Venerdì, 07 Settembre 07, 07:13 M.
Vi faccio un
gioco: ammettiamo che mi incontriate da un concessionario d'auto e mi sorprendiate a "tirare sul prezzo" mentre sto acquistando una Seicento usata. Mettiamo che dieci minuti dopo venga da voi e vi
dica che tra qualche mese comprerò una Ferrari nuova di zecca, senza che preveda di vincere 50 milioni di euro al Superenalotto. Mi prendereste per pazzo? Penso di sì.
Appunto, allora spiegatemi per quale strano motivo i lettori di Tuttosport dovrebbero credere che una società che ancora non ha rinnovato il contratto al proprio capitano e bandiera della squadra a 3,5 milioni di euro, e che stava per farsi scappare un bravo giovane che guadagna 900.000 euro all'anno per non dargli un ritocco all'ingaggio, sia poi in grado di prendere in pochi mesi un giocatore che guadagna 8 milioni l'anno e un suo compagno di squadra che sta trattando con la propria società un rinnovo sulla base di 7 milioni. Non dovrebbe crederci nessuno, vero? Eppure, se Padovan pensa di metterlo come titolone in prima è perché pensa che ciò gli faccia vendere più copie, quindi significa che qualcuno ci crede.
Attenzione, questo è solo il caso più eclatante e recente (la pagina di Tuttosport è quella odierna), però non accade solo con Tuttosport e non accade solo con i tifosi juventini. In questo post si spiega in modo esaustivo come il passaggio di Ronaldinho al Milan sia ormai diventata un'allucinazione collettiva, quasi quasi diremmo un rincoglionimento collettivo. Il Milan e i suoi tifosi per ora hanno ripiegato su Pato, promettente -ha compiuto 18 anni qualche giorno fa- attaccante acquistato dall'Internacional Porto Alegre. L'ultima notizia (ma potremmo definirla barzelletta) è che, siccome Dinho ha inserito tra i suoi compagni ideali Kakà, allora vuol dire che verrà al Milan. Questa supera persino la notizia per cui un Ronaldinho comunitario dovesse vestire per forza la maglia rossonera, ma Kakà ha preso il passaporto italiano da poco, allora è segno che andrà al Madrid? Mah...
Andiamo avanti. Vogliamo parlare dell'ormai mitizzato "colpo del centenario" di Moratti? Ci credete che possa arrivare a Messi quando il massimo che si è fatto, oltre a Chivu e Suazo, è il prestito di un giocatore della Ternana? Moratti ogni anno crea il buco e poi lo riempie, e di soldi per il mercato non ce ne mette molti, nemmeno per i cento anni del club. Eppure, a ogni nome altisonante, non è mancato chi ha alzato canti di gioia ai presunti arrivi di Henry, Deco, il bravissimo under 20 Giovani Dos Santos, e c'è chi pensa a uno scambio di lungodegenti tra Adriano e, ancora una volta, Ballack.
La verità è che ormai da 6-7 anni i top player scansano la Serie A, alcuni giocatori come Kakà o Ibrahimovic lo sono diventati da noi, ma dopo Ronaldo, Trezeguet, e pochi altri ormai in Italia possono arrivare giovani promettenti o qualche scarto di Liga: qui un post sugli stranieri arrivati questa estate. Per non parlare degli italiani che vanno all'estero, stigmatizzati da una classe giornalistica che pensa solo a tirare la volata ai propri "amici" dirigenti. Il problema è che non ci sono più i soldi di una volta, i giocatori non arrivano e i possibili acquirenti delle nostre società preferiscono rivolgersi altrove, alla Premier per esempio. Sono ormai lontani i tempi in cui un grande mondiale come Zico firmava per una squadra di medio calibro come l'Udinese...
Mercoledì, 22 Agosto 07, 06:29 M.
Che fine ha fatto Taribo West? Il simpatico e un po' inquietante ex difensore di Inter e Milan era sparito dalla circolazione, tra chi lo dava sulla via del signore e quindi al di fuori del calcio giocato e chi, memore del coro "Taribo mangiali tutti" pensava si fosse dato al cannibalismo. E invece...il buon difensore nigeriano, dopo gli insuccessi in maglia rossonera ha cominciato a girovagare per Inghilterra, Germania, Serbia, Qatar, per tornare infine alla squadra che l'aveva lanciato, il Julius Berger di Lagos.
Invece, è notizia di qualche giorno fa, il simpatico Taribo dopo avere abbandonato le treccine e il suo strambo look per capelli cortissimi che non nascondono una certa stempiatura, ha lasciato di nuovo la città e la squadra che lo hanno lanciato. Ovviamente, da un personaggio strano come il 33enne difensore non ci si poteva aspettare una destinazione classica, e così West ha firmato per la squadra iraniana del Paykan di Teheran. Lì Taribo (il suo nome in persiano si scrive تاریبو وس) sarà l'unico straniero in mezzo a una rosa di soli iraniani, nonostante la squadra abbia un manager armeno. Si tratta dell'ennesima avventura di West, che probabilmente dovrà smettere di fare il predicatore Bibbia in mano, visto che giocherà in uno stato teocratico di stretta osservanza musulmana sciita.
Cambiamo un attimo argomento per raccontarvi quanto visto ieri sera a Speciale Calciomercato di Sky, condotto da Alessandro Bonan. Erano ospiti Pierpaolo Marino e Lamberto Sposini, e si è parlato di un possibile interessamento di Flavio Briatore (noto antipatizzante dil calcio) per il Queen's Park Rangers, squadra londinese gloriosa ma caduta in disgrazia. Insomma, tra difese d'ufficio di Sposini e Marino per il discusso imprenditore cuneese, alla fine si è arrivati ad elogiare il fatto che Briatore entrasse nel calcio inglese anziché in quello italiano, visto che in Inghilterra si pagano meno tasse e le società non sono quasi mai in perdita, non come quelle italiane.
Ora, si può essere d'accordo o meno con le opinioni degli ospiti, se non fosse che proprio in quella trasmissione, nel discutere di calciomercato, si sono più volte criticati i giocatori italiani per il semplice fatto di essere emigrati all'estero, con l'accusa di essere dei mercenari. Due pesi e due misure, quindi: infatti, dieci minuti prima lo stesso Marino aveva parlato di un'offerta del Napoli al Man U di 10 milioni per Giuseppe Rossi ma che il giocatore, d'accordo col padre, aveva risposto di preferire l'estero. Il tutto raccontato con una vena critica verso il giocatore e il suo entourage: Briatore può, e Giuseppe Rossi no?
Mercoledì, 08 Agosto 07, 03:48 M.
Arrivato il grande giorno della sfida tra Inter e Juve, 45 minuti interessanti ma pur sempre un'amichevole, e incassato il giudizio di Luciano Moggi (l'Inter è la squadra più forte d'Europa), resta da capire l'evoluzione del mercato interista.
Arriva Emerson? Le continue assenze di Patrick Vieira fanno pensare che l'Inter nel mezzo abbia bisogno, ma oggi si parla del brasiliano al Milan. L'ennesima guerra di mercato (anche se per l'organo ufficiale TgCom il Milan pensa ancora a Ronaldinho) o una bufala come tante?
Intanto, l'Inter pensa al mercato in uscita. Alla vecchia suggestione di Recoba che va a raggiungere il suo mentore Novellino (quindi al Torino) e Coco che non andrà più in Francia e quindi forse farà l'americano. Cesar che andrà via quasi sicuramente, ed ecco che uno dei miti che ormai da anni si sono ripetuti in stile goebbelsiano (il fatto che l'Inter ha la rosa troppo ampia è sfatato, come scrivono loro ).
Nel frattempo, le solite polemiche Juve-Inter alimentate da Tuttosport, di cui daremo conto nel pomeriggio...
Mercoledì, 11 Luglio 07, 08:07 M.
Ogni anno, durante il
calciomercato, al sentire le cifre che le società pagano per i cartellini e gli ingaggi dei calciatori, giornalisti e gente comune fanno a gara per chi è più demagogico. Un tipico esempio di ciò a
cui mi riferisco è accaduto ieri in tarda serata, su SKY Sport 1, nel programma "Calciomercato".
Si parlava di Rolando Bianchi, e del fatto che sia in procinto di passare al Manchester City. E Ordine, ospite della trasmissione, è sbottato: "Bianchi fa male -ha detto il giornalista del "Giornale"- e dovrebbe rimanere nel campionato italiano, ho parlato con Corradi che s'è trovato male. Insomma -ha detto ordine con faccia indignata- è chiaro che va là per i soldi."
L'attaccante della Reggina ha così chiamato in diretta, dicendo che non pensa solo ai soldi, e che comunque anche Foti vuole capitalizzare, per cui lui non avrebbe rifiutato il Napoli ma se il City offre il doppio alla Reggina, alla fine probabilmente andrà lì. Non è tanto questo il punto, la risposta di Bianchi e il siparietto che ne è seguito (Grazie Rolando -gli ha detto il conduttore- che stavi guardando la nostra trasmissione, e lui: No, me l'hanno detto) non interessano ai fini di questo discorso.
Avrei preferito centomila volte che Bianchi non si fosse difeso con quegli argomenti, ma che avesse semplicemente risposto "E voi tre che siete in studio, andate sempre a lavorare per chi vi paga di meno?". Proprio Ordine, dieci giorni fa, ha cambiato casacca come opinionista ospite in studio da Telenova a Telelombardia, ci staremo tutti chiedendo se sia andato in una nuova emittente perché lo pagavano di meno. Lo stesso per quanto detto da Ordine su Nedved, criticato per avere chiesto un aumento solo perché l'avevano avuto Trezeguet e Buffon: immagino che nel suo passaggio a TL, il simpatico giornalista foggiano abbia saputo quanto prendono gli altri opinionisti e chiesto qualche centinaio di euro in meno a puntata, così, lui è un signore.
Per non parlare delle critiche a Chivu, "reo" di voler andare a giocare per chi lo paga di più: non penso che la Curva Sud sia composta da cretini che, nella scelta di un posto di lavoro, non tengano in considerazione lo stipendio. So benissimo che i calciatori guadagnano cifre immensamente superiori, ma credere ancora alle "scelte di vita" in un settore, solo per giustificare gli importi degli ingaggio, quando al di fuori del calcio quasi tutti scelgono di guadagnare di più, mi sembra un discorso ipocrita e che non porta da nessuna parte. Si facciano proposte globali, sensate, non demagogiche.
Martedì, 10 Luglio 07, 01:46 P.
C'era una volta il calciomercato entusiasmante, quando i Ronaldo, i Trezeguet, gli Shevchenko venivano in Italia. Ma quante sono le differenze tra ieri e oggi nel nostro torneo.
Non era mai successo che una società annunciasse l'acquisto ufficiale di un giocatore che non ne sapeva nulla, e che infatti è finito altrove.
C'era una volta un mercato in cui una squadra comprava giocatori senza l'assenso delle società, quei giocatori finivano fuori rosa o addirittura causavano il blocco del mercato, ora questa società denuncia gli altri per indebite intromissioni.
Non era mai successo che un giocatore rifiutasse il Milan e un altro il Real per andare all'Inter (sicuramente nel primo caso, forse nel secondo).
C'era una volta un mercato in cui un'organizzazione (oggi sono tutti indagati per associazione a delinquere) usava la minaccia per costringere i giocatori ad andare e le società a vendere a chi dicevano loro. Cfr. Taddei non DEVE andare all'Inter.
Non era mai successo che così tanti giocatori italiani andassero all'estero, non era mai successo che un italiano facesse valere l'articolo 17.
Non era mai successo che una squadra di vertice restasse al palo, con la stampa della medesima proprietà che le affibia un giocatore nuovo ogni giorno.
Speriamo che presto arrivi di nuovo un grande campione nel nostro campionato!
Venerdì, 06 Luglio 07, 02:49 M.
Continua ovviamente la telenovela
Chivu, e sinceramente ogni giorno che passa si allontana sempre più dal Real. Non sto dicendo che non ci sono più possibilità di vederlo con le Merengues, però certo il Real è la tipica squadra
alla quale si dice di sì subti, non dopo avere tentennato a lungo, e l'Inter ha ottimi argomenti (leggi ingaggio più alto) per portarselo a casa.
Detto questo, e registrato che a Pradé non funziona il fax oppure che all'Inter fanno comunicati stampa pieni di bugie, la situazione è oramai sempre più definita. Con il Barca defilato, ma non del tutto ritirato, Calderòn che parla di un'importante differenza tra offerta del Real al giocatore e richieste dello stesso, nonostante il ritiro ufficiale dalla trattativa l'Inter vede aumentare le possibilità di ingaggiare il rumeno.
Facciamo però un passo indietro: fino alla cessione definitiva di Pizarro alla Roma, l'Inter era l'unica squadra interessata a Chivu. Tant'è che Moratti prese accordi verbali con Rosella Sensi per il giocatore, senza preoccuparsi di un'eventuale concorrenza. Che poi c'è stata, guarda caso dalla Spagna, e a quanto sembra non molto convinta, quasi di disturbo. Guarda caso c'è sempre di mezzo Ernesto Bronzetti (per gli spagnoli Roberto) che, probabilmente in accordo con Daniele Pradè, ha messo in mezzo prima il Barça poi il Real. Con la stampa che, nel frattempo, intervistava l'agente FIFA umbro (quello che ha riportato Ronaldo al Milan, per dire) come "esperto di mercato". E lui, impassibile, a giorni alterni a dire che Chivu era vicino al Barcellona, no al Real, ma chi se ne frega! Lui la mediazione la prende in entrambi i casi, del resto se vuoi vendere in Spagna (o comprare) da lui devi passare. Anzi, secondo qualcuno agisce pro domo sua, con un occhio di rigurardo -secondo alcuni- verso una concorrente nazionale che non vedrebbe di buon occhio Chivu all'Inter.
Vedremo quel che succederà nella prossima settimana, certo se Chivu dovesse andare all'Inter ci troveremmo di fronte a un altro caso Suazo, stavolta ancora peggio dato che il rifiuto sarebbe fatto al Real. Ora, possiamo dire di tutto, anche che l'Inter si sia comportata male, anche se c'è chi asserisce che l'Inter abbia chiesto (e ottenuto via fax) l'assenso dalla Roma a trattare con Chivu. E però allora andiamo a vedere il comportamento degli altri attori della vicenda. Scopriremmo che tutti hanno tentato di fare il proprio interesse, nessuno escluso. E siamo sicuri che alla fine della telenovela, vivranno tutti felici e contenti.
Martedì, 03 Luglio 07, 07:15 M.
Come già scritto,
i media esagereranno, ma comunque vada la Roma ha già vinto. Scatenare un'asta su di un giocatore in scadenza di contratto, molto bravo ma che nei quattro anni giallorossi ha giocato poco più di 21
partite di media a stagione, è davvero un'operazione condotta alla perfezione. Se le cifre sono vere, se siamo arrivati a 18-20 milioni di Euro, allora la dirigenza giallorossa ha fatto un
autentico capolavoro.
Oggi era il turno del Real, con Mijatovic (sempre sia lodato per il gol in finale di Champions) che ha lasciato l'appuntamento dicendo che Inter e Barça sono ancora in corsa. I blaugrana però sembrano un po' defilati, in questi giorni. Moratti invece, uscito dagli uffici di via Durini col solito codazzo di giornalisti in attesa dell'osso come cagnolini, ha deto scocciato che non partecipa a nessuna asta. 14 milioni è l'offerta interista, stop, fin troppo per Moratti. E Pradè, fregandosi le mani, ha ben donde a dichiarare "Il Real offre 18 milioni di euro a noi e 5 milioni all'anno per cinque stagioni al giocatore. Se questa offerta venisse formalizzata ufficialmente, noi saremmo contenti di cedere Chivu al Real Madrid". L'unico problema è che il Real non l'ha ancora formalizzata.
Tutto il can can giornaliero su Chivu ha risvegliato, sopito ma mai del tutto svanito, il "pessimismo cosmico" degli interisti. Dimenticando di avere appena vinto il campionato con 97 punti, una buona parte della tifoseria rimpiange gli anni in cui l'Inter era l'indiscussa regina del mercato senza poi vincere nulla (campioni a luglio, mai a maggio). Ecco, oggi in giro per la rete si legge di tutto: chi vorrebbe che Moratti licenziasse Branca per aver lasciato andare Pizarro senza avere in cambio Chivu, come se il presidente non avesse dato il suo ok, che il cileno sia stato addirittura regalato alla Roma (6 milioni per la metà sono mica bruscolini, ok lo sconto e ok il pagamento in tre anni, ma il prezzo è giusto), che bisognava in pratica tirare il collo ai romanisti a cui il Pek serviva più che a noi.
Beh, mai che a questi pessimisti venga il dubbio che il valore di Pizarro, inserito nella trattativa Chivu, sarebbe stato inferiore. O che la scelta di separare le due trattative sia, appunto, una scelta consapevole dei dirigenti dell'Inter e non l'ingenuità colossale che ci vogliono far credere. O anche una scelta della Roma, e a quel punto sarebbe davvero servito fare i duri sul centrocampista cileno? E poi, se gli interisti si lamentano, che cosa dovrebbero dire i milanisti della loro squadra ancora al palo? Della vicenda Kakà che tarda a scemare, coi giornalisti di regime che mettono le mani avanti cercando di dare la colpa al giocatore, con un pezzo (poi modificato) del TGCom a firma di Alberto Catalano che stamattina si chiudeva con la frase "un mondiale per club varrà più dei soldi di Calderon?". Ecco, vediamo di non lamentarci, non avere troppe pretese e fidarci della società.
Lunedì, 02 Luglio 07, 03:11 M.
"L' AC Milan comunica che da oggi in poi non replicherà più alle bugie pubblicate dal quotidiano spagnolo "As" riguardo il fantomatico trasferimento di
Kakà al Real Madrid." Ci mancava solo che aggiungessero "gnè gnè, specchio riflesso, adesso tocca a te", ed eravamo a posto. Per fortuna, anche se con questi metodi infantili e sbrigativi,
anche al Milan hanno capito che non si risponde ai giornali. No, dico, immaginate che ogni squadra della quale si scrivono gossip e notizie di mercato si mettesse a replicare a ogni notizia di
mercato data dalla stampa. Le redazioni sarebbero intasate di comunicati, e gli uffici stampa delle società al lavoro estenuante non per annunciare acquisti e cessioni, ma a rincorrere le notizie
(al 90% false, benché verosimili) di mercato.
Del resto, Kakà è un giocatore del Milan, è sotto contratto, è contento di stare in rossonero. La società dovrebbe farsi entrare da un orecchio e uscire dall'altro tutte queste illazioni: è semplice, basta dire di no ad un'eventuale richiesta del brasiliano da parte delle Merengues. Così invece si complicano solo la vita e fanno della storia una telenovela. Guardate l'Inter: benché come società sia molto meno brava del Milan in fatto di comunicazione, nella vicenda Ibra (ricordate, l'intervista a casa con Moggi?) ha tenuto un profilo basso che dopo alcuni giorni ha fatto finire il "caso" nel dimenticatoio. Caso montato ad arte, visto che Moggi ha ancora dietro di sé un codazzo di giornalisti che manco Paris Hilton dopo una notte brava. E anche qui erano complici i media, quelli di casa Berlusconi -TGCom e Studio Sport- per primi.
Non dimentichiamo poi che nel caso Kakà c'è di mezzo un giornale che, nonostante sia sempre vicino al Real, non è il Real. Mentre in alcuni casi, al Milan, sono i protagonisti a parlare. Vi ricordate il faccione sornione di Ancelotti quando parlava dell'insospettabile che si era offerto al Milan, e i giornali della casa col carico da dodici a dire che era Ibra, no forse Adriano, di certo Materazzi. E solo qualche giorno fa Berlusconi interpellato su Adriano, ha risposto "Magari! Adriano mi è sempre piaciuto tantissimo e penso che al Milan in mezzo a tanti brasiliani si troverebbe a suo agio, perché il Milan è una grande famiglia e gli darebbe la possibilità di esprimersi al meglio, come è già capitato a Ronaldo."
E vogliamo ricordare tutte le volte che si è fatto il nome di Ronaldinho? Ed Eto'o? Mi sembra più che normale, ma non si è mai vista una reazione simile a quella del Milan di questi giorni. La risposta da dare (una volta sola, ovviamente) è una sola: Kakà non è in vendita. Credo che i tifosi milanisti meritino dalla propria dirigenza meno parole, e più fatti.
Domenica, 01 Luglio 07, 02:36 M.
La Gazzetta lo scrive oggi, ma da tempo si sapeva: sono anni che un campione affermato non arriva in Italia. Certo, abbiamo Kakà, ma si è affermato in Italia. Da Trezeguet, giunto da noi da campione del mondo, più nulla. Non so se vale la pena attaccarsi, come fa la rosea, alla violenza (non c'è solo in Italia), al regime fiscale (mai nessuno che dica quanto nero gira nel calcio) o di Calciopoli. Voglio dire: se a Pinco Pallo dai 15 milioni di euro l'anno e paghi quanto richiesto dalla società di provenienza, Pinco Pallo viene di corsa, mica rimane dov'è perché qui c'è stata Calciopoli. Al limite, viene da dire che, mentre i top team inglesi sono tutti in mano a proprietari stranieri, a un americano, un russo e persino un thailandese non verrebbe mai in mente di comprare una squadra di calcio italiana. E, a dire il vero, nemmeno i nostri dirigenti li vorrebbero: non sia mai che chiedano un sistema di regole in questo Far West.
Insomma, soldi pochi (Juve a parte, si è investito poco) e idee anche. Niente marketing, zero merchandising e valorizzazione del prodotto, comando in mano a manager già in auge trenta anni fa. E i trasferimenti principali, qui ha ragione la Gazzetta, tutti interni al nostro campionato. E poi, qualche novità, come lo Stoccarda che denuncia la Juve per aver contattato due suoi giocatori senza il consenso della società (cosa che qui da noi fanno tutti, ma guai farla con gli stranieri, ricordate il caso Mexes?), Recoba che forse va in Qatar a svernare per 5 milioni l'anno, e il fatto che se AS parla di Kakà che vuole andare al Real sono molestie, mentre se Ronaldinho viene a Milano è tutto a posto. E le infinite telenovelas per attaccanti buoni ma non campioni, e difensori forti che sembra scatenino aste manco fossero Messi, ma che probabilmente serviranno ai Campioni d'Italia per avere una rosa più competitiva, per rinforzarsi, non per fare il salto di qualità.
Al di là di tutto, una cosa è certa, il campionato italiano non è il più spettacolare, e comunque non sa vendersi: il tempo dei sogni sembra finito.
Venerdì, 29 Giugno 07, 02:29 M.
I media romani ogni giorno rilanciano sull'asta che si sarebbe scatenata su Chivu tra Inter e Barcellona. E così, tornato Pradé dalla Catalogna senza certezze nonostante l'ottimismo se non con quella di un sorpasso blaugrana sull'Inter, oggi di nuovo un ribaltone. Insomma, i giorni pari sono del Barca, quelli dispari dei milanesi e intanto, sempre secondo i media romani, il prezzo sale. E così, mentre il TG com parla di un'offerta di 8 milioni più Obinna, ecco la prima del Corriere dello Sport:
Insomma, avanti di questo passo, a metà luglio leggeremo la seguente notizia:
Ennesimo rilancio in quella che è diventata l'asta del secolo. Il Barca offre 85 milioni in contanti dopo l'offerta interista di ieri di 50 milioni più Grosso, Piccolo (prelevato dalla Juve), il condottiero Julio Cesar, gli imperatori Adriano, Juan Sebastian Neròn e Ricardo Izecson Karakalla, Hernan Crespo, Elvis Crespo, Cambiasso, Burdisso e Unofisso (quest'ultimo per le gare casalinghe). Perplesso Pradé. Intanto, prosegue l'asta per la fornitura tecnica tra Kappa e Legea.
Nel frattempo, ci giunge voce che il difensore rumeno, stanco della lunga trattativa (non è andato in vacanza in attesa di dover mettere la firma sul contratto) non vuole più vedere nessuno, tanto che gli amici lo hanno soprannominato Cristian Schivu, e sta meditando il ritiro dal calcio giocato.
On Doping Juve: un po' di chiarezza per i disinformati