio-show?).
Prima figuraccia. In studio, come sempre, Mauro con Ilaria D'Amico e Sconcertone. C'è Prandelli, che ha vinto contro la capolista Samp 2-0. Interviene Mauro, che per la cronaca aveva pronosticato secca la vittoria dei blucerchiati. "Senta Prandelli, io avevo detto che la Fiorentina era depressa e la Samp galvanizzata e ho detto che forse poteva vincere la Samp". E qui interviene Ilariona, che lo sputtana. "No no, dillo che cosa avevi detto, 2 fisso". Massimino nostro la guarda male e dice "Sì, sì" e poi fa un'insulsa domanda a Prandelli: "Cesare, ho sbagliato pronostico, ma forse tu che sei l'allenatore sei più adatto a fare pronostici di me..." Il povero Prandelli guarda l'intervistatrice e non sa cosa dire...
Rosica con Branca. Dopo una serie di interviste in cui effettivamente il trio in studio cerca di incalzare i "poveri" Leonardo e Donadoni (forti coi deboli e deboli coi forti) e scherza con Ranieri, arriva il momento di San Siro, sponda nerazzurra. E come domenica a Cagliari, ecco che appare Marco Branca. Sconforto e gelo in studio. Mauro sarcastico commenta: "Quelli dell'Inter sono dei burloni" e si lamenta che gli hanno mandato quello che fa mercato ("Vuoi che ti faccia i complimenti per Milito?"), quando Marco Branca è, da organigramma societario, il Direttore dell'area tecnica. Forse lo ha confuso con Oriali...
Mi occupo di calcio, non di tennis. Dopo aver sottolineato in modo livoroso che Baresi motiva meglio la squadra di Mourinho (e Branca sorridente conferma che l'Inter ha due grandi allenatori), il nostro Mauro, in questo supportato dagli altri due, teorizza l'obbligo di presenza di chi ha condotto i 90 minuti in campo. E siccome non possono/vogliono dire che l'obbligo deriva dai soldi che Sky dà all'Inter (ma non è che Sky ci perde), tirano in ballo i tifosi. Che danno un sacco di soldi a Sky, anche 800 e passa euro l'anno. Ecco, credo che i tifosi dell'Inter ieri abbiano apprezzato un Branca che sorridente dice al terzetto che Baresi è già sulla via di casa, e Mourinho pure. È la goccia che fa traboccare il vaso. Mauro sottolinea il gol in fuorigioco di Milito, ma siccome non era facile da vedere non può colpevolizzare più di tanto la terna arbitrale, sposta il tiro sul fatto che dalla panchina del Napoli non ci fossero state scene isteriche (sottintendendo "al contrario di Mourinho a Cagliari"). E quando Branca dice che il fuorigioco era così difficile che nessuno era sicuro ci fosse, giustificando in questo le mancate proteste dei napoletani, Mauro si trasforma in un bambino di terza elementare e dice "Beh, se per te non è evidente il fuorigioco, per me non era evidente il fallo da ammonizione del giocatore del Cagliari". Bambinesco, livoroso, e in mala fede. E gli abbonati Sky, anche quelli interisti, devono pagargli l'ingaggio... Per fortuna, della serata resterà la stilettata di Branca quando, di fronte alle lamentele in studio per la sua presenza, dice: "Se volete farmi domande, non mi occupo di tennis, mi occupo di calcio..."
PS: dopo Branca, è arrivato parrucchino Conte fresco di espulsione a Bergamo, dopo un deludente 0-0 con il Catania, ma nessuno gli ha dato dell'isterico, anzi con lui hanno scherzato...
(nella foto, Marco Branca: ieri sera non era così serio...)
Mercoledì, 23 Settembre 09, 02:27 M.
Non pensate che stia rosicando per i pronostici di Massimo Mauro al Corriere dello Sport: il livoroso ex calciatore ex deputato e ora commentatore calabrese può anche dire che l'Inter è da retrocessione. Invece ha semplicemente detto che l'Inter rischia col Napoli e chissà, magari ci prende, magari no, e ovviamente dei suoi pronostici è quello che ha "guadagnato" il titolo dell'articolo sul sito del quotidiano romano.
Ma tant'è, l'antipatia di Mauro verso l'Inter è sotto gli occhi di tutti, ogni domenica. Buon ultima l'intemerata contro Mourinho per non essersi presentato in sala stampa a Cagliari, cosa che è capitata anche ad altri senza la stessa levata di scudi per lo Special One. Ma anche questo ricade nella normalità. L'Inter, dice Mauro, ha faticato col Barcellona e quindi sta male, il Barcellona che ha fatto 14 gol nelle prime 4 giornate della Liga e a Milano si è fermata sullo 0-0, pur sopravanzando i nerazzurri nel gioco.
Ma qui rientriamo sempre nella discrezionalità di ognuno, e fare pronostici non è facile, in più ci si espone al "pubblico ludibrio" se si toppa. Questo soprattutto se pronostichi per simpatia (Zenga gli sta simpatico? Vittoria al Palermo). Il fatto è che se leggete i commenti del "nostro", sembra che lui ogni domenica si veda tutte le partite. L'Inter l'ho vista male, la Fiorentina pure, la Samp sta facendo grandi cose, eccetera. Ora, delle due l'una: o Massimo Mauro ha 14 occhi e si guarda contemporaneamente 7 partite la domenica pomeriggio, oppure ne vede gli spezzoni e i suoi giudizi ne sono fatalmente condizionati. Oltretutto, guardarsi le partite (anche una sola intera) dallo schermo non dà sempre l'idea del gioco (ne sono testimoni le diatribe tra interisti che erano allo stadio col Barcellona e quelli che l'hanno vista in TV).
Dubitiamo che tra lunedì e ieri Mauro si sia rivisto tutte le partite della domenica alle 15, del resto avrà anche altro da fare nella vita, giocare a golf per esempio come si vede dalla foto del Corsport, o uscire con la bella fidanzata ventiduenne. E si parla di Mauro perché è conosciuto e lavora a Sky, ma le tv locali pullulano di personaggi strani che hanno due monitor davanti ma al novantesimo hanno già tutte le soluzioni ai problemi di chi ha perso, elogi per chi ha vinto, tutti di default hanno critiche per Mourinho e urlano contro chi non la pensa come loro. Signore e signori, mi spiace per voi ma questo è lo stato del calcio in TV... e sui giornali.
Lunedì, 21 Settembre 09, 08:27 M.
Egregi signori,
la presente per comunicarvi che è in corso un aggiornamento del tariffario dell'Ill.mo Giudice Sportivo, in virtù del fatto che noi non ci facciamo condizionare dall'opinione pubblica.
Innanzitutto, dalla prossima gara gli speaker dello stadio nel quale si stanno verificando cori razzisti dovranno aggiungere la parola "forse". Infatti, non è assolutamente detto che il reiterarsi delle ingiurie razziste porti alla sospensione della partita. Questo per chiarezza onde evitare spiacevoli equivoci come quello accaduto allo Stadio Sant'Elia di Cagliari.
A integrazione del tariffario precedentemente in vigore, l'insulto razzista dei tifosi interisti vale sempre EUR 25.000, mentre l'insulto razzista a un giocatore interista passa da EUR 8.000 (2.000 in meno rispetto al valore di un insulto di un affine di secondo grado di un giocatore della Roma, 10.000 euro mentre quello a un familiare di primo grado di giocatore interista è gratuito) a EUR 0, specialmente se i giocatori vittima di insulti sono due, e comunque entrambi brutti e soprattutto scuri di carnagione. Uno poi, di solito "simula, provoca e offende" per cui ci vorrebbe il Daspo, e quando si comporta in modo irreprensibile come ieri si vede chiaramente dalla sua espressione facciale che fa molta fatica a trattenersi. Che dire poi dell'altro, che pare nel passato abbia fatto il gesto della scimmia dopo un gol? Quello reiterato passa dalla squalifica del campo juventino quindi a niente, come mi suggerisce l'amico Antonio... perché la squalifica scatta se gli insulti partono prima della partita, e non dal primo minuto.
A parziale modifica del tariffario, il lancio di 17 bombe carta all'Olimpico costa EUR 15.000 (senza squalifica del campo, che noi giudici viviamo a Roma e teniamo alla carrozzeria delle nostre macchine) mentre a Napoli 7 bombe carta sono costate un turno di squalifica, ma che diamine! Quella era Serie B e poi i napoletani, su, i napoletani...
Alla presente farà seguito modifica della Guida AIA che eliminerà il requisito n. 2 che identifica la chiara occasione da rete, cioè "la probabilità di controllare il pallone: il calciatore deve essere in possesso delpallone o deve poterlo controllare facilmente" affinché i signori Ziliani e Beccantini possano dire a ragione che il signor Maicon andava espulso.
Grazie dell'attenzione, a lunedì prossimo.
Venerdì, 18 Settembre 09, 02:05 P.
La prima giornata delle fasi a gironi di Champions ed Europa League, con le due vittorie, i due pareggi e le tre sconfitte delle italiane, hanno riproposto il problema delle squadre che l'Italia avrà in Champions nei prossimi anni. Molti hanno parlato del pericolo 2011-2012, senza dire però che, senza una forte inversione di tendenza è quasi certo che l'anno dopo, nel 2012-13, perderemo una squadra nella massima competizione, passando da 4 a 3 squadre a favore della Germania. Ma andiamo con ordine.
Senza entrare nei dettagli sul valore assegnato ai singoli risultati, il ranking UEFA per nazioni prende in considerazione i punteggi delle diverse federazioni nelle ultime 5 stagioni utili, punteggi accumulati dalle squadre partecipanti alle coppe. Per essere più chiari, la prossima Champions League (perché è quella che ci sta più a cuore), la 2010-2011, vede il ranking determinato dai punteggi delle stagioni che vanno dalla 2004-2005 alle 2008-2009 appena terminata. L'Italia è al sicuro, terza con 62.910 punti, i tedeschi quarti con 56.695, tutti sanno che la terza posizione è l'ultima disponibile perle 4 squadre in Champions, nella classifica guidata da Inghilterra e Spagna.
Per la stagione 2011-12 la situazione si complica, perché viene a mancare nel computo totale una stagione buona per le italiane, 14.000 punti contro i
10.571 dei tedeschi nel 2004-2005. Considerando i risultati dei primi turni di questa stagione, preliminari compresi, in cui la Germania ha totalizzato 4583 punti contro i 4142 dei nostri, per
ora siamo ancora in vantaggio: 53.052 contro 50.707. La situazione quindi è in forse e molto dipende dall'andamento di questa stagione. Tremila punti non sono di certo un abisso da recuperare,
se consideriamo che nel 2007-2008 i tedeschi ci diedero 3250 punti di distacco.
Ancora più critica la situazione dell'Italia nel parziale ranking 2011, che determina il numero di squadre di ogni nazione per la stagione 2012-13. In quel caso viene meno un'altra stagione fantastica per i nostri colori, 15.537 punti contri i 10.437 tedeschi. Al momento quella classifica manca di quasi due stagioni e per ora la Germania è davanti di poco più di 2500 punti. Abiamo parlato finora di rischi e certezze tenendo come costante il trend negativo per l'Italia, ma è anche possibile che il distacco invece aumenti, tutto sommato dipende dalle nostre squadre. Quello che sfugge a molti è che a determinare la rimonta tedesca sono stati più i risultati della vecchia Coppa UEFA, oggi Europa League, che non quelli di Champions. E l'andamento delle nostre squadre nella seconda competizione continentale, che tra l'altro spesso viene da noi snobbata, è preoccupante.
Staremo a vedere, può succedere di tutto. Davvero di tutto, anche che l'equilibrio regni sovrano e, siccome ogni anno la classifica cambia, potrebbe esserci un continuo sorpasso e controsorpasso tra le due nazioni. Del resto, gli ultimi due anni completati (07-08 e 08-09) sono favorevoli ai tedeschi, che quindi più avanti dovranno rinunciare a più punti di noi quando quelle annate saranno, per così dire, "scadute". Ovvio che avere 4 squadre in Champions un anno, 3 l'anno dopo e magari 4 l'anno dopo ancora, non è il massimo...
Giovedì, 17 Settembre 09, 12:58 P.
Domenica a Siena, durante la partita tra i bianconeri di casa e la Roma, in una situazione già tesa (l'Osservatorio del Viminale voleva lasciare a casa i tifosi della Roma che poi sono partiti con la garanzia del presidente Rosella Sensi) il pubblico di casa ha intonato per diverse volte un coro, che diceva "Come tuo suocero". Altre polemiche sono state innescate da Marco Giampaolo, allenatore del Siena, secondo il quale lo stesso De Rossi e Totti ne avrebbero dette di tutti i colori al malcapitato arbitro.
Tutta la solidarietà a De Rossi, ma alcune precisazioni vanno fatte, sia sull'accaduto in sé, sia sulle dichiarazioni del giocatore nei giorni seguenti, fino a ieri. Sono sempre antipatici i riferimenti alla famiglia nei cori dei tifosi, in questo caso l'ormai ex suocero di De Rossi (il giocatore nel frattempo si è separato dalla moglie), trovato morto nella campagna pontina pare per un regolamento di conti tra rapinatori, nel passato sono stati fatti riferimenti alla madre di Materazzi e anche in quel caso c'è stata un po' di solidarietà, anche se Matrix è un cattivo ragazzo e quindi non è bene solidarizzare troppo con lui. L'Aic si è mossa per Zoro e ora per De Rossi, con un comunicato, non per Materazzi, che forse non ha fatto abbastanza scena coi tifosi avversari.
Infatti, De Rossi a Siena ha reagito male, malissimo, solo i compagni sono riusciti a trattenerlo dal fare una corsa stile Mazzone contro la curva
del Brescia dell'Atalanta. Ma il suocero è più sacro del colore della pelle di Balotelli (altro per il quale l'AIC non ha mosso un dito), che non può diventare paonazzo come il
romanista e s'è limitato a zittire col dito i tifosi romanisti che sei mesi e mezzo fa per tutta la partita gli hanno "dedicato" cori razzisti e qualche bel "figlio di..." E qui viene il bello.
Ai tempi accadde che Mario, nel bel mezzo dei cori, proprio sotto il settore dei romanisti si procurò un rigore non proprio cristallino, tra l'anca di Motta e la gamba proprio di De Rossi. Il
quale protestò molto, anche dopo la partita con dichiarazioni forti sull'arbitraggio. Balotelli fu avvicinato da Panucci che gli disse "tanto lo sbagli", SuperMario segnò e - come detto - zittì
il pubblico romano, provocando la reazione di Panucci che si prese la famosa "linguaccia" di Mario. Tutta la descrizione serve per raffrontare i fatti accaduti questa settimana, Balotelli fu
subissato da una pioggia di critiche, il comportamento della curva della Roma non fu stigmatizzato, fino ad arrivare ai fatti di Torino.
Ma torniamo a Daniele De Rossi, che ieri è tornato sui fatti di domenica con questa dichiarazione: "Ciò che mi dispiace è che i giocatori del Siena sono corsi dall'arbitro chiedendo la mia espulsione, io invece avrei zittito i miei tifosi in una situazione simile." Lui li avrebbe zittiti, dice. Siamo contenti che dopo sei mesi e mezzo De Rossi lo abbia capito, perché quel primo marzo, a San Siro, non lo abbiamo visto cercare di zittire le migliaia di tifosi della curva romanista, anzi ha - come i senesi e come i suoi compagni allora - chiesto sanzioni a Mario. E le simpatie di De Rossi per Forza Nuova, che probabilmente gli fanno preferire la famiglia a un "negro italiano" che come è noto non può esistere, non sono un attenuante...
(PS: già che c'era, la settimana prima la Sud dell'Olimpico intonava "Pessotto buttate de sotto", ma anche in quel caso non l'abbiamo visto cercare di zittire i tifosi. Peccato)
On UNA VOCE NEL DESERTO, FERRAJOLO SU CALCIOPOLI