Sabato, 01 Gennaio 11, 01:08 M.
Oltre 100 persone hanno ricevuto cosi i miei auguri, alcune di loro erano davvero speciali per me e sono certo lo resteranno anche in questo 2011 appena iniziato. I miei auguri ovviamente si estendono a tutti coloro che in qualche modo saranno in grado di intercettarli e gli apprezzeranno. I miei auguri vanno a chi non solo desidera un mondo migliore, ma nel suo piccolo prova a realizzarlo. I miei auguri vanno a chi proverà non solo a lamentarsi giustamente di ciò che non va, ma a provare a porre in atto dei rimedi.
I miei auguri vanno a chi comprende di essere fortunato, seppure nelle difficoltà che noi tutti incontriamo, perciò prova a spendere la cosa più preziosa che ha: il proprio tempo ed il proprio amore per chi è meno fortunato. Voglio iniziare quest'anno dicendo grazie a persone speciali e cercando di dire che noi persone normali possiamo essere speciali a nostra volta, basta volerlo, basta anche solo provarci e questo ci renderà migliori.
Buone feste Roberto.
Alcune persone speciali:
"Non importa quanto si dà, ma quanto amore si mette nel dare"
"Non si è mai soli davanti al mistero della sofferenza: si è col Cristo che dà senso a tutta la vita. Con Lui tutto ha un senso, compresi il dolore e la morte."
"Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere"
Ed ecco tanti, tantissimi "normali-speciali" a cui va il mio grazie:
Mercoledì, 22 Dicembre 10, 01:25 P.
Per le ragazze marchigiane è la quarta vittoria nelle ultime 5 edizioni.
A Pavia, città che come tutta la Lombardia ama la pallavolo ed in particolare la pallavolo femminile, ospita la finale di Supercoppa Italiana, tra le vincitrici del Titolo di Campione d'Italia: le marchigiane della Scavolini Pesaro e le vincitrici della Coppa Italia: le lombarde della MC Carnaghi Villa Cortese.
Pavia risponde presente a questo grande appuntamento, anche perchè con la stagione attuale della squadra pavese, ultima a zero punti, non può farsi sfuggire questa occasione di assistere a pallavolo di primo livello.
La sfida è anche la ripetizione di quella che era stata la finale scudetto, l'esito purtroppo per le lombarde è stato il medesimo. Vince la Scavolini Pesaro quest'anno allenata da Paolo Tofoli in tre set con il punteggio di 25-20;25-20 e 25-19.
Per la squadra tri-campione d'Italia, capitanata da Martina Guiggi, è il quarto successo nelle ultime cinque edizioni della competizione.
Domenica, 05 Dicembre 10, 09:17 M.
Giornata in cui il tempo atmosferico ci regala una giornata non idilliaca, ma il pubblico calorosissimo della Futura Volley, assetato di volley, dopo la lunga pausa risponde presente
all'appuntamento con l'esordio casalingo in campionato.
Questi i sestetti iniziali che scendono sul tarflex di Busto Arsizio:
Scavolini Pesaro: 1 Usic 8 Saccomani - 9 Manzano - 10 Ferretti - 12 Flier Manon -14 Martina Guiggi (7 De Gennaro Monica LIBERO)
2 Havlikova Aneta - 7 Marcon - 9 Meijners Floortje - 10 Campanari - 13 Serena Valentina - 14 Crisanti (1 Luna Veronica Carocci LIBERO)
Parte al servizio Busto Arsizio con Valentina Serena, le farfalle hanno l'occasione di un contrattacco, ma il muro di Pesaro è implacabile.
Le campionesse d'Italia si ripetono conquistando anche il secondo e lunghissimo punto 2-0. Immediamente la Yamamay reagisce e riprende le ragazze di Tofoli sul 2-2.
Altro strappo grazie al servizio della nr. 12 che porta il risultato sul 4-2. Il servizio al salto di Pesaro è un'arma efficace ed anche con la nr. 14 arriva un ace. Il primo tempo
tecnico di sospensione dice Pesaro 8 Busto Arsizio 5, due ace e due errori diretti al servizio per le campionesse d'Italia.
Sul 13-9 Parisi cerca di invertire la tendenza chiamando le sue ragazze vicino a se, per un colloquio chiarificatore.

Il 16-11 sul quale si arriva al secondo tempo tecnico di sospensione, ha il sapore dell'ipoteca sulla prima frazione in favore delle ospiti.
Muro e servizio sono certamente le due armi in più di Pesaro per il primo set, conquistato dalle marchigiane con un netto 25-20, mitigato nel finale di frazione dalle varesine, tanto da
costringere Tofoli a chiamar un time-out sul 23-19 in proprio favore.
L'inizio della seconda frazione vede la Yamamay partire a razzo continuando a dimostrare di volersi giocare la partita, palla dopo palla ed con una potente schiacciata della nr. 2 Aneta Havlickova trova il 4-1 in proprio favore.
Pesaro punto su punto rientra sul 6-6 aiutata anche dall'errore, sul dodicesimo punto della seconda frazione, al servizio di Campanari. Pesaro non esprime però lo stesso gioco della prima frazione ed ogni tanto mostra qualche pausa mentale, di cui la Yamamay è prontissima ad approfittare ed un errore al palleggio delle marchigiane significa 11-7 per le padrone di casa.
Sul 14-12 in favore di Busto Arsizio entra in campo Federica Valeriano, spesso donna del destino nella storia della Futura Volley, il suo primo intervento è una ricezione non tenuta su una palla chiamata out da una compagna. Nonostante questo errore arriva un applauso intensissimo da parte del palazzetto a dimostrazione di quanto questa ragazza sia amata e di quanto a sua volta Lei ami visceralmente la gente di Busto Arsizio. Il secondo tempo tecnico di sospensione vede condurre le padrone di casa, ma con una sola lunghezza di vantaggio 16-15.
Un altro errore in ricezione di Busto Arsizio, questa volta ad opera della numero 7 Francesca Marcon concede l'attacco di prima intenzione a Pesaro ed il conseguente aggancio sul 18-18.
Quando le marchigiane effettuano il sorpasso sul 20-19, Parisi chiama a raccolta le sue ragazze, sui consigli tecnici prevalgono il supporto morale. Le ragazze di Pesaro hanno però oramai gli occhi della tigre ed allungano inesorabilmente sul 22-19, ancora Parisi ad interrompere il gioco. Dopo la carota, ci chiediamo se il tecnico lombardo sia ricorso al bastone. Sul 23-19 per Pesaro fa il suo ingresso sul tarflex Mina Kim al posto di Valentina Serena. Il servizio entra come marchio di fabbrica pesarese anche nel secondo set chiuso con un ace sul 25-21.
I tremiladuecentosettantatre del PalaYamamay ci credono ancora anche se una vittoria è oramai ottenibile solo dopo una maratona di cinque set. Partono bene le farfalle con lo speaker che urla "MURONE" a sottolineare l'1-0 per le padrone di casa nella terza frazione. Anche il 3-2 sempre in favore della Yamamay arriva su azione di muro, e Senna Usic e Martina Guiggi fanno sentire la loro personalità richiamando ed incitando in simultanea le compagne.
E' proprio la Usic a sbagliare il jump flot ed a consegnare il vantaggio per 5-4 alle padrone di casa.
Nella seconda parte del terzo set cala la ricezione della Carocci, per due set e mezzo una degli elementi più positivi di coach Parisi. La chiusura di partita sul 25-19 ,lascia certo l'amaro in bocca, ma le avversarie non si chiameranno sempre Scavolini Pesaro e la Yamamay Busto Arsizio è un progetto in itinere che però già promette spettacolo e soddisfazioni ai propri tifosi.
Roberto Bojeri
Sabato, 27 Novembre 10, 07:53 M.
Una Modena piena di sole, ma gelida, accoglie allo stadio Braglia Italia e Isole Fiji nell'ultimo test match del 2010, il pubblico è quello delle grandi occasioni, anche se manca il tutto esaurito, è grande il calore e l'entusiasmo.
Dopo due sconfitte sconcertanti ed incoraggianti al tempo stesso, con Argentina ed Australia, oggi conta solo la vittoria contro un avversario che ci precede nel ranking mondiale, ma con cui abbiamo un consuntivo globale di 3 vittorie e 4 sconfitte.
L'inizio è di quelli da far tremare i polsi, la marea dei bianchi, galvanizzati dalla loro iniziale danza di guerra, non trova una diga abile a contenerla, i figiano giocano solo e sempre alla mano, i placcaggi azzurri non sono decisi e cattivi e i melanesiani vincono tutte le collisioni ed escono sempre ovale in mano dai punti di impatto dando libero sfogo al loro gioco multifase, inevitabile arriva la meta del tallonatore Taupati all'8°, trasformata da Baqi che lancia gli ospiti sul 7-0.
Gli azzurri si affidano ai propri punti di forza, mischia ordinata e touche, in cui mettono in serie difficoltà gli avversari che con il passare del tempo perdono baldanza ed efficacia nelle controgiocate, del resto se non si usa mai il piede è duro avanzare sempre ovale in mano lungo il campo.
I falli si susseguono nel gioco a terra e nelle mischie da una parte e dall'altra, se ne giovano i calciatori, prima Bergamasco che piazza all'11° e al 19° regalando il 6-7, poi è però il turno di Bai che centra i pali al 24° e al 27° riportando avanti i suoi 13-6.
Nel finale è ancora Bergamasco ad avvicinare gli avversari al 35°, ma ancora Bai al 39° piazza in mezzo ai pali per il 16-9 con cui si va negli spogliatoi, con l'aggravante, per gli azzurri, dell'espulsione temporanea di Castrogiovanni che lascia i suoi in 14 per i primi 10 minuti della ripresa.
I figiani tirano il fiato, lavorati ai fianchi dagli azzurri che evitano di lasciarsi andare a voli pindarici e si accontentano di giocare facile sui punti di forza, dopo un errore dalla piazzola di Bai, grazie infatti alla rimessa laterale e alla mischia guadagnamo altre due punizioni che un preciso Bergamasco piazza in mezzo ai pali riportandoci sotto di un punto sul 15-16, grazie a due calci al 47° ed al 53°.
E' questo il miglior momento degli azzurri che continuano a spingere, finalmente attenti, determinati e disciplinati contro un avversario che gradualmente, ma inesorabilmente si scioglie come neve al sole.
Sull'ennesima buona giocata di Gori arriva al 60° l'occasione per il sorpasso che Bergamasco non si lascia sfuggire centrando l'acca e portando avanti gli azzurri poer la rima volta 18-16.
Gli azzurri liberati dal pensiero del risultato danno fondo a tutte le energie e per 5 minuti attaccano con infinite azioni multifase, sfiorando ripetutamente di varcare la linea fatale, ma i Figiani, trovano, non si sa dove, le energie per difendere bene e con disciplina evitando l'irreparabile, anzi, ottengono una punizione da oltre 40 metri che però Bai fallisce.
Il finale vede i velleitari assalti figiani contrati con energia dai nostri che appoggiandosi ancora a touche e mischia ottengono un'altra punizione, al 75°, che Bergamasco realizza da 40 metri portando il risultato, che sarà poi quello finale, sul 24-16 e chiudendo la sua prestazione 'monstre' con 8/8, statistica degla di sua Maestà Wilkinson.
Dunque dopo 6 sconfitte arriva una vittoria azzurra, la quinta appena dell'era Mallet, che però non aggiunge, nè toglie alle considerazioni sul valore degli azzurri.
Si è vinto in primis contro un avversario che non gioca mai al piede e che fatalmente, alungo andare, favorisce i difendenti, ma, in secundis, ha vinto puntando sui propri, acclarati punti di forza, touche ( sette rubate e sette punizioni conquistate) e mischia ordinata (4 falli conquistati nel primo tempo e quasi altrettanti nella ripresa), ma palesando i soliti limiti nella gestione dell'ovale al largo e sui punti di impatto.
Oggi con le Fiji è bastato, ma come abbiamo visto, con gli altri purtroppo non è sufficiente, comunque per ora teniamoci ben stretta questa meritata vittoria, che fà morale e risolleva l'animo dell'ambiente e della tifoseria.
Così Mallet a fine partita, quasi in lacrime, ai microfoni delle tv: "Sono sempre molto emozionato dopo la partita. Un risultato che non è importante per l'allenatore ma per i giocatori. E' stata una partita cominciata con tanta difficoltà contro i figiani che sono fortissimi con la palla in mano, ma la nostra difesa è stata brava e poi non abbiamo sbagliato nulla nelle punizioni" dice Mallett parlando dell'8/8 ai calci di Mirco Bergamasco.
MIRCO, MVP DA 8/8 oggi contento ai microfoni: "E' un risultato bellissimo, Frutto dello sforzo, di un lavoro enorme che è stato concretizzato" Sono davvero molto contento per la forza dimostrata. Forse non avremo espresso il miglior ma abbiamo concretizzato, lottato fino alla fine. Questo è un punto di partenza per la Coppa del Mondo. Un risultato che fa bene. I miei calci sono solo la fine del lavoro svolto da una grande mischia che ha saputo conquistarsi i calci di punizione, che ha messo in difficoltà una squadra che è la decima nel mondo. Ora con serenità, ma con consapevolezza dobbiamo continuare a lavorare con l'obiettivo del 6 Nazioni, per fare bene, per arrivare fiduciosi a settembre alla Coppa del Mondo".
Martedì, 23 Novembre 10, 01:30 M.
I 32.000 spettatori che affollano l'Artemio Franchi di Firenze regalano una bella cornice di pubblico, calda e colorata, ma non il tutto esaurito dei tempi belli (le curve sono desolatamente semivuote), al secondo Cariparma - test match di novembre degli azzurri, nonostante l'avversario siano i due volte campioni del mondo dell'Australia, numero 3 del ranking mondiale, qualcosa vorrà pur dire.....
Ennesima novità in mediana dove ritorna Orquera ed esordisce Gori, anche la prima linea è rivoluzionata con il 'barone' Lo Cicero ed Ongaro dal primo minuto.
A differenza che con l'Argentina il primo quarto d'ora è di quelli terribili, c'è una sola squadra in campo, i 'wallabies', che disegnano gioco di alto livello, sempre alla mano da ogni zona del campo, la nostra difesa decide di aspettare e rinculare facilitando così l'avanzamento territoriale degli australiani.
Due minuti e siamo già sotto con un piazzato di Barnes, l'Italia soffre, incapace di costruire alcunchè in avanti e, quel che è peggio, disarmata di fronte alle ondate dei gialli, che all'8° vanno in meta con Mitchell al termine di una irresistibile azione multifase, Barnes trasforma agevolmente e siamo già sotto 10-0 dopo dieci minuti.
Finalmente riusciamo a mettere il naso nella metacampo avversaria e conquistiamo una punizione che Bergamasco riesce a trasformare per il 10-3.
Passano pochi istanti e l'ennesimo fallo azzurro regala una nuova punizione agli australiani che Barnes trasforma senza problemi riportando i suoi avanti di dieci punti sul 13-3.
Ma qualcosa cambia nell'atteggiamento in campo degli azzurri che ora difendono meglio, duri e compatti, avanzano anzichè aspettare e combattono stoicamente a difesa della nostra area di meta, con placcaggi duri e precisi, riuscendo a fermare i 'wallabies' per ben due volte a due passi dalla linea fatale, dando una prova di forza difensiva che sgretola la spavalda e tracotante sicurezza degli avversari, i quali, improvvisamente, perdono la musicalità delle loro giocate arenandosi in un possesso stucchevole ed improduttivo.
L'Italia riparte dalla mischia, tornata, per una volta dominante, che sgretola quella australiana costringendola a collassare e commettere falli in serie.
Un piazzato di Orquera da oltre metacampo, che solo dopo quasi 5 minuti di attesa per studiare l'instant replay viene convalidato, ed un altro di Bergamasco a fine frazione, fissano il punteggio su un dignitoso e incoraggiante 9-13.
Tutti a questo punto ci aspetteremmo il prepotente crescendo azzurro che tutto spazza via, approfittando dello smarrimento avversario ed invece non succede nulla di tutto ciò, anzi, si rivede il solito copione trito e ritrito, gli italiani si afflosciano incapaci di andare oltre la mera difesa, gli australiani non esitano ad abbandonare il loro scintillante piano A, ormai scoperto ed inneficace, e propongono un umilissimo piano B, fatto di pazienza, sacrificio ed attesa, puntualmente ripagata dal calo fisico e di disciplina degli azzurri, che concedono punizioni su punizioni che l'infallibile cecchino Barnes, 8 su 9 dalla piazzola per lui, giustamente alla fine nominato man of the match, trasforma senza tentennamenti riportando lontanissimi i suoi su un rassicurante 25-9.
A questo punto agli azzurri non resta che l'orgoglio e, come spesso è accaduto nelle tante sconfitte che costellano la storia della nostra nazionale, sospinti dal tifo fiorentino, riescono a varcare, dopo una prolungata ed insistita azione, la linea fatale con il flanker Barbieri, alal sua prima meta in azzurro, che fissa il punteggio su un dignitoso 14-25, visto che Bergamasco fallisce una facile trasformazione.
Ma, come contro l'Argentina, ci è fatale il tempo di recupero, una mischia ad introduzione azzurra vede l'ovale uscire troppo presto e sorprendere il mediano azzurro ( ma che c....o guardava dico io) regalando la più facile delle mete a McCalman, Barnes non sbaglia la successiva facile trasformazione, fissando il risultato finale su un poco soddisfacente, ma non proprio umiliante 32-14, che comunque non rispecchia completamente quanto visto in campo.
Sono 40 anni che guardo rugby e mi entusiasmo, prima per il 5 nations, ora per il six, e i vari test match, ma la mia pazienza verso gli azzurri ha superato il livello di guardia.
Mi sono davvero stancato di vedere una squadra che fa sempre un passo in avanti e due indietro, che commette gli stessi errori, che non progredisce mai, che persevera in un gioco senza sbocchi e senza futuro!!!
In qualsiasi altro sport e situazione la gente avrebbe già da molto tempo voltato le spalle ad una squadra che sa solo perdere, che avvilisce e non regala mai sorrisi e gioie, dunque temo che ormai l'apertura di credito all'Italrugby si stia inesorabilmente esaurendo, e come non capirlo.
In questi 10 anni di 6 nazioni si sono succeduti 4 allenatori (2 neozelandesi, un francese ed un sudafricano) e centinaia di giocatori ma nulla è cambiato, anzi, se possibile, le cose sono peggiorate, gli altri hanno avuto momenti si e momenti no, sono magari passati dal cucchiaio di legno al grande Slam (Galles), noi no, continuiamo ad entrare in campo per perdere dignitosamente e con uno scarto non umiliante, ma così non si può andare da nessuna parte, si fa solo entrare profondamente la sconfitta nel proprio DNA, allora che fare?
Lasciare il Six Nations e rendersi conto che mai arriveremo, non dico a vincerlo, ma neppure a giocare alla pari tutte le partite, vincendone più di una o due?
Aspettare che l'esperienza Celtic League produca i suoi effetti benefici e ci restituisca giocatori motivati e competitivi?
Per ora non possiamo, ahinoi, che aspettare e sperare, ma vedere sempre e solo sconfitte è davvero troppo pesante da digerire....
Comunque, ora come e più di prima, Forza Italia!
Lunedì, 15 Novembre 10, 02:22 M.
Nuovo scenario per i test match Cariparma di novembre, il Bentegodi di Verona, ma il risultato per gli azzurri contro i cugini argentini non cambia.
La giornata è una di quelle tipiche dell'autunno padano, cielo plumbeo, nebbiolina ed umidità che ti entrano nella schiena, ma la cornice di pubblico è importante, anche se non c'è il tutto esaurito, ed assicura il calore necessario ad un impegno così sentito, il derby con i Pumas.
L'inizio degli azzurri è incoraggiante, l'ovale corre veloce da una parte all'altra del campo, c'è la volontà di provare a giocare al largo, nei primi 10 minuti per ben due volte Parisse si trova lanciato, uno contro uno, verso la linea di meta avversaria, ma sceglie sempre la soluzione errata, un calcetto ed un passo dell'oca, che permettono all'avversario di avere la meglio.
Il netto predominio, dopo il primo calcio sbagliato, è fissato finalmente da un nuovo tentativo, questa volta a buon fine, di Mirco Bergamasco al 10°.
L'Argentina però si compatta ed inizia a difendere avanzando, non permette più giocate facile e dopo il primo impatto riesce sempre a trovare l'ovale per ripartire. Pareggia Contepomi con un piazzato al 17°.
La partita diventa caotica, il ritmo cala, i Pumas iniziano ad attuare il loro piano di gioco, difesa ferrea e reattiva sui punti di impatto e calci di spostamento secondo il collaudato schema del ping pong.
Sbaglia un piazzato Contepomi, cosa per lui inusuale da quella posizione, e Bergamasco ci porta nuovamente avanti al 29°, ma proprio nel finale l'arbitro neozelandese assegna un nuovo piazzato ai Pumas che questa volta Contepomi piazza in mezzo ai pali fissando sul 6 a 6 il risultato all'intervallo.
La ripresa vede un 'Italia sempre meno autoritaria, il gioco non sgorga più fluido e si impantana sulla munita linea difensiva argentina che diventa insuperabile, ci grazia ancora Contepomi da ottima posizione.
Ma da un'azione d'attacco azzurra, esauritasi nei 22 metri ospiti, anzichè il calcio in touche nasce una fulminea ripartenza con le due ali dei Pumas che scherzano con i difensori azzurri e, Rodriguez, lanciato da Amorosino, dopo una fuga lunghissima viola la nostra linea di meta al 49°, Contepomi aggiunge anche i due punti della trasformazione portando i suoi avanti 13-6.
Gli azzurri non ci stanno e ritornano vigile e propositivi, attaccano con tutte le proprie forze e costringono gli avversari al fallo, ma per ben due volte l'Italia rinuncia a piazzare e va in touche nei 22 avversari, ma la dura battaglia nei pressi della linea di meta avversaria viene sempre vinta dai Pumas.
La partita è vibrante quanto dura, un nuovo fallo argentino regala un piazzato agli azzurri che Bergamasco trasforma al 68°, ma passano appena due minuti e l'arbitro punisce non si sa bene cosa, permettendo a Contepomi di ristabilire, al 70°, le distante sul 16-9.
Spinti dal tifo e dall'entusiasmo dei fans azzurri l'Italia tenta l'ultimo sforzo costringendo i Pumas ad arretrare e a commettere falli su falli nei 5 metri finali, due mischie fatte crollare dai Pumas originano la meta tecnica, trasformata da Bergamasco che porta il risultato sul 16-13 al 79°.
Non c'è però più tempo e sull'ultima mischia a cavallo dei nostri 22 l'arbitro assegna una punizione per off side ai Pumas, il tempo è gia' scaduto, ma Contepomi, dimostrando poco tatto e rispetto, anzichè tirare fuori piazza per impinguare il proprio bottino personale e fissare il risultato finale sul 22-16 che punisce oltre misura gli azzurri, una vera caduta di stile per il cecchino argentino.
Dunque per l'ennesima volta gli azzurri sfiorano l'impresa ma non ce la fanno, come sempre le partite con i Pumas sono all'ultimo respiro, chiuse nel punteggio e nel gioco, ma gli argentini sono ancora una volta stati bravi a capitalizzare sui nostri errori, attuando il loro piano di gioco fatto di difesa e calci di spostamento.
Gli azzurri hanno avuto il grande torto di non capitalizzare nel primo quarto d'ora, quando erano riusciti a giocare alla mano e vincere gli scontri nei punti di impatto, e forse nell'ostinarsi a non piazzare due calci non impossibili perdendo la successiva battaglia sulla linea di meta avversaria.
E adesso sotto con l'Australia, ma la vedo dura.....
Lunedì, 08 Novembre 10, 10:02 M.
Dopo la bella esperienza di Sud Africa 2010, nonostante la precoce uscita degli azzurri, abbiamo pensato di riproporre l'idea del blog 'multigestito' anche per la stagione calcistica 2010/2011.
Vi invitiamo dunque a seguirci nel nuovo Blog: ' Serie A 2010/11: i colori del cuore '.
L'indirizzo del nuovo blog è:
http://www.oleole.it/blogs/serie-a-201011-i-colori-del-cuore
Mercoledì, 09 Giugno 10, 12:42 M.
Nel periodo dei Mondiali la Tribuna si sposta su
Sudafrica 2010: Emozioni Mundial
http://betait.oleole.com/blogs/sud-africa-2010-emozioni-mundial-
Di tutto di più sulla prima edizione in Africa dei mondiali di calcio
Seguiteci numerosi!!!!
Sabato, 22 Maggio 10, 02:21 P.
Davanti ai 70.000 di Saint Denis, nel derby francese, la Heineken Cup 2009-10 finisce, per la quarta volta, nelle mani del favorito Stade Toulousenne che ha la meglio per 21 a 19 sul combattivo Biarritz, degno antagonista dei neo-campioni, che dopo l'iniziale tentativo di allungo e il 9 a 3 a metà del primo tempo, subisce la rimonta degli avversari e vede frustrato dal fischio finale il tentativo di disperato recupero.........
.....Ehm ci ho provato a cambiare discorso, invece mi tocca, provo quindi a raccontare di questa incredibile notte madrilena, dove, davanti a 80.000 spettatori, l'Inter ha scritto una delle pagine più gloriose della sua storia già così onusta di gloria.
Dopo la lunga attesa, durata una sola settimana dalla fine del vittorioso campionato e due dal trionfale successo in Coppa Italia, ma ben 45 anni dall'ultima vittoria in Coppa dei Campioni, è finalmente giunta l'ora, così attesa e così sperata, che dovrà scrivere e marchiare con caratteri d'oro la più vincente stagione che mai una squadra italiana ha vissuto.
Lo stadio Santiago Bernabeu, così prodigo con i colori italiani, il Milan vi trionfò infatti in Coppa dei Campioni nel 1969 contro l'Ajax per 4 a 1 e gli azzurri divennero campioni del mondo nel 1982 grazie al 3 a 1 contro la Germania, è il teatro ideale per accogliere Inter e Bayern, entrambe alla ricerca del 'triplete', dopo aver portato già a casa campionato e coppa nazionale, che si affrontano nella 55esima finale di Champions League.
Van Gaal, che deve rinunciare allo squalificato Ribery, schiera il BAYERN MONACO (4-4-1-1) con: Butt; Lahm, Van Buyten, Demichelis, Badstuber; Robben, Van Bommel, Schweinsteiger, Altintop (dal 18’ s.t. Klose); Mueller; Olic (dal 38’ s.t. Gomez). (Rensing, Contento, Gorlitz, Pranjic, Tymoshchuk).
Mourinho, che a sua volta deve fare a meno dello squalificato Thiago Motta, risponde presentando l'INTER (4-2-3-1) con: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu (dal 23’ s.t.Stankovic); Zanetti, Cambiasso; Eto’o, Sneijder, Pandev (dal 33’ s.t. Muntari); Milito (dal 46’ s.t. Materazzi) (Toldo, Cordoba, Mariga, Balotelli).
Al fischio d'inizio dell'ottimo arbitro inglese Webb il colpo d'occhio, il calore ed il colore regalati dalle due tifoserie sono di quelli che metteno i brividi.
I nerazzurri partono concentrati e molto propositivi prendendo subito in mano le redini dell'incontro, mentre i bavaresi sembrano più contratti ed impacciati, l'Inter si muove a suo agio dialogando in velocità e sorprendendo con le solite, puntuali e letali, ripartenze la lenta e un po' svagata retroguardia tedesca.
I primi bagliori li regala Milito, lanciato in una voragine, che però scivola proprio sul più bello al limite dell'area, dopo pochi istanti è Sneijder su punizione, deviata di testa da Altintop, a costringere Butt ad una deviazione in tuffo.
Attorno al quarto d'ora il Bayern si scuote di dosso l'emozione e mette finalmente il naso nella metacampo nerazzurra, sugli sviluppi di un corner un accidentale intervento di mano di Maicon fa gridare al rigore i tedeschi, la terna arbitrale opta invece per l'involontarietà.
Robben cerca di fare la differenza sulla fascia ma si trova ben presto preso nella morsa del raddoppio Chivu-Zanetti, solo una volta conquista la linea di fondo e centra per Olic che conclude lontano dai pali, e, sempre l'olandese, il più attivo dei suoi, ci prova da fuori area con egual cattiva sorte.
L'Inter perde pericolosamente metri a centrocampo e si preoccupa pertanto di consolidare la barriera frangiflutti con Lucio e Samuel che cercano di mettere la museruola agli avanti biancorossi, cui concedono solo un paio di tentativi dal limite, di Mueller due tiri da fuori area terminati lontano dai pali.
Proprio nel momento peggiore, come talvolta accade, l'Inter passa, siamo al 35° quando un lungo rinvio di Julio Cesar diventa un assist per la testa di Milito che, sulla trequarti avversaria, tocca di testa per Sneijder, l'olandese tracheggia un attimo con la palla tra i piedi, poi, con precisione chirurgica, chiude il triangolo all'attaccante, 'el Principe', lascia sul posto un patetico De Michelis e, sul recupero di Badstuber, prima finta e poi scarica la sfera in rete alle spalle dell'impotente Butt, per il tripudio della parte di stadio nerazzurra.
Il Bayern non perde la testa nè si scompome più di tanto, non si getta allo sbaraglio e continua con il suo monocorde possesso palla alla disperata ricerca del pertugio giusto per sorprendere la difesa meneghina, ma nè Altintop, ne' Robben riescono a trovare l'intuizione giusta, anzi è proprio l'Inter a sfiorare il raddoppio nel finale di tempo con Milito, fuggito ancora sulla fascia e poi accentratosi, a servire per Sneijder che, tutto solo a centro area, colpisce con precipitazione sparando la sfera addosso a Butt.
La ripresa si apre con i fuochi d'artificio, dopo un minuto, a coronamento della miglior azione d'attacco dell'intera partita dei bavaresi, Mueller si presenta da solo in area ma, da posizione favorevole, non sa far meglio che sparacchiare verso la porta permettendo a Julio Cesar di salvare di piede, sulla ripartenza successiva è ancora Milito a servire Pandev che, libero in area, spara un gran tiro su cui Butt si salva con una deviazione volante.
Il quarto d'ora successivo è un vero assedio del Bayern alla porta di Julio Cesar, con i nerazzurri che faticano a riconquistare palla e a riproporsi in avanti.
La Maginot nerazzurra è però concentrata, solida e coesa e ribatte colpo su colpo alle offensive tedesche, ci prova due volte Altintop, prima para facilmente Julio Cesar, poi la sfera si perde a lato di mezzo metro, ma il vero rischio è poco dopo quando Cambiasso riesce a salvare di testa, quasi sulla linea di porta, un tiro sporco del solito Mueller.
Il Bayern va vicinissimo al pareggio attorno al 65° quando Robben riesce a portar palla sulla fascia ea accentrarsi riuscendo infine a trovare lo spiraglio giusto per disegnare una parabola a giro destinata a spegnersi nell'angolo opposto a quello di tiro, si esalta però Julio Cesar che, con una parata prodigiosa, salva la propria porta ed il vantaggio.
La partita si chiude al 70°, Olic si libera in area e tira a colpo sicuro, si immola sulla traiettoria Samuel che respinge, ne nasce un lancio preciso, con tutto il Bayern proteso in avanti, per Milito, lanciato da solo verso l'area, per cui è un giochetto da ragazzi ubriacare con una finta l'ingenuo Van Buyten e battere Butt in uscita per il 2 a 0 ed il delirio Inter.
Nonostante Van Gaal inserisca Klose e Gomez il risultato non cambia più, il Bayern attacca senza costrutto offrendo il fianco alle ripartenze nerazzurre che non si concretizzano per un nonnulla.
Quando, dopo 3 minuti di recupero, il perfetto arbitro Webb, fischia la fine può finalmente cominciare la grande festa nerazzurra, attesa per 45 anni è dunque giunta la terza Champions per l'Inter, che chiude la stagione con un leggendario tris di successi.
Onore alla squadra, mai così unita, convinta e forte, cinica e concreta, semplicemente letale, dove tutti hanno cantato e portato la croce, un monumento a Milito l'uomo dei gol pesanti, un gol in finale di Coppa Italia, uno a Siena e una doppietta stasera, 4 gol in 3 partite valsi tre titoli e che portano a 30 gol il suo bottino stagionale.
Onore a Mourinho che è riuscito a trasformare una macchina già perfetta in un'autentica schiacciasassi, possiamo anche perdonargli i suoi atteggiamenti polemici e l'antipatia, ma come tecnico non si discute, semplicemente perfetto, Adios Mou!!!
Onore a Moratti un presidente mecenate che dopo una decina di anni di sofferenze e quattrini buttati al vento negli ultimi 5 anni sta raccogliendo i meritati successi.
Onore delle armi per un Bayern volitivo e sempre nel match, incapace però di tradurre il suo 65% di possesso palla in occasioni davvero pericolose.
I migliori: nell'Inter MIlito e JUlio Cesar, nel Bayern Robben e Mueller.
Martedì, 18 Maggio 10, 02:44 M.
Eccoci all'abituale appuntamento di fine stagione con la raffica di voti e giudizi sulla stagione delle 20 protagoniste della serie A, capace, quest'anno di tenerci sul chi vive fino all'ultima giornata.
Il campionato appena andato in archivio ha dunque emesso i suoi verdetti definitivi: scudetto all'Inter, passaporto per l'Europa, dalla porta principale della Champions League, a Roma, Milan e Sampdoria, da quella, secondaria, dell'Europa League a Palermo, Napoli e Juventus, salutano invece mestamente il massimo torneo Atalanta, Siena e Livorno.
Inter, punti 82: un'altra stagione da incorniciare per i nerazzurri, coronata dallo scudetto numero 18, il 5° di fila, arrivato però solo all'ultima giornata, dopo un duello sfibrante con avversari, a turno, diversi, prima la Juventus, poi il Milan, infine la Roma. La fantastica cavalcata in Champions League ha sottratto energie fisiche e mentali ai nerazzurri, che raramente hanno entusiasmato, ma sempre hanno dato prova di solidità granitica, accompagnata ad una mentalità vincente, inculcata dall'estroso Mourinho. Perso Ibrahimovic, i nuovi acquisti hanno dato una nuova dimensione al team che, per la prima volta, ha trasmesso l'idea di essere davvero una 'squadra' e, per giunta, fortissima. Decisamente fuori luogo invece il continuo teatrino gestito da Mou per allontanare pressione dai suoi spargendo veleni e zizzania a 360°.
I più: Sneijder, Milito, Eto'o, Lucio, Zanetti.
I meno: Santon, Balotelli, Julio Cesar, Materazzi.
Voto 9, per il double campionato coppa italia, se arriverà anche la Champions non potrà che essere 10.
Roma, punti 80: partita ad handicap con due sconfitte consecutive nelle prime due uscite, costate le dimissioni di Spalletti, con l'arrivo di Ranieri la squadra si è compattata, ha privilegiato inizialmente la fase difensiva e pian piano è risalita, a metà stagione il ritardo dall'Inter era abissale: 42 punti contro 28, a 5 giornate dalla fine l'incredibile sorpasso ed il primo posto, conservato anche dopo il derby. Ma sul più bello, proprio come ai tempi di Eriksson contro il Lecce, è sopraggiunta l'inopinata ed immeritata sconfitta interna contro la Sampdoria che ha fatto svanire il sogno tricolore, ma non ha sporcato un bilancio più che positivo per una stagione a tratti esaltante, nobilitata da gioco d'alto livello e spettacolo regalato a destra e manca. L'arrivo di Toni ha dato profondità e peso in avanti, l'uso a singhiozzo di Totti ha tolto punti importanti, la pessima gestione di alcune partite dove è stato bruciato il doppio vantaggio (Cagliari, Livorno) hanno fatto il resto, peccato non sia arrivata neppure la Coppa Italia persa all'Olimpico contro l'Inter.
I più: Burdisso, Julio Sergio, Riise, Juan, Vucinic.
I meno: Doni, Mexes, Baptista, Brighi.
Voto: 8
Milan, punti 70: dopo il terrificante pre-campionato disseminato di sconfitte in giro per il mondo ed un pessimo inizio di campionato, Leonardo ha gettato alle ortiche tutte le paure e dismesso l'albero di Natale ed il gioco di Ancelotti, privilegiando un modulo iper offensivo, tutto attacco e poca difesa, con un equilibrio tra i reparti sempre estremamente sottile. E' così arrivata una lunga serie di risultati positivi, spesso nobilitati da spettacolo e gol, ma, al dunque, nel momento topico della stagione, complice la serie di infortuni, quasi contemporanei, di Nesta, Beckham e Pato, i nodi di una rosa ristretta e poco competitiva sono venuti tutti al pettine, e, mancato il sorpasso all'Inter a causa del pari interno con il Napoli, la squadra è franata miseramente, arrivando sulle ginocchia, ma conservando il terzo posto valido per la Champions diretta. Ciliegina sulla torta resta la vittoria a Madrid contro il Real per 3 a 2, mentre autentiche notti da incubo sono state quelle delle due sfide con l'Inter (0-6 complessivo) e con il Manchester United (2-7 complessivo). Promosso Leonardo, dopo le difficoltà iniziali, costretto purtroppo a lasciare da una dirigenza ottusa ed inconcludente.
I più: Borriello, Abate, Antonini, Ronaldinho, Thiago Silva.
I meno: Zambrotta, Gattuso, Inzaghi, Kaladze.
Voto: 7
Sampdoria, punti 67: Delneri regala, dopo oltre vent'anni, i preliminari di Champions League ai blucerchiati al termine di una stagione esaltante, iniziata e finita alla grande, con un solo passaggio a vuoto nella fase finale del girone d'andata. Con due stelle di livello assoluto (Cassano e Pazzini), i liguri giocano davvero di squadra, con una compattezza inimmaginabile alla vigilia, un controllo mentale inatteso e formando un gruppo solidissimo e coeso. Tra gli scalpi eccellenti la vittoria contro l'Inter che regalò addirittura un primo posto da sogno. Stupendo il duello finale contro il Palermo, coronato dal successo, che ha però lasciato sulla strada i cocci del sogno-scudetto infranto alla Roma. Un monito per le società meno ricche, si può ancora competere ad alto livello a patto di avere staff tecnici e dirigenziali competenti, non a caso Marotta e Delneri andranno a Torino a cercare di mettere insieme i cocci della Juventus. Fiore all'occhiello aver conservato imbattuto il terreno amico.
I più: Pazzini, Cassano, Storari, Palombo, Gastaldello.
I meno: Castellazzi, Franceschini, Pozzi.
Voto: 8
Palermo, punti 65: Zenga in estate aveva vaticinato i rosanero in lotta per lo scudetto, si è sbagliato di poco perchè i siciliani hanno combattuto fino al 90° dell'ultima giornata, peccato che Lui avesse salutato mestamente la compagnia in autunno, sostituito da Delio Rossi. Il tecnico romagnolo ha trasmesso alla squadra tutto il suo sapere calcistico trasformandola in un team davvero quadrato, solido, spettacolare e concreto. Il Barbera, rimasto imbattuto per tutto il torneo, è stato un fortino inespugnabile per gli avversari e molto munifico per i rosanero, se però un appunto è da fare ai rosanero è stato proprio il rendimento esterno spesso non adeguato agli obiettivi. Alla fine il risultato lo fanno i dettagli e solo per un'inezia non è arrivato il quarto posto. Da premiare lo sforzo della società, da anni alla ricerca di giovani talenti italiani e stranieri, che sono poi lanciati con coraggio in prima squadra, e crediamo davvero che da questa squadra a breve usciranno stelle di valore mondiale (Pastore ed Hernandez).
I più: Miccoli, Pastore, Sirigu, Kjaer, Hernandez, Cassani.
I meno: Budan, Blasi, Bertolo.
Voto: 7,5
Napoli, punti 59: dopo un inizio piuttosto scoraggiante e deludente che ha portato all'esonero di un poco 'vivo' Donadoni, è arrivato Mazzarri che, con la sua grinta ed il suo credo calcistico, ha rivoltato la squadra come un calzino, l'ha compattata e l'ha trascinata, inizialmente anche con più di un aiuto dalla buona sorte, verso la zona Champions. Ma proprio sul più bello i meccanismi, che parevano perfetti, si sono inceppati, sono arrivate alcune sconfiie e troppi pareggi che hanno tarpato le ali agli azzurri, qualche uomo importante non ha retto alla pressione, altri si sono 'seduti' e alla fine è arrivata 'solo' la qualificazione diretta all'Europa League. De Laurentis è un grande tifoso e ha promesso acquisti importanti, l'intelaiatura della squadra è peraltro già di ottimo livello, l'allenatore è senz'altro uno dei migliori nel panorama nazionale, e, siamo convinti, con pochi innesti azzeccati, i campani possono davvero diventare un'antagonista seria anche per l'Inter.
I più: De Sanctis, Cannavaro, Hamsik, Maggio, Lavezzi.
I meno: Dossena, Santacroce, Zuniga, Quagliarella.
Voto: 7
Juventus, punti 55: partita con lo scomodo ruolo di anti-Inter designata, con tanto di benedizione di Lippi, che suscitò gli strali di un inviperito Mourinho, dopo l'onerosa e strombazzata campagna di rafforzamento estivo e l'iniziale partenza lanciata con le 4 vittorie consecutive (due vittorie addirittura in casa delle due romane), si è inspiegabilmente spenta la luce, sono sopraggiunti misteriosi timori e mali oscuri, oltre a quelli reali, a fine stagione saranno oltre 70 gli infortuni complessivi, che hanno spazzato via ogni certezza, sostituite da insicurezze su tutto che hanno infine portato all'esonero dell'esordiente, e non tutelatissimo dalla società, Ferrara. Dopo la clamorosa sconfitta interna per 4-1 con il Bayern, costata l'eliminazione dalla Champions, la squadra è letteralmente affondata, privata a vario titolo delle sue stars, tutte irriconoscibili, inanellando figuracce una dietro l'altra. A fronte dell'unico sorriso in stagione, la vittoria nel match d'andata contro l'Inter, sono arrivate ben 15 sconfitte e subiti qualcosa come 56 gol, eguaglian in entrambi i casi eguagliati i record negativi della stagione 1961/62. L'arrivo di Zaccheroni, non adiuvato a dovere dalla società, e abbandonato dai giocatori ha fatto il resto, prima escludendo i bianconeri dalla corsa Champions, poi costringendola addirittura ad un doppio preliminare per accedere in Europa League. Un'annata da incubo che ha lasciato solo macerie, dura ora dover ricostruire per chi arriverà....
I più: Chiellini, Marchisio.
I meno: Diego, Felipe Melo, Amauri, Cannavaro, Grosso.
Voto: 4.
Parma, punti 52: da neopromossa la squadra di Ghiraldi, dopo la sontuosa campagna aquisti estiva ha mantenuto fede alle premesse della vigilia, ottimamente guidati dall'esperto Guidolin i ducali si sono distinti per un gioco armonioso, dove la fase difensiva è stata particolarmente curata, e quella offensiva ha saputo capitalizzare con puntualità quanto creato. Un passaggio a vuoto, a cavallo di fine anno, ha precluso il raggiungimento di un posto utile per l'Europa. Il materiale umano e l'entusiasmo ci sono tutti per ricostruire un team di ottimo livello che competa per l'Europa, peccato per l'abbandono di Guidolin, sostituito comunque dall'ottimo Marino.
I più: Mirante, Zaccardo, Lanzafame, Biabiany, Bojinov.
I meno: Crespo, Gimenez, Dzemaili.
Voto: 7
Genoa, punti 51: la rivoluzione della scorsa estate, in seguito al fallimento d'un soffio dell'obiettivo Champions League, cui hanno fatto seguito le cessioni eccellenti di Milito e di Thiago Motta, se ha portato certo un copioso gruzzolo nelle casse della società, sul campo non ha prodotto risultati in linea con le aspettative della calorosa tifoseria del grifone. Dopo un incoraggiante inizio, nella scia del bel gioco e dei risultati, la squadra si è però ben presto inceppata, incanalandosi su una brutta china. Il rendimento esterno è stato assolutamente scadente, mentre solo le grandi prestazioni a Marassi hanno continuato ad essere all'altezza delle potenzialità. Gasperini ha provato a perseguire il risultato con un modulo decisamente offensivo, ottenendo invece solo un clamoroso sbilanciamento della squadra che è spesso andata incontro a debacles clamorose, pur mantenendo, grazie al tridente, una più che discreta produzione offensiva. Urge cambiare modulo, idee e giocatori, Preziosi è presidente vulcanico, siamo sicuri che qualcosa inventerà.
I più: Sculli, Palladino, Mesto, Marco Rossi, Bocchetti.
I meno: Amelia, Suazo, Acquafresca, Juric.
Voto: 5
Bari, punti 50: per il neopromosso Bari, dopo le dimissioni choc di Antonio Conte, poco prima dell'inizio della stagione, e la interminabile vicenda sviluppatasi attorno alle trattative per la cessione della società agli americani, l'arrivo di Ventura ha rappresentato la quadratura del cerchio. Il tecnico ligure ha plasmato la squadra secondo il suo credo calcistico, fatto di pressing a tutto campo, di possesso palla prolungato, preciso e veloce, di ripartenze letali con attaccanti velocissimi. Risultato di tutto questo il miglior campionato di sempre del Bari in serie A e, per lunghi tratti della stagione i galletti sono usciti tra gli applausi in casa e fuori, tanto da essere definiti il 'piccolo Barcellona'. Fiore all'occhiello della stagione il doppio pareggio imposto all'Inter e tanti scalpi illustri. Annata da incorniciare con il lancio di tanti prospetti di assoluto valore in ottica nazionale.
I più: Ranocchia, Bonucci, Barreto, Alvarez, Gazzi.
I meno: Langella, Diamoutene, Parisi.
Voto: 7,5
Fiorentina, punti 47: dopo 4 qualificazioni consecutive alla Champions league, proprio nell'anno del cammino più lungo in Europa, stoppato solo dalla criminale direzione arbitrale di Orebro a Monaco, si materalizza la stagione più grigia e deludente dell'era Della Valle-Prandelli. Il feeling tra squadra, società e tifosi si è più volte spezzato, le polemiche hanno finito spesso per prevalere sul fatto tecnico. La viola, partita bene, trascinata dai gol di Gilardino e dalle invenzioni di Jovetic, ha iniziato a vacillare dopo l'esplosione del caso Mutu, trovato positivo ad un controllo antidoping, il crollo è invece arrivato dopo l'eliminazione in coppa ad opera del Bayern, tanto che, a fine campionato, si conteranno ben 17 sconfitte! Ci sono oggi a Firenze grandi macerie, ma sarà davvero ancora Prandelli chi dovrà ricostruire?
I più: Frey, Jovetic, Montolivo, De Silvestri, Marchionni.
I meno: Mutu, Kerrison, Gamberini, Natali.
Voto: 5
Lazio, punti 46: la vittoria della supercoppa italiana a Pechino contro l'Inter aveva illuso tutto l'ambiente biancoazzurro, così pure le prime due partite di campionato, poi, improvvisamente ed inopinatamente, si è spenta la luce che non si è più accesa. Al resto ci ha pensato Lotito con la sua assurda querelle con Pandev e Ledesma, coinvolgendo il povero Ballardini in una situazione ingestibile che ne ha provocato l'esonero quando la lazio era ormai avviata alla lotta per la salvezza. L'arrivo di Reja e il ritorno in campo di Ledesma hanno dato respiro e sprint alla squadra che ha finito poi per raggiungere una salvezza, comunque difficile. Dulcis in fundo la figuraccia in diretta mondiale per la partita farsa contro l'Inter, una vera offesa allo sport! Anche qui cumuli di macerie che Lotito e company in qualche modo devono rimuovere....
I più: Floccari, Muslera, Kolarov, Dias, Brocchi.
I meno: Dabo, Cruz, Foggia, Zarate.
Voto: 4,5.
Catania, punti 45: dopo l'annata boom della scorsa stagione, con Zenga che aveva guidato gli etnei al loro miglior campionato in A, tenendoli sempre lontani dalle secche della bassa classifica, quest'anno, dopo l'inizio deludente nei risultati, ma non nel gioco, costato il posto all'esordiente Atzori, l'arrivo di Mihajlovic ha segnato uno spartiacque ben preciso, da quel momento il Catania ha iniziato a volare, forte di un complesso ben amalgamato, giusto mix di fantasia sudamericana e concretezza italiana, i rossoazzurri sono diventati squadra difficilissima da superare, ne sa qualcosa l'Inter, distrutta al Massimino, esaltata dalle giocate e dai gol a grappoli del fenomenale Maxy Lopez, prestito di lusso dal Barcellona. Con 45 punti il coach serbo ha riscritto il libro dei record dei siciliani.
I più: Maxy Lopez, Andujar, Silvestre, Biagianti, Martinez, Mascara.
I meno: Terlizzi, Del Vecchio, Plasmati.
Voto: 7
Chievo, punti 44: i clivensi scrivono un'altra pagina memorabile nel loro libro dell'onore, Mister Di Carlo consolida quanto di buono fatto l'anno scorso, la sua è una di quelle squadre rognosissime da affrntare, sempre molto fisica, che si concede pochi fronzoli e capitalizza al meglio quanto costruisce. L'iniziale sbandamento è ben presto lasciato alle spalle e la squadra riprende a macinare il suo gioco fatto di intensità e densità a tutto campo che il 'sempreverde' Pellissier provvede poi a tradurre in gol pesanti. Mai davvero in lotta per salvarsi i gialloblu mantengono alto il nome di Verona nel calcio che conta.
I più: Pellissier, Sorrentino, Yepes, Luciano, Pinzi
I meno: Bogdani, Granoche, Abbruscato.
Voto: 6,5
Udinese, punti 44: annus horribilis quello dell'Udinese, questa volta il rituale ricambio non funziona, i nuovi prospetti non sono all'altezza di quelli precedenti, Marino soffre e perde il posto, l'interregno di De Biasi è disastroso, il ritorno di Marino è invece la medicina giusta, la squadra, anche se a fatica, esce pian piano dalla zona calda ed ottiene alla fine una salvezza risicata. Il tridente è l'unica cosa che funziona davvero, Sanchez continua la sua crescita, senza però esplodere compiutamente, Floro Flores finalmente segna con continuità, Di Natale, da prima punta, è invece mostruoso: 29 gol e titolo di capocannoniere assoluto del campionato, speriamo che il suo stato di grazia continui anche in Sud Africa. Il centrocampo e la difesa naufragano invece miseramente, l'anno prossimo si riparte con la solita politica e un nuovo Mister: Guidolin!
I più: Di Natale, Floro Flores, Sanchez, Pepe
I meno: Handanovic, Inler, D'Agostino, Quadrado.
Voto: 5,5
Cagliari, punti 44: la solita squadra di Allegri, inizio in sordina, per non dire disastroso, poi, dopo il primo mese di campionato, la macchina parte alla grande e tritura avversari su avversari esprimendo gioco piacevole, redditizio e, a tratti, anche spettacolare. Cellino però, con il suo tentativo di acquistare il West Ham, turba l'ambiente, risultato ne è che i rossoblu, arrivati prestissimo alla quota salvezza, smettono inopinatamente di giocare, raccogliendo sconfitte e figuracce in serie, e, alla fine ci rimette proprio Allegri, allontanato a sorpresa dal vulcanico presidente. Peccato una stagione che finisce con un gusto davvero insipido....
I più: Matri, Cossu, Marchetti, Biondini, Astori, Lazzari
I meno: Larrivey, Parola, Barone, Ariaudo.
Voto: 5,5
Bologna, punti 42: dopo la tempestosa estate e le voci societarie più disparate, la stagione rossoblu si apre male e Papadopulo, artefice della miracolosa salvezza dell'anno precedente, lascia il posto a Colomba che, lentamente, e grazie a qualche intervento oculato e proficuo nel mercato di riparazione, riesce a rimettere in carreggiata la squadra e a costruire una salvezza tranquilla nel periodo che va da fine andata a metà del girone di ritorno. La serie di 5 sconfitte consecutive, nel finale di stagione, spaventa gli emiliani che riescono a rasserenarsi con qualche fortunoso pareggio ed una vittoria con il Parma. La cosa triste è che quest'estate si ricomincia tutto daccapo, già si rincorrono le voci più disparate....
I più: Adailton, Viviano, Di Vaio, Mudingayi, Buscè, Portanova.
I meno: Succi, Zenoni, Britos, Vigiani.
Voto: 6
Atalanta, punti 35: gli orobici hanno abituato i propri sostenitori a questo saliscendi tra A e B, dopo 5 anni, di cui quello passato, veramente esaltante, i nerazzurri partono malissimo con Gregucci, l'arrivo di Conte sembra stabilire il feeling giusto, ma dura troppo poco, infatti tenere Doni, il beniamino della tifoseria, lontano dal campo gli costa l'astio della curva ed il posto. Ci prova Mutti, bergamasco doc, che riesce a recuperare la convinzione perduta e a macinare risultati positivi, ma, dopo 4 vittorie interne consecutive, il pareggio nel match chiave contro il Bologna, frutto di una prestazione sfortunatissima, segna il de profundis delle speranze di salvezza. L'anno prossimo si riparte dalla B, come spesso capita, ma questa volta c'è maretta contro la dirigenza....
I più: Guarente, Tiribocchi, Padoin, Manfredini, Valdes
I meno: Caserta, Acquafresca, Prado, Talamonti.
Voto: 5
Siena, punti 31: finisce per il momento qui la favola dei toscani in serie A, l'ennesima rivoluzione estiva, questa volta non porta l'abituale sofferta salvezza, il feeling con Giampaolo è ormai perso, lo scambio Portanova-Terzi regala al Bologna punti importanti. La squadra sembra allo sbando, senza consistenza, pur con qualche buona individualità, ci prova in extremis Malesani a risollevarne le sorti, ma la salvezza, nonostante alcune buone prestazioni e qualche bella vittoria, resta una chimera. L'arrivo di Mezzaroma e la vicinanza del Monte Paschi dovrebbe garantire una ricostruzione oculata e l'immediata caccia alla risalita nella massima divisione.
I più: Maccarone, Curci, Ghezzal, Vergassola, Jajalo.
I meno: Calaiò, Reginaldo, Terzi, Fini.
Voto: 5
Livorno, punti 29: gli amaranto, al ritorno in A, proprio non riescono ad approcciare la categoria superiore, la squadra allestita da Spinelli, pare mal assortita, senza punti fermi e con troppe incognite. La compagine toscana fa la classica figura del vaso di coccio in mezzo a quelli di ferro, va in frantumi ai primi scontri, e neppure la serie di cambi di panchina, con Cosmi che regala un po' di speranza e qualche vittoria, ma anche troppe litigate ed incomprensioni con il presidente, riesce ad evitare un destino intuito già dopo le prime uscite. Unica consolazione, ben magra invero, quella di aver portato via 2 punti al Milan e ben 4 alla Roma, risultati poi decisivi in chiave scudetto. Pare giunta al capolinea anche la storia in amaranto di Lucarelli, super bomber amatissimo e chiacchieratissimo a Livorno....
I più: Pulzetti, Candreva, Rivas.
I meno: Tavano, Mozart.
Voto: 4
A Voi ora esprimere le Vostre opinioni ed i Vostri voti, conscio che tutte le mie valutazioni sono personalissime ed opinabili.
Arrivederci alla prossima edizione della serie A dopo la pausa dedicata ai Mondiali in Sud Africa.
Buon calcio a tutti!!!
On Buon 2011