Domenica, 05 Dicembre 10, 09:17 M.
Giornata in cui il tempo atmosferico ci regala una giornata non idilliaca, ma il pubblico calorosissimo della Futura Volley, assetato di volley, dopo la lunga pausa risponde presente
all'appuntamento con l'esordio casalingo in campionato.
Questi i sestetti iniziali che scendono sul tarflex di Busto Arsizio:
Scavolini Pesaro: 1 Usic 8 Saccomani - 9 Manzano - 10 Ferretti - 12 Flier Manon -14 Martina Guiggi (7 De Gennaro Monica LIBERO)
2 Havlikova Aneta - 7 Marcon - 9 Meijners Floortje - 10 Campanari - 13 Serena Valentina - 14 Crisanti (1 Luna Veronica Carocci LIBERO)
Parte al servizio Busto Arsizio con Valentina Serena, le farfalle hanno l'occasione di un contrattacco, ma il muro di Pesaro è implacabile.
Le campionesse d'Italia si ripetono conquistando anche il secondo e lunghissimo punto 2-0. Immediamente la Yamamay reagisce e riprende le ragazze di Tofoli sul 2-2.
Altro strappo grazie al servizio della nr. 12 che porta il risultato sul 4-2. Il servizio al salto di Pesaro è un'arma efficace ed anche con la nr. 14 arriva un ace. Il primo tempo
tecnico di sospensione dice Pesaro 8 Busto Arsizio 5, due ace e due errori diretti al servizio per le campionesse d'Italia.
Sul 13-9 Parisi cerca di invertire la tendenza chiamando le sue ragazze vicino a se, per un colloquio chiarificatore.

Il 16-11 sul quale si arriva al secondo tempo tecnico di sospensione, ha il sapore dell'ipoteca sulla prima frazione in favore delle ospiti.
Muro e servizio sono certamente le due armi in più di Pesaro per il primo set, conquistato dalle marchigiane con un netto 25-20, mitigato nel finale di frazione dalle varesine, tanto da
costringere Tofoli a chiamar un time-out sul 23-19 in proprio favore.
L'inizio della seconda frazione vede la Yamamay partire a razzo continuando a dimostrare di volersi giocare la partita, palla dopo palla ed con una potente schiacciata della nr. 2 Aneta Havlickova trova il 4-1 in proprio favore.
Pesaro punto su punto rientra sul 6-6 aiutata anche dall'errore, sul dodicesimo punto della seconda frazione, al servizio di Campanari. Pesaro non esprime però lo stesso gioco della prima frazione ed ogni tanto mostra qualche pausa mentale, di cui la Yamamay è prontissima ad approfittare ed un errore al palleggio delle marchigiane significa 11-7 per le padrone di casa.
Sul 14-12 in favore di Busto Arsizio entra in campo Federica Valeriano, spesso donna del destino nella storia della Futura Volley, il suo primo intervento è una ricezione non tenuta su una palla chiamata out da una compagna. Nonostante questo errore arriva un applauso intensissimo da parte del palazzetto a dimostrazione di quanto questa ragazza sia amata e di quanto a sua volta Lei ami visceralmente la gente di Busto Arsizio. Il secondo tempo tecnico di sospensione vede condurre le padrone di casa, ma con una sola lunghezza di vantaggio 16-15.
Un altro errore in ricezione di Busto Arsizio, questa volta ad opera della numero 7 Francesca Marcon concede l'attacco di prima intenzione a Pesaro ed il conseguente aggancio sul 18-18.
Quando le marchigiane effettuano il sorpasso sul 20-19, Parisi chiama a raccolta le sue ragazze, sui consigli tecnici prevalgono il supporto morale. Le ragazze di Pesaro hanno però oramai gli occhi della tigre ed allungano inesorabilmente sul 22-19, ancora Parisi ad interrompere il gioco. Dopo la carota, ci chiediamo se il tecnico lombardo sia ricorso al bastone. Sul 23-19 per Pesaro fa il suo ingresso sul tarflex Mina Kim al posto di Valentina Serena. Il servizio entra come marchio di fabbrica pesarese anche nel secondo set chiuso con un ace sul 25-21.
I tremiladuecentosettantatre del PalaYamamay ci credono ancora anche se una vittoria è oramai ottenibile solo dopo una maratona di cinque set. Partono bene le farfalle con lo speaker che urla "MURONE" a sottolineare l'1-0 per le padrone di casa nella terza frazione. Anche il 3-2 sempre in favore della Yamamay arriva su azione di muro, e Senna Usic e Martina Guiggi fanno sentire la loro personalità richiamando ed incitando in simultanea le compagne.
E' proprio la Usic a sbagliare il jump flot ed a consegnare il vantaggio per 5-4 alle padrone di casa.
Nella seconda parte del terzo set cala la ricezione della Carocci, per due set e mezzo una degli elementi più positivi di coach Parisi. La chiusura di partita sul 25-19 ,lascia certo l'amaro in bocca, ma le avversarie non si chiameranno sempre Scavolini Pesaro e la Yamamay Busto Arsizio è un progetto in itinere che però già promette spettacolo e soddisfazioni ai propri tifosi.
Roberto Bojeri
Martedì, 23 Novembre 10, 01:30 M.
I 32.000 spettatori che affollano l'Artemio Franchi di Firenze regalano una bella cornice di pubblico, calda e colorata, ma non il tutto esaurito dei tempi belli (le curve sono desolatamente semivuote), al secondo Cariparma - test match di novembre degli azzurri, nonostante l'avversario siano i due volte campioni del mondo dell'Australia, numero 3 del ranking mondiale, qualcosa vorrà pur dire.....
Ennesima novità in mediana dove ritorna Orquera ed esordisce Gori, anche la prima linea è rivoluzionata con il 'barone' Lo Cicero ed Ongaro dal primo minuto.
A differenza che con l'Argentina il primo quarto d'ora è di quelli terribili, c'è una sola squadra in campo, i 'wallabies', che disegnano gioco di alto livello, sempre alla mano da ogni zona del campo, la nostra difesa decide di aspettare e rinculare facilitando così l'avanzamento territoriale degli australiani.
Due minuti e siamo già sotto con un piazzato di Barnes, l'Italia soffre, incapace di costruire alcunchè in avanti e, quel che è peggio, disarmata di fronte alle ondate dei gialli, che all'8° vanno in meta con Mitchell al termine di una irresistibile azione multifase, Barnes trasforma agevolmente e siamo già sotto 10-0 dopo dieci minuti.
Finalmente riusciamo a mettere il naso nella metacampo avversaria e conquistiamo una punizione che Bergamasco riesce a trasformare per il 10-3.
Passano pochi istanti e l'ennesimo fallo azzurro regala una nuova punizione agli australiani che Barnes trasforma senza problemi riportando i suoi avanti di dieci punti sul 13-3.
Ma qualcosa cambia nell'atteggiamento in campo degli azzurri che ora difendono meglio, duri e compatti, avanzano anzichè aspettare e combattono stoicamente a difesa della nostra area di meta, con placcaggi duri e precisi, riuscendo a fermare i 'wallabies' per ben due volte a due passi dalla linea fatale, dando una prova di forza difensiva che sgretola la spavalda e tracotante sicurezza degli avversari, i quali, improvvisamente, perdono la musicalità delle loro giocate arenandosi in un possesso stucchevole ed improduttivo.
L'Italia riparte dalla mischia, tornata, per una volta dominante, che sgretola quella australiana costringendola a collassare e commettere falli in serie.
Un piazzato di Orquera da oltre metacampo, che solo dopo quasi 5 minuti di attesa per studiare l'instant replay viene convalidato, ed un altro di Bergamasco a fine frazione, fissano il punteggio su un dignitoso e incoraggiante 9-13.
Tutti a questo punto ci aspetteremmo il prepotente crescendo azzurro che tutto spazza via, approfittando dello smarrimento avversario ed invece non succede nulla di tutto ciò, anzi, si rivede il solito copione trito e ritrito, gli italiani si afflosciano incapaci di andare oltre la mera difesa, gli australiani non esitano ad abbandonare il loro scintillante piano A, ormai scoperto ed inneficace, e propongono un umilissimo piano B, fatto di pazienza, sacrificio ed attesa, puntualmente ripagata dal calo fisico e di disciplina degli azzurri, che concedono punizioni su punizioni che l'infallibile cecchino Barnes, 8 su 9 dalla piazzola per lui, giustamente alla fine nominato man of the match, trasforma senza tentennamenti riportando lontanissimi i suoi su un rassicurante 25-9.
A questo punto agli azzurri non resta che l'orgoglio e, come spesso è accaduto nelle tante sconfitte che costellano la storia della nostra nazionale, sospinti dal tifo fiorentino, riescono a varcare, dopo una prolungata ed insistita azione, la linea fatale con il flanker Barbieri, alal sua prima meta in azzurro, che fissa il punteggio su un dignitoso 14-25, visto che Bergamasco fallisce una facile trasformazione.
Ma, come contro l'Argentina, ci è fatale il tempo di recupero, una mischia ad introduzione azzurra vede l'ovale uscire troppo presto e sorprendere il mediano azzurro ( ma che c....o guardava dico io) regalando la più facile delle mete a McCalman, Barnes non sbaglia la successiva facile trasformazione, fissando il risultato finale su un poco soddisfacente, ma non proprio umiliante 32-14, che comunque non rispecchia completamente quanto visto in campo.
Sono 40 anni che guardo rugby e mi entusiasmo, prima per il 5 nations, ora per il six, e i vari test match, ma la mia pazienza verso gli azzurri ha superato il livello di guardia.
Mi sono davvero stancato di vedere una squadra che fa sempre un passo in avanti e due indietro, che commette gli stessi errori, che non progredisce mai, che persevera in un gioco senza sbocchi e senza futuro!!!
In qualsiasi altro sport e situazione la gente avrebbe già da molto tempo voltato le spalle ad una squadra che sa solo perdere, che avvilisce e non regala mai sorrisi e gioie, dunque temo che ormai l'apertura di credito all'Italrugby si stia inesorabilmente esaurendo, e come non capirlo.
In questi 10 anni di 6 nazioni si sono succeduti 4 allenatori (2 neozelandesi, un francese ed un sudafricano) e centinaia di giocatori ma nulla è cambiato, anzi, se possibile, le cose sono peggiorate, gli altri hanno avuto momenti si e momenti no, sono magari passati dal cucchiaio di legno al grande Slam (Galles), noi no, continuiamo ad entrare in campo per perdere dignitosamente e con uno scarto non umiliante, ma così non si può andare da nessuna parte, si fa solo entrare profondamente la sconfitta nel proprio DNA, allora che fare?
Lasciare il Six Nations e rendersi conto che mai arriveremo, non dico a vincerlo, ma neppure a giocare alla pari tutte le partite, vincendone più di una o due?
Aspettare che l'esperienza Celtic League produca i suoi effetti benefici e ci restituisca giocatori motivati e competitivi?
Per ora non possiamo, ahinoi, che aspettare e sperare, ma vedere sempre e solo sconfitte è davvero troppo pesante da digerire....
Comunque, ora come e più di prima, Forza Italia!
Lunedì, 15 Novembre 10, 02:22 M.
Nuovo scenario per i test match Cariparma di novembre, il Bentegodi di Verona, ma il risultato per gli azzurri contro i cugini argentini non cambia.
La giornata è una di quelle tipiche dell'autunno padano, cielo plumbeo, nebbiolina ed umidità che ti entrano nella schiena, ma la cornice di pubblico è importante, anche se non c'è il tutto esaurito, ed assicura il calore necessario ad un impegno così sentito, il derby con i Pumas.
L'inizio degli azzurri è incoraggiante, l'ovale corre veloce da una parte all'altra del campo, c'è la volontà di provare a giocare al largo, nei primi 10 minuti per ben due volte Parisse si trova lanciato, uno contro uno, verso la linea di meta avversaria, ma sceglie sempre la soluzione errata, un calcetto ed un passo dell'oca, che permettono all'avversario di avere la meglio.
Il netto predominio, dopo il primo calcio sbagliato, è fissato finalmente da un nuovo tentativo, questa volta a buon fine, di Mirco Bergamasco al 10°.
L'Argentina però si compatta ed inizia a difendere avanzando, non permette più giocate facile e dopo il primo impatto riesce sempre a trovare l'ovale per ripartire. Pareggia Contepomi con un piazzato al 17°.
La partita diventa caotica, il ritmo cala, i Pumas iniziano ad attuare il loro piano di gioco, difesa ferrea e reattiva sui punti di impatto e calci di spostamento secondo il collaudato schema del ping pong.
Sbaglia un piazzato Contepomi, cosa per lui inusuale da quella posizione, e Bergamasco ci porta nuovamente avanti al 29°, ma proprio nel finale l'arbitro neozelandese assegna un nuovo piazzato ai Pumas che questa volta Contepomi piazza in mezzo ai pali fissando sul 6 a 6 il risultato all'intervallo.
La ripresa vede un 'Italia sempre meno autoritaria, il gioco non sgorga più fluido e si impantana sulla munita linea difensiva argentina che diventa insuperabile, ci grazia ancora Contepomi da ottima posizione.
Ma da un'azione d'attacco azzurra, esauritasi nei 22 metri ospiti, anzichè il calcio in touche nasce una fulminea ripartenza con le due ali dei Pumas che scherzano con i difensori azzurri e, Rodriguez, lanciato da Amorosino, dopo una fuga lunghissima viola la nostra linea di meta al 49°, Contepomi aggiunge anche i due punti della trasformazione portando i suoi avanti 13-6.
Gli azzurri non ci stanno e ritornano vigile e propositivi, attaccano con tutte le proprie forze e costringono gli avversari al fallo, ma per ben due volte l'Italia rinuncia a piazzare e va in touche nei 22 avversari, ma la dura battaglia nei pressi della linea di meta avversaria viene sempre vinta dai Pumas.
La partita è vibrante quanto dura, un nuovo fallo argentino regala un piazzato agli azzurri che Bergamasco trasforma al 68°, ma passano appena due minuti e l'arbitro punisce non si sa bene cosa, permettendo a Contepomi di ristabilire, al 70°, le distante sul 16-9.
Spinti dal tifo e dall'entusiasmo dei fans azzurri l'Italia tenta l'ultimo sforzo costringendo i Pumas ad arretrare e a commettere falli su falli nei 5 metri finali, due mischie fatte crollare dai Pumas originano la meta tecnica, trasformata da Bergamasco che porta il risultato sul 16-13 al 79°.
Non c'è però più tempo e sull'ultima mischia a cavallo dei nostri 22 l'arbitro assegna una punizione per off side ai Pumas, il tempo è gia' scaduto, ma Contepomi, dimostrando poco tatto e rispetto, anzichè tirare fuori piazza per impinguare il proprio bottino personale e fissare il risultato finale sul 22-16 che punisce oltre misura gli azzurri, una vera caduta di stile per il cecchino argentino.
Dunque per l'ennesima volta gli azzurri sfiorano l'impresa ma non ce la fanno, come sempre le partite con i Pumas sono all'ultimo respiro, chiuse nel punteggio e nel gioco, ma gli argentini sono ancora una volta stati bravi a capitalizzare sui nostri errori, attuando il loro piano di gioco fatto di difesa e calci di spostamento.
Gli azzurri hanno avuto il grande torto di non capitalizzare nel primo quarto d'ora, quando erano riusciti a giocare alla mano e vincere gli scontri nei punti di impatto, e forse nell'ostinarsi a non piazzare due calci non impossibili perdendo la successiva battaglia sulla linea di meta avversaria.
E adesso sotto con l'Australia, ma la vedo dura.....
Mercoledì, 09 Giugno 10, 12:42 M.
Nel periodo dei Mondiali la Tribuna si sposta su
Sudafrica 2010: Emozioni Mundial
http://betait.oleole.com/blogs/sud-africa-2010-emozioni-mundial-
Di tutto di più sulla prima edizione in Africa dei mondiali di calcio
Seguiteci numerosi!!!!
Martedì, 18 Maggio 10, 02:44 M.
Eccoci all'abituale appuntamento di fine stagione con la raffica di voti e giudizi sulla stagione delle 20 protagoniste della serie A, capace, quest'anno di tenerci sul chi vive fino all'ultima giornata.
Il campionato appena andato in archivio ha dunque emesso i suoi verdetti definitivi: scudetto all'Inter, passaporto per l'Europa, dalla porta principale della Champions League, a Roma, Milan e Sampdoria, da quella, secondaria, dell'Europa League a Palermo, Napoli e Juventus, salutano invece mestamente il massimo torneo Atalanta, Siena e Livorno.
Inter, punti 82: un'altra stagione da incorniciare per i nerazzurri, coronata dallo scudetto numero 18, il 5° di fila, arrivato però solo all'ultima giornata, dopo un duello sfibrante con avversari, a turno, diversi, prima la Juventus, poi il Milan, infine la Roma. La fantastica cavalcata in Champions League ha sottratto energie fisiche e mentali ai nerazzurri, che raramente hanno entusiasmato, ma sempre hanno dato prova di solidità granitica, accompagnata ad una mentalità vincente, inculcata dall'estroso Mourinho. Perso Ibrahimovic, i nuovi acquisti hanno dato una nuova dimensione al team che, per la prima volta, ha trasmesso l'idea di essere davvero una 'squadra' e, per giunta, fortissima. Decisamente fuori luogo invece il continuo teatrino gestito da Mou per allontanare pressione dai suoi spargendo veleni e zizzania a 360°.
I più: Sneijder, Milito, Eto'o, Lucio, Zanetti.
I meno: Santon, Balotelli, Julio Cesar, Materazzi.
Voto 9, per il double campionato coppa italia, se arriverà anche la Champions non potrà che essere 10.
Roma, punti 80: partita ad handicap con due sconfitte consecutive nelle prime due uscite, costate le dimissioni di Spalletti, con l'arrivo di Ranieri la squadra si è compattata, ha privilegiato inizialmente la fase difensiva e pian piano è risalita, a metà stagione il ritardo dall'Inter era abissale: 42 punti contro 28, a 5 giornate dalla fine l'incredibile sorpasso ed il primo posto, conservato anche dopo il derby. Ma sul più bello, proprio come ai tempi di Eriksson contro il Lecce, è sopraggiunta l'inopinata ed immeritata sconfitta interna contro la Sampdoria che ha fatto svanire il sogno tricolore, ma non ha sporcato un bilancio più che positivo per una stagione a tratti esaltante, nobilitata da gioco d'alto livello e spettacolo regalato a destra e manca. L'arrivo di Toni ha dato profondità e peso in avanti, l'uso a singhiozzo di Totti ha tolto punti importanti, la pessima gestione di alcune partite dove è stato bruciato il doppio vantaggio (Cagliari, Livorno) hanno fatto il resto, peccato non sia arrivata neppure la Coppa Italia persa all'Olimpico contro l'Inter.
I più: Burdisso, Julio Sergio, Riise, Juan, Vucinic.
I meno: Doni, Mexes, Baptista, Brighi.
Voto: 8
Milan, punti 70: dopo il terrificante pre-campionato disseminato di sconfitte in giro per il mondo ed un pessimo inizio di campionato, Leonardo ha gettato alle ortiche tutte le paure e dismesso l'albero di Natale ed il gioco di Ancelotti, privilegiando un modulo iper offensivo, tutto attacco e poca difesa, con un equilibrio tra i reparti sempre estremamente sottile. E' così arrivata una lunga serie di risultati positivi, spesso nobilitati da spettacolo e gol, ma, al dunque, nel momento topico della stagione, complice la serie di infortuni, quasi contemporanei, di Nesta, Beckham e Pato, i nodi di una rosa ristretta e poco competitiva sono venuti tutti al pettine, e, mancato il sorpasso all'Inter a causa del pari interno con il Napoli, la squadra è franata miseramente, arrivando sulle ginocchia, ma conservando il terzo posto valido per la Champions diretta. Ciliegina sulla torta resta la vittoria a Madrid contro il Real per 3 a 2, mentre autentiche notti da incubo sono state quelle delle due sfide con l'Inter (0-6 complessivo) e con il Manchester United (2-7 complessivo). Promosso Leonardo, dopo le difficoltà iniziali, costretto purtroppo a lasciare da una dirigenza ottusa ed inconcludente.
I più: Borriello, Abate, Antonini, Ronaldinho, Thiago Silva.
I meno: Zambrotta, Gattuso, Inzaghi, Kaladze.
Voto: 7
Sampdoria, punti 67: Delneri regala, dopo oltre vent'anni, i preliminari di Champions League ai blucerchiati al termine di una stagione esaltante, iniziata e finita alla grande, con un solo passaggio a vuoto nella fase finale del girone d'andata. Con due stelle di livello assoluto (Cassano e Pazzini), i liguri giocano davvero di squadra, con una compattezza inimmaginabile alla vigilia, un controllo mentale inatteso e formando un gruppo solidissimo e coeso. Tra gli scalpi eccellenti la vittoria contro l'Inter che regalò addirittura un primo posto da sogno. Stupendo il duello finale contro il Palermo, coronato dal successo, che ha però lasciato sulla strada i cocci del sogno-scudetto infranto alla Roma. Un monito per le società meno ricche, si può ancora competere ad alto livello a patto di avere staff tecnici e dirigenziali competenti, non a caso Marotta e Delneri andranno a Torino a cercare di mettere insieme i cocci della Juventus. Fiore all'occhiello aver conservato imbattuto il terreno amico.
I più: Pazzini, Cassano, Storari, Palombo, Gastaldello.
I meno: Castellazzi, Franceschini, Pozzi.
Voto: 8
Palermo, punti 65: Zenga in estate aveva vaticinato i rosanero in lotta per lo scudetto, si è sbagliato di poco perchè i siciliani hanno combattuto fino al 90° dell'ultima giornata, peccato che Lui avesse salutato mestamente la compagnia in autunno, sostituito da Delio Rossi. Il tecnico romagnolo ha trasmesso alla squadra tutto il suo sapere calcistico trasformandola in un team davvero quadrato, solido, spettacolare e concreto. Il Barbera, rimasto imbattuto per tutto il torneo, è stato un fortino inespugnabile per gli avversari e molto munifico per i rosanero, se però un appunto è da fare ai rosanero è stato proprio il rendimento esterno spesso non adeguato agli obiettivi. Alla fine il risultato lo fanno i dettagli e solo per un'inezia non è arrivato il quarto posto. Da premiare lo sforzo della società, da anni alla ricerca di giovani talenti italiani e stranieri, che sono poi lanciati con coraggio in prima squadra, e crediamo davvero che da questa squadra a breve usciranno stelle di valore mondiale (Pastore ed Hernandez).
I più: Miccoli, Pastore, Sirigu, Kjaer, Hernandez, Cassani.
I meno: Budan, Blasi, Bertolo.
Voto: 7,5
Napoli, punti 59: dopo un inizio piuttosto scoraggiante e deludente che ha portato all'esonero di un poco 'vivo' Donadoni, è arrivato Mazzarri che, con la sua grinta ed il suo credo calcistico, ha rivoltato la squadra come un calzino, l'ha compattata e l'ha trascinata, inizialmente anche con più di un aiuto dalla buona sorte, verso la zona Champions. Ma proprio sul più bello i meccanismi, che parevano perfetti, si sono inceppati, sono arrivate alcune sconfiie e troppi pareggi che hanno tarpato le ali agli azzurri, qualche uomo importante non ha retto alla pressione, altri si sono 'seduti' e alla fine è arrivata 'solo' la qualificazione diretta all'Europa League. De Laurentis è un grande tifoso e ha promesso acquisti importanti, l'intelaiatura della squadra è peraltro già di ottimo livello, l'allenatore è senz'altro uno dei migliori nel panorama nazionale, e, siamo convinti, con pochi innesti azzeccati, i campani possono davvero diventare un'antagonista seria anche per l'Inter.
I più: De Sanctis, Cannavaro, Hamsik, Maggio, Lavezzi.
I meno: Dossena, Santacroce, Zuniga, Quagliarella.
Voto: 7
Juventus, punti 55: partita con lo scomodo ruolo di anti-Inter designata, con tanto di benedizione di Lippi, che suscitò gli strali di un inviperito Mourinho, dopo l'onerosa e strombazzata campagna di rafforzamento estivo e l'iniziale partenza lanciata con le 4 vittorie consecutive (due vittorie addirittura in casa delle due romane), si è inspiegabilmente spenta la luce, sono sopraggiunti misteriosi timori e mali oscuri, oltre a quelli reali, a fine stagione saranno oltre 70 gli infortuni complessivi, che hanno spazzato via ogni certezza, sostituite da insicurezze su tutto che hanno infine portato all'esonero dell'esordiente, e non tutelatissimo dalla società, Ferrara. Dopo la clamorosa sconfitta interna per 4-1 con il Bayern, costata l'eliminazione dalla Champions, la squadra è letteralmente affondata, privata a vario titolo delle sue stars, tutte irriconoscibili, inanellando figuracce una dietro l'altra. A fronte dell'unico sorriso in stagione, la vittoria nel match d'andata contro l'Inter, sono arrivate ben 15 sconfitte e subiti qualcosa come 56 gol, eguaglian in entrambi i casi eguagliati i record negativi della stagione 1961/62. L'arrivo di Zaccheroni, non adiuvato a dovere dalla società, e abbandonato dai giocatori ha fatto il resto, prima escludendo i bianconeri dalla corsa Champions, poi costringendola addirittura ad un doppio preliminare per accedere in Europa League. Un'annata da incubo che ha lasciato solo macerie, dura ora dover ricostruire per chi arriverà....
I più: Chiellini, Marchisio.
I meno: Diego, Felipe Melo, Amauri, Cannavaro, Grosso.
Voto: 4.
Parma, punti 52: da neopromossa la squadra di Ghiraldi, dopo la sontuosa campagna aquisti estiva ha mantenuto fede alle premesse della vigilia, ottimamente guidati dall'esperto Guidolin i ducali si sono distinti per un gioco armonioso, dove la fase difensiva è stata particolarmente curata, e quella offensiva ha saputo capitalizzare con puntualità quanto creato. Un passaggio a vuoto, a cavallo di fine anno, ha precluso il raggiungimento di un posto utile per l'Europa. Il materiale umano e l'entusiasmo ci sono tutti per ricostruire un team di ottimo livello che competa per l'Europa, peccato per l'abbandono di Guidolin, sostituito comunque dall'ottimo Marino.
I più: Mirante, Zaccardo, Lanzafame, Biabiany, Bojinov.
I meno: Crespo, Gimenez, Dzemaili.
Voto: 7
Genoa, punti 51: la rivoluzione della scorsa estate, in seguito al fallimento d'un soffio dell'obiettivo Champions League, cui hanno fatto seguito le cessioni eccellenti di Milito e di Thiago Motta, se ha portato certo un copioso gruzzolo nelle casse della società, sul campo non ha prodotto risultati in linea con le aspettative della calorosa tifoseria del grifone. Dopo un incoraggiante inizio, nella scia del bel gioco e dei risultati, la squadra si è però ben presto inceppata, incanalandosi su una brutta china. Il rendimento esterno è stato assolutamente scadente, mentre solo le grandi prestazioni a Marassi hanno continuato ad essere all'altezza delle potenzialità. Gasperini ha provato a perseguire il risultato con un modulo decisamente offensivo, ottenendo invece solo un clamoroso sbilanciamento della squadra che è spesso andata incontro a debacles clamorose, pur mantenendo, grazie al tridente, una più che discreta produzione offensiva. Urge cambiare modulo, idee e giocatori, Preziosi è presidente vulcanico, siamo sicuri che qualcosa inventerà.
I più: Sculli, Palladino, Mesto, Marco Rossi, Bocchetti.
I meno: Amelia, Suazo, Acquafresca, Juric.
Voto: 5
Bari, punti 50: per il neopromosso Bari, dopo le dimissioni choc di Antonio Conte, poco prima dell'inizio della stagione, e la interminabile vicenda sviluppatasi attorno alle trattative per la cessione della società agli americani, l'arrivo di Ventura ha rappresentato la quadratura del cerchio. Il tecnico ligure ha plasmato la squadra secondo il suo credo calcistico, fatto di pressing a tutto campo, di possesso palla prolungato, preciso e veloce, di ripartenze letali con attaccanti velocissimi. Risultato di tutto questo il miglior campionato di sempre del Bari in serie A e, per lunghi tratti della stagione i galletti sono usciti tra gli applausi in casa e fuori, tanto da essere definiti il 'piccolo Barcellona'. Fiore all'occhiello della stagione il doppio pareggio imposto all'Inter e tanti scalpi illustri. Annata da incorniciare con il lancio di tanti prospetti di assoluto valore in ottica nazionale.
I più: Ranocchia, Bonucci, Barreto, Alvarez, Gazzi.
I meno: Langella, Diamoutene, Parisi.
Voto: 7,5
Fiorentina, punti 47: dopo 4 qualificazioni consecutive alla Champions league, proprio nell'anno del cammino più lungo in Europa, stoppato solo dalla criminale direzione arbitrale di Orebro a Monaco, si materalizza la stagione più grigia e deludente dell'era Della Valle-Prandelli. Il feeling tra squadra, società e tifosi si è più volte spezzato, le polemiche hanno finito spesso per prevalere sul fatto tecnico. La viola, partita bene, trascinata dai gol di Gilardino e dalle invenzioni di Jovetic, ha iniziato a vacillare dopo l'esplosione del caso Mutu, trovato positivo ad un controllo antidoping, il crollo è invece arrivato dopo l'eliminazione in coppa ad opera del Bayern, tanto che, a fine campionato, si conteranno ben 17 sconfitte! Ci sono oggi a Firenze grandi macerie, ma sarà davvero ancora Prandelli chi dovrà ricostruire?
I più: Frey, Jovetic, Montolivo, De Silvestri, Marchionni.
I meno: Mutu, Kerrison, Gamberini, Natali.
Voto: 5
Lazio, punti 46: la vittoria della supercoppa italiana a Pechino contro l'Inter aveva illuso tutto l'ambiente biancoazzurro, così pure le prime due partite di campionato, poi, improvvisamente ed inopinatamente, si è spenta la luce che non si è più accesa. Al resto ci ha pensato Lotito con la sua assurda querelle con Pandev e Ledesma, coinvolgendo il povero Ballardini in una situazione ingestibile che ne ha provocato l'esonero quando la lazio era ormai avviata alla lotta per la salvezza. L'arrivo di Reja e il ritorno in campo di Ledesma hanno dato respiro e sprint alla squadra che ha finito poi per raggiungere una salvezza, comunque difficile. Dulcis in fundo la figuraccia in diretta mondiale per la partita farsa contro l'Inter, una vera offesa allo sport! Anche qui cumuli di macerie che Lotito e company in qualche modo devono rimuovere....
I più: Floccari, Muslera, Kolarov, Dias, Brocchi.
I meno: Dabo, Cruz, Foggia, Zarate.
Voto: 4,5.
Catania, punti 45: dopo l'annata boom della scorsa stagione, con Zenga che aveva guidato gli etnei al loro miglior campionato in A, tenendoli sempre lontani dalle secche della bassa classifica, quest'anno, dopo l'inizio deludente nei risultati, ma non nel gioco, costato il posto all'esordiente Atzori, l'arrivo di Mihajlovic ha segnato uno spartiacque ben preciso, da quel momento il Catania ha iniziato a volare, forte di un complesso ben amalgamato, giusto mix di fantasia sudamericana e concretezza italiana, i rossoazzurri sono diventati squadra difficilissima da superare, ne sa qualcosa l'Inter, distrutta al Massimino, esaltata dalle giocate e dai gol a grappoli del fenomenale Maxy Lopez, prestito di lusso dal Barcellona. Con 45 punti il coach serbo ha riscritto il libro dei record dei siciliani.
I più: Maxy Lopez, Andujar, Silvestre, Biagianti, Martinez, Mascara.
I meno: Terlizzi, Del Vecchio, Plasmati.
Voto: 7
Chievo, punti 44: i clivensi scrivono un'altra pagina memorabile nel loro libro dell'onore, Mister Di Carlo consolida quanto di buono fatto l'anno scorso, la sua è una di quelle squadre rognosissime da affrntare, sempre molto fisica, che si concede pochi fronzoli e capitalizza al meglio quanto costruisce. L'iniziale sbandamento è ben presto lasciato alle spalle e la squadra riprende a macinare il suo gioco fatto di intensità e densità a tutto campo che il 'sempreverde' Pellissier provvede poi a tradurre in gol pesanti. Mai davvero in lotta per salvarsi i gialloblu mantengono alto il nome di Verona nel calcio che conta.
I più: Pellissier, Sorrentino, Yepes, Luciano, Pinzi
I meno: Bogdani, Granoche, Abbruscato.
Voto: 6,5
Udinese, punti 44: annus horribilis quello dell'Udinese, questa volta il rituale ricambio non funziona, i nuovi prospetti non sono all'altezza di quelli precedenti, Marino soffre e perde il posto, l'interregno di De Biasi è disastroso, il ritorno di Marino è invece la medicina giusta, la squadra, anche se a fatica, esce pian piano dalla zona calda ed ottiene alla fine una salvezza risicata. Il tridente è l'unica cosa che funziona davvero, Sanchez continua la sua crescita, senza però esplodere compiutamente, Floro Flores finalmente segna con continuità, Di Natale, da prima punta, è invece mostruoso: 29 gol e titolo di capocannoniere assoluto del campionato, speriamo che il suo stato di grazia continui anche in Sud Africa. Il centrocampo e la difesa naufragano invece miseramente, l'anno prossimo si riparte con la solita politica e un nuovo Mister: Guidolin!
I più: Di Natale, Floro Flores, Sanchez, Pepe
I meno: Handanovic, Inler, D'Agostino, Quadrado.
Voto: 5,5
Cagliari, punti 44: la solita squadra di Allegri, inizio in sordina, per non dire disastroso, poi, dopo il primo mese di campionato, la macchina parte alla grande e tritura avversari su avversari esprimendo gioco piacevole, redditizio e, a tratti, anche spettacolare. Cellino però, con il suo tentativo di acquistare il West Ham, turba l'ambiente, risultato ne è che i rossoblu, arrivati prestissimo alla quota salvezza, smettono inopinatamente di giocare, raccogliendo sconfitte e figuracce in serie, e, alla fine ci rimette proprio Allegri, allontanato a sorpresa dal vulcanico presidente. Peccato una stagione che finisce con un gusto davvero insipido....
I più: Matri, Cossu, Marchetti, Biondini, Astori, Lazzari
I meno: Larrivey, Parola, Barone, Ariaudo.
Voto: 5,5
Bologna, punti 42: dopo la tempestosa estate e le voci societarie più disparate, la stagione rossoblu si apre male e Papadopulo, artefice della miracolosa salvezza dell'anno precedente, lascia il posto a Colomba che, lentamente, e grazie a qualche intervento oculato e proficuo nel mercato di riparazione, riesce a rimettere in carreggiata la squadra e a costruire una salvezza tranquilla nel periodo che va da fine andata a metà del girone di ritorno. La serie di 5 sconfitte consecutive, nel finale di stagione, spaventa gli emiliani che riescono a rasserenarsi con qualche fortunoso pareggio ed una vittoria con il Parma. La cosa triste è che quest'estate si ricomincia tutto daccapo, già si rincorrono le voci più disparate....
I più: Adailton, Viviano, Di Vaio, Mudingayi, Buscè, Portanova.
I meno: Succi, Zenoni, Britos, Vigiani.
Voto: 6
Atalanta, punti 35: gli orobici hanno abituato i propri sostenitori a questo saliscendi tra A e B, dopo 5 anni, di cui quello passato, veramente esaltante, i nerazzurri partono malissimo con Gregucci, l'arrivo di Conte sembra stabilire il feeling giusto, ma dura troppo poco, infatti tenere Doni, il beniamino della tifoseria, lontano dal campo gli costa l'astio della curva ed il posto. Ci prova Mutti, bergamasco doc, che riesce a recuperare la convinzione perduta e a macinare risultati positivi, ma, dopo 4 vittorie interne consecutive, il pareggio nel match chiave contro il Bologna, frutto di una prestazione sfortunatissima, segna il de profundis delle speranze di salvezza. L'anno prossimo si riparte dalla B, come spesso capita, ma questa volta c'è maretta contro la dirigenza....
I più: Guarente, Tiribocchi, Padoin, Manfredini, Valdes
I meno: Caserta, Acquafresca, Prado, Talamonti.
Voto: 5
Siena, punti 31: finisce per il momento qui la favola dei toscani in serie A, l'ennesima rivoluzione estiva, questa volta non porta l'abituale sofferta salvezza, il feeling con Giampaolo è ormai perso, lo scambio Portanova-Terzi regala al Bologna punti importanti. La squadra sembra allo sbando, senza consistenza, pur con qualche buona individualità, ci prova in extremis Malesani a risollevarne le sorti, ma la salvezza, nonostante alcune buone prestazioni e qualche bella vittoria, resta una chimera. L'arrivo di Mezzaroma e la vicinanza del Monte Paschi dovrebbe garantire una ricostruzione oculata e l'immediata caccia alla risalita nella massima divisione.
I più: Maccarone, Curci, Ghezzal, Vergassola, Jajalo.
I meno: Calaiò, Reginaldo, Terzi, Fini.
Voto: 5
Livorno, punti 29: gli amaranto, al ritorno in A, proprio non riescono ad approcciare la categoria superiore, la squadra allestita da Spinelli, pare mal assortita, senza punti fermi e con troppe incognite. La compagine toscana fa la classica figura del vaso di coccio in mezzo a quelli di ferro, va in frantumi ai primi scontri, e neppure la serie di cambi di panchina, con Cosmi che regala un po' di speranza e qualche vittoria, ma anche troppe litigate ed incomprensioni con il presidente, riesce ad evitare un destino intuito già dopo le prime uscite. Unica consolazione, ben magra invero, quella di aver portato via 2 punti al Milan e ben 4 alla Roma, risultati poi decisivi in chiave scudetto. Pare giunta al capolinea anche la storia in amaranto di Lucarelli, super bomber amatissimo e chiacchieratissimo a Livorno....
I più: Pulzetti, Candreva, Rivas.
I meno: Tavano, Mozart.
Voto: 4
A Voi ora esprimere le Vostre opinioni ed i Vostri voti, conscio che tutte le mie valutazioni sono personalissime ed opinabili.
Arrivederci alla prossima edizione della serie A dopo la pausa dedicata ai Mondiali in Sud Africa.
Buon calcio a tutti!!!
Domenica, 16 Maggio 10, 11:57 P.
Caro Silvio,
immagino che questa lettera aperta non la leggerà mai, ma da buon milanista mi sembra comunque opportuno scriverla ugualmente.
Ricordo con malcelata malinconia il cupo momento in cui Si avvicinò alla nostra squadra, erano gli anni tutt'altro che esaltanti della disastrosa presidenza Farina, la società, in balia dei creditori, era sull'orlo del fallimento e tutti noi fans rossoneri trepidavamo davanti alla tv e leggendo i giornali quando si ventilava il Suo nome come futuro presidente, Lei, imprenditore di successo che aveva costruito un impero grazie all'edilizia e alle televisioni commerciali, rappresentaVa nel nostro immaginario l'uomo della provvidenza, quel mecenate, tanto agognato, che poteva tornare a regalarci la gioia per successi, che oramai erano persi nella memoria, lontani di decenni com'erano.
Il Suo ingresso nel mondo del calcio italiano fu una ventata d'aria fresca in un ambiente chiuso e refrattario ad ogni novità, ricordo ancora, tanto per dirne una, la polemica con il compianto, grandissimo, Nils Liedholm, sulle crostate da consumare nella merenda prima delle partite, o le grandi polemiche per il licenziamento dello stesso svedese, sostituito con un illustre sconosciuto, dopo il brevissimo interregno di Capello, che conquistò, in un epico spareggio a Torino contro la Sampdoria, l'ingresso in Coppa UEFA, la porta a quell'Europa che da sempre è stato il Suo chiodo fisso e che sarebbe da lì a poco il campo dell'onore del nostro Milan.
Non aveva paura di azzardare e di guardare avanti, libero com'era dai vacui legacci della consuetudine, e, tra lo stupore generale, scelse un omino sconosciuto ai più, tal Arrigo Sacchi da Fusignano, ex mediocre calciatore nelle divisioni dilettantistiche romagnole, che Le avrebbe regalato il Mondo con due coppe dei campioni ed una coppa intercontinale, illustrando il nome Suo e del Milan in tutto l'orbe terrestre, ma soprattutto non badaVa a spese acquistando a destra e manca i migliori giocatori e prospetti del mondo, spendendo cifre talvolta scandalose, vedi il caso Lentini.
Il Suo tocco magico proseguì con Capello che Le fece dominare in Italia, e che Lei catapultò, nello scetticismo generale, da una scrivania del Suo gruppo industriale alla panchina più ambita dell'epoca, e arrivarano scudetti in serie ed un'altra Champions League.
Nel 1994, sull'onda lunga dei successi imprenditoriali e sportivi, Lei decise di 'scendere' in politica ed il Milan, poco alla volta, ma irrimediabilmente, è sceso nelle Sue priorità, anche se grazie ad una rosa, comunque di ottimo livello, dopo una serie di allenatori bocciati, Tabarez, Terim, e le sfortunate minestre riscaldate Sacchi bis e Capello bis, con il da Lei mai amato Zaccheroni arrivò un altro scudetto, imprevisto e casuale, che non lo salvò però da frecciate sempre più dolorose e da un esonero in diretta tv.
Con Ancelotti e le ultime spese davvero 'importanti' ha inaugurato l'ultimo glorioso ciclo vincente che ci ha regalato tutte le possibili vittorie in Italia ed all'estero.
Riuscendo a sopravvivere in qualche modo a calciopoli e cavalcando l'onda degli ultimi trionfi, frutto però più di momenti magici che di programmazione e scelte ponderate, siamo alfine giunti ai giorni nostri.
Con la conquista dell'ultimo scudetto, che data ormai 2004, abbiamo raggiunto il, pare proprio, sfortunato traguardo dei 17 scudetti, portando a ben 4 i titoli di vantaggio sui cugini nerazzurri, ma, ahinoi, ieri sera con la conquista del 18° alloro nazionale l'Inter ha operato un sorpasso ritenuto quasi impossibile in così breve tempo.
Eccoci al punto dolente assai, presidente, ogni tifoso rossonero oggi è stupito, avvilito, quasi incredulo di fronte a questa situazione, l'umiliazione e gli sfottò che dobbiamo mandare giù ovunque ci siano degli interisti hanno ormai raggiunto il limite della sopportazione.
Ci chiediamo tutti com'è possibile tutto questo? Lei è ancora, prima che Presidente, un tifoso del Milan?
Se si come può Lei gioire così ad animo leggero dei successi dei cugini, cui non fa mai mancare complimenti ed attestati di stima, e brillare invece per la Sua assenza su tutto quanto riguarda il mondo Milan, salvo uscirSene ogni tanto con salaci battutine e, ultimamente, con una serie di accuse, del tutto fuori luogo e senza plausibili appigli alla realtà, all'operato di Mister Leonardo, peraltro una Sua scelta non molto dissimile da quelle coraggiose che negli anni felici amava fare e supportare?!
Oggi siamo nuovamente al punto zero, speriamo non ad un punto di non ritorno, infatti, dopo aver costretto, dopo 13 anni di onorata milizia rossonera, Leonardo ad andarsene, nonostante che con il materiale umano a disposizione, abbia fatto anche più di quel che ci si poteva aspettare, regalandoci un terzo posto meritato e tenendoci in lotta per il titolo fino a sei giornate dalla fine, ci resta una squadra arrivata ormai al capolinea, con troppi over 30, onusti di gloria e vuoti di energie, e pochissimi giovani capaci di garantirci un futuro luminoso.
Il tifoso milanista non nasce vincente e vittorioso, abbiamo dovuto patire umiliazioni e periodi bui lunghissimi, 44 anni senza vincere un titolo, due retrocessioni in serie B, scandali e beffe d'ogni tipo, quindi abbiamo spalle forti e capacità di sopportazione comprovate, ma non siamo allocchi da prendere in giro con parole affabulanti, non siamo elettori ma tifosi, non se lo scordi Caro Presidente!
Vogliamo semplicemente chiarezza, che poi si esplica in poche chiare parole e tanti fatti concreti, non è più tempo di tentare di tenerci buoni con la 'solita solfa' del 'siamo il club più titolato al mondo quindi....', il passato glorioso, che Lei ha grandemente contribuito a costruire, è però ormai, o purtoppo, faccia Lei, alle spalle, perchè, purtroppo il calcio non è un'azienda, ma uno sport, e soprattutto è grande passione e vive perciò solo di presente e futuro e, ad oggi, il primo è decisamente NERO, il secondo è preoccupantemente OSCURO.
Dopo gli anni delle spese senza ritegno Lei ha scelto la via dell'austerity, cavalcando la strada della moralizzazione economica in tempi di crisi economica globale, lodevole intento che però sembra un tantino controcorrente ed azzardato, almeno nel mondo del calcio attuale, laddove i naturali competitors, pur tra le difficoltà, continuano ad investire e...a vincere.
Ora ci diTe che la strada maesta è questa, che bisogna investire sui giovani e ridurre drasticamente le spese, bene, però questa politica va attuata sul campo e non sventoalata verbalmente alla bisogna, inutile promettere campionati d'avanguardia, quando è chiaro ed evidente che così non è.
Caro Presidente, Le chiedo dunque, dando per scontato che Lei continui ad essere un grande innamorato del Milan, di essere chiaro con la sua gente, di spiegare per bene le sue ragioni e di esporre i suoi progetti e piani a lungo termine, noi, per carità, aspetteremo, anche se a denti stretti, con grande fiducia che maturino i tempi per nuovi successi, ma la smetta di prenderci per il naso, non lo meritiamo, nè tanto meno si indigni se, civilmente, il popolo rossonero La contesta cercando di focalizzare la sua attenzione su una situazione ormai chiara anche ad un non vedente....
RingraziandoLa per l'attenzione e, soprattutto, per tutti i trionfi e le gioie che ci ha regalato in 24 anni di Presidenza, La saluto cordialmente, sperando che le nubi di tempesta, che incombono nerissime sul futuro del Nostro Milan, POSSANO ESSERE PRESTO SPAZZATE VIA da nuovi venti di successi!!!
Sabato, 15 Maggio 10, 09:25 M.
Nella sempre suggestiva e magica cornice del nuovo Wembley va in scena l'ultimo atto della lunghissima e logorante stagione inglese, la finale di F.A Cup numero 129, di fronte il Chelsea di Carlo Ancelotti, laureatosi appena una settimana fa campione d'Inghilterra a suon di gol e spettacolo, ed il Portsmouth di Avram Grant, club indebitato fino al collo, in amministrazione controllata da mesi e retrocesso con l'ultimo posto in Premiership.
La storia della Coppa d'Inghilterra è ricca di aneddoti e racconti fantastici, ai limiti dell'incredibile, che hanno contribuito a scriverne la leggenda, tanto che ancora oggi quando dici calcio pensi alla F.A., ricordo infatti che fin da piccolissimo non mi perdevo una finale e l'appuntamento di maggio con il colore ed il calore di Wembley era uno di quelli che cercavo in tutti i modi di non perdere mai.
Oggi dunque se ne va a scrivere un nuovo, ennesimo, capitolo, proprio grazie ad uno di quegli scontri impossibili che spesso hanno regalato epiloghi impensabili ed imprevedibili, la bella e la bestia, davide e golia, scegliete Voi quale metafora Vi sembra più calzante, i primi della classe contro gli ultimi (è la sesta volta nella storia che un club retrocesso approda in finale, l'ultimo fu il Middlesborough contro lo stesso, vittorioso, Chelsea nel 1997) si affrontano davanti a 90.000 spettatori e al Principe William per la gioia di qualche miliardo di telespettatori.
Ancelotti sceglie Cech in porta, difesa con A.Cole, Terry, Ivanovic e Alex, a centrocampo Ballack (dal 44° Belletti), Lampard e Malouda, in avanti Kalou (dal 71° J.Cole), Drogba e Anelka (dal 90° Sturridge).
Avram Grant risponde con James tra i pali, Finnan, Mullins (dall'82° Beladji), Rocha e Mokoena in difesa, sulla mediana Djop (dall'81° Kanu), Boateng (dal 74° Utaka),Brown, Dindane e O'Hara, in attacco Piquionne.
Dopo poche battute già si capisce che il confronto è impari con i Pompeys tutti raccolti indietro a difendere il fortino e l'armata Blues a manovrare a proprio piacimento costruendo azioni da gol in quantità industriale, ci prova al 4° e al 14° Lampard con due tiri dal limite, la prima volta la sfera si perde a lato d'un soffio, la seconda è il palo alla sinistra del portiere a negargli il gol, un minuto dopo è Anelka a liberarsi in area e a sparare verso il primo palo, si salva James con una difficile deviazione in corner.
Drogba svaria su tutto il fronte d'attacco, imprendibile per i difensori avversari, al 21° è Mokoena, per due volte, a respingere, a corpo morto, due conclusioni consecutive dell'ivoriano,
ma, come capita spesso nel calcio, al primo contropiede, al 23°, solo un mostruoso Cech impedisce la capitolazione ai blues deviando d'istinto una deviazione ravvicinata di Piquionne su un tiro al volo scentrato di Boateng.
Ma la prima parte del match passerà alla storia come la partita dei legni, infatti, dopo quello colpito in avvio da Lampard, ne arriveranno addirittura altri 4, al 27° quando lo sciagurato Kalou, solo, e a porta vuota, colpisce di stinco un assist perfetto di Cole spedendo la sfera contro la traversa,
al 31° è invece capitan Terry a staccare, con tempismo perfetto, e a deviare di testa un tiro piazzato dalla trequarti, James è battuto ma la palla si infrange ancora contro la traversa.
Il finale è invece tutto di Drogba, prima al 39° esplode una terrificante punizione dai 25 metri su cui James è superbo a metterci la mano, la sfera picchia contro la parte inferiore della traversa e cade sulla linea, senza varcarla completamente,
poi al 42°, approfittando di un pasticcio di due difensori, anticipa l'uscita alla disperata di James con un tocco di giustezza ma il palo gli dice ancora di no.
Mai visto nulla di simile, 5 pali, un salvataggio sulla linea e tante occasioni prodotte dal Chelsea ed il tabellino dice ancora zero a zero, in questi casi si inizia a pensare che le stelle forse preparano qualcosa di luminoso.
La ripresa parte con il Chelsea sotto ritmo che concede campo ed iniziativa al Portsmouth, che manovra con maggiore tranquillità e con più coraggio tant'è che, al 55°, Dindane si invola sulla fascia, entra in area e viene affrontato fallosamente da Belletti, rigore solare che l'arbitro concede senza indugio.
Sul dischetto va Boateng, già autore di una trasformazione dagli 11 metri nella vittoriosa semifinale contro il Tottenham, ma il tedesco calcia malissimo tirando lento e centrale consentendo a Cech, pur spiazzato, di respingere di piede.
E' il classico momento che cambia la storia di un match e di una stagione, gli dei del calcio, fin lì benevoli e propizi ai Pompeys, indignati per questo inopinato sgarbo alla buona sorte, si girano dall'altra parte e, sul capovolgimento di fronte, Drogba viene atterrato a 25 metri dalla porta, lo stesso ivoriano si incarica della trasformazione del calcio piazzato e, questa volta,
il suo tiro, forte e a scendere, evita la mano, invano protesa, di James, picchia contro la base interna del palo e rotola, finalmente, in rete per il gol del meritato vantaggio del Chelsea, 37° centro stagionale del fantastico centrunavanti londinese.
La reazione del Portsmouth è generosa e volitiva, ma la maggior classe e la solidità dei Blues sono un ostacolo insormontabile, anzi, scoprendosi nel disperato tentativo di pareggiare, i Pompeys offrono invitanti spazi per le ripartenze degli uomini di Ancelotti che vanno ripetutamente vicini al gol, clamorose le occasioni di Drogba che, solo in area, spara addosso a James
e di Kalou che, al culmine di una triangolazione perfetta, spedisce la sfera ad un palmo dal palo più lontano.
L'ultima grande emozione la regala Lampard all'86°, il centrocampista della nazionale di Capello si procura, grazie ad una percussione in area, un rigore, un magari po' generoso, ma, incredibilmente, al momento di calciare si lascia schiacciare dalla tensione e spedisce la sfera a lato.
I 3 minuti di recupero non regalano altre emozioni ed al fischio finale la festa è tutta biancoblu, encomiabile è infatti l'affetto e l'entusiasmo dimostrato ai propri beniamini dai fans del Portsmouth,
ma il titolo e la coppa sono del Chelsea, che, sotto la guida di Ancelotti, centrano il primo double della loro storia, conquistando per la sesta volta la prestigiosa F.A. Cup, neppure l'adorato Mourinho aveva saputo fare altrettanto in casa Blues.
I migliori: nel Chelsea Drogba e Cech, nel Portsmouth Dindane e James.
Venerdì, 14 Maggio 10, 12:13 M.
Mercoledì, 12 Maggio 10, 02:48 M.
Ieri il Commissario Tecnico dei Campioni del Mondo, Marcello Lippi, ha comunicato la lista dei 30 giocatori che si contenderanno i 23 posti utili per andare a difendere il titolo in Sud Africa.
Questa la lista dei 30 preconvocati. Portieri: Buffon, De Sanctis, Marchetti, Sirigu. Difensori: Bocchetti, Bonucci, Cannavaro, Cassani, Chiellini, Criscito, Grosso, Maggio, Zambrotta. Centrocampisti: Camoranesi, Candreva, Cossu, De Rossi, Gattuso, Marchisio, Montolivo, Palombo, Pepe, Pirlo. Attaccanti: Borriello, Di Natale, Gilardino, Iaquinta, Pazzini, Quagliarella, Rossi.
Chi si aspettava la sorpresa dell'ultimo momento è rimasto deluso, l'unica novità, peraltro lasciata già trapelare negli ultimi giorni, è infatti l'esclusione di Legrottaglie a favore di Giuseppe Rossi, dunque i 'desiderata', dei mass media e del pubblico, Totti, Toni, Miccoli, Cassano e Balotelli, resteranno a casa, come tutti noi, a vedersi i mondiali in tv.
Il biennio di qualificazioni, utilizzato dal C.T. per far esordire in azzurro e provare decine di giocatori, ed il campionato di quest'anno, con le sue tante e chiare indicazioni, non hanno costituito elementi sufficienti a far maturare nel Mister scelte coraggiose ed innovative, Lippi è rimasto ancorato al suo credo calcistico e punta decisamente tutto sul gruppo piuttosto che sui valori tecnici.
L'indimenticabile cavalcata vincente di 4 anni fa è nata intorno ad un gruppo granitico in cui tutti hanno remato nella stessa direzione, senza abbandonarsi a polemiche d'alcun tipo, e hanno seguito ciecamente il nocchiero viareggino accettandone con convinzione tutte le scelte, fermo restando che i valori tecnici ed atletici erano comunque elevati, anche se non di primissimo piano.
Dei 23 campioni del mondo ne sono sopravvissuti 10, ma la cosa preoccupante è che i superstiti, oltre ad avere 4 anni in più nelle gambre e nella testa, sono quasi tutti reduci da una involuzione, più o meno marcata, che li ha trascinati, in gran parte, ai margini anche nelle rispettive squadre di appartenenza, pertanto pensare oggi, che, improvvisamente, quasi per effetto del tocco di una bacchetta magica, ritornino quelli d'un tempo è sfidare al di là del lecito lo stellone....
Da più parti si sostiene che le condizioni climatiche sudafricane, con temperature fresche, se non fredde, dovrebbero favorire le squadre fisiche e muscolari a danno di quelle tecniche, ebbene anche questo punto di vista sembrerebbe dar torto al nostro Mister, con tutti quegli over 30, per di più non certo in gran spolvero 'atleticamente'.
L'iniezione di gioventù, per carità, c'è stata, ma, d'acchito, i nuovi non sembrano poter aspirare al ruolo di titolari e questo aumenta le perplessità dei più.
Certo è consuetudine che le convocazioni per i mondiali suscitino scontento e perplessità in buona parte dei critici e del pubblico, ma questa volta sembra che tutti, compatti, siano rimasti sconcertati da scelte che paiono dettate solo dalla convinzione di voler dimostrare a tutti i costi di essere nel giusto e di voler stupire a scanso dei santi, il che sa molto più di arrogante presupponenza che di ragionevole saggezza.
Gli illustri esclusi, reduci da una stagione convincente, hanno però tutti in comune un grave difetto: avere un carattere 'difficile' che attira da sempre le polemiche dei media, pensare però che portarseli in Sud Africa avrebbe esposto il gruppo a pressioni eccessive ed ulteriori se, da una parte può essere in parte vero, dall'altra non è però motivo sufficiente ed accettabile per depauperare di valori tecnici e di personalità una squadra chiamata a difendere comunque il titolo più importante del mondo pallonaro!
Il 18 maggio verrà diramata la lista dei 23 convocati e delle quattro riserve, che diventerà definitiva il 1 giugno con la comunicazione alla Fifa.
In previsione della scrematura ai definitivi 23, che voleranno in Sud Africa, questo è il mio personale borsino sui 30 preconvocati:
Buffon: coinvolto nella stagione orrenda della Juventus, resta sempre uno dei 3 migliori portieri del mondo....da portare!
Marchetti: dopo le iniziali difficoltà, in questa che per lui doveva essere la stagione della conferma, ritorna a livelli di eccellenza da metà stagione in avanti....da portare!
Sirigu: scoperto da Zenga, alla prima stagione da titolare, stupisce per continuità e forza mentale, la giovane età e la necessità di iniziare a fare importanti esperienze d'alto livello me lo fa preferire a De Sanctis....da portare!
De Sanctis: tornato in Italia dopo esperienze all'estero, Spagna e Turchia, non proprio esaltanti, si ritrova e disputa una stagione da assoluto protagonista, solo l'età ed il ruolo (terzo portiere) me lo fa scartare....da tagliare.
Bocchetti: pur coinvolto nella stagione di luci ed ombre del Genoa, conferma le sue doti di combattività e solidità...da portare!
Bonucci: una delle grandi novità espresse dal Bari dei miracoli di Ventura, una stagione da incorniciare....da portare!
Cannavaro: il ritorno alla Juventus non ha dato solidità alla retroguardia bianconera, la più battuta tra le grandi, dopo un inizio disastroso si è ripreso e si simenta nel tentativo di ritornare ad essere il solito, anche se un po' diroccato, muro di Berlino, poi è pure il nostro capitano...da portare!
Chiellini: una stagione che, infortuni a parte, lo ha sempre visto protagonista assoluto, anche in fase offensiva, maturo e pronto per essere il nuovo leader della difesa....da portare!
Cassani: un'altra stagione di ascesa per il rosanero, ormai maturo per le grandi ribalte, è il suo momento, atleticamente solido e vivo...da portare!
Criscito: luci ed ombre ma giovinezza, duttilità, autorevolezza e personalità sono doti che non gli mancano...da portare!
Maggio: sicuramente l'uomo in più del Napoli di Mazzarri, forse non attentissimo e sicuro in fase difensiva, ma fondamentale, con i suoi inserimenti, per sorprendere le retroguardie avversarie....da portare!
Grosso: l'eroe di Germania 2006 è appassito in Francia, il ritorno a Torino non lo ha riportato agli antichi fasti, assente in fase difensiva, ottimo davanti, ma qualcuno deve purtroppo rimanere a casa....da tagliare.
Zambrotta: uno dei fedelissimi di Lippi, a Milano nessuno ha mai visto quello splendido laterale che incantò in azzurro e nella Juventus, in difesa copre con sicurezza ma in avanti chi lo vede più, gioca sempre da sei, ma forse ci vuole qualcosa di più, se si considera poi che nel Milan al suo posto ha giocato Antonini......da tagliare.
Camoranesi: chi l'ha visto quest'anno in bianconero? certo se è in forma il suo apporto è imprescindibile, ma se non lo fosse? non vorremmo scoprirlo in Sud Africa però....da tagliare.
Candreva: ha dimostrato di avere dei numeri, il passaggio da Livorno a Torino non lo ha sconvolto più di tanto, è una scommessa, ma perchè non giocarsela?...da portare!
Cossu: stagione super per il tamburino sardo, ha numeri per stupire, credere in lui, vista l'assenza di Totti, mi sembrerebbe coerente....da portare!
De Rossi: leader conclamato della Roma e punto fermo del centrocampo azzurro, se poi ci regalasse pure qualche gol....da portare!
Gattuso: un incubo la sua stagione, l'infortunio della scorsa annata lo ha debilitato nel fisico e nella testa, le continue esclusioni di Leonardo hanno fatto il resto, ma è un leader carismatico.....da portare!
Marchisio: una stagione strana la sua, gli infortuni lo hanno bersagliato, i mezzi e la sostanza, uniti alla sua duttilità ne fanno un giocatore utile e di prospettiva, è forse un azzardo ma....da portare!
Montolivo: dopo una pessima partenza, ha regalato alcune perle e qualche partita di sostanza, i mezzi tecnici li ha, la personalità e la continuità un po' meno, sono incerto ma alla fine, pollice verso....da tagliare.
Palombo: uno dei gladiatori del miracolo Sampdoria, quantità, aggressività e sostanza non gli mancano, è uno di quelli che fanno legna e qualche volta fa pure gol....da portare!
Pepe: l'inizio disastroso lo aveva fatto finire ai margini, il finale sontuoso lo ha riportato ai suoi livelli, giocatore generoso e tatticamente duttile....da portare!
Pirlo: il faro della nazionale, tra alti e bassi, è l'unico in grado di inventare sempre qualcosa....da portare!
Borriello: annata da protagonista nel Milan, si batte da gladiatore su ogni pallone, il suo tallone d'achille è la mancanza del killer instinct (quello che ha Inzaghi per intenderci)....da portare!
Di Natale: capocannoniere del campionato, giocando da prima punta ha iniziato a segnare alla prima giornata e non ha più smesso, speriamo che il suo stato di grazia continui pure in Africa, ripercorrendo così la strada dell'altro Totò nazionale (Schillaci)....da portare!
Pazzini: la sua miglior stagione da marcatore, imbeccato da Cassano ha colpito e punito tutte le difese, ormai maturo per le ribalte più importanti....da portare!
Gilardino: un inizio stagione incoraggiante, poi l'involuzione ed il decadimento, non ha sempre convinto in azzurro, certo quasi mai nei match importanti....da tagliare.
Quagliarella: arrivato, lui napoletano, al Napoli, ha in parte deluso le grandi aspettative che lo circondavano, ha segnato qualche gol, ma non quelli necessari ed attesi dalla squadra, nel suo piede ci sono gol straordinari, ma non la continuità ad alto livello...da tagliare.
Giuseppe Rossi: dopo l'oblio in cui era sprofondato, complice pure il pessimo avvio di stagione del Villareal, riconquista la fiducia del Mister a suon di gol e belle prestazioni, ha le stimmate del suo omonimo predecessore, a lui l'onere di riscriverne le gesta....da portare!
Iaquinta: guarda caso appena si è infortunato è scesa la notte a Torino, l'incognita è rappresentata dalle sue condizioni fisiche, se è a posto è giocatore utilissimo tatticamente, anche se segna pochino, comunque....da portare!
In attesa dei futuri sviluppi, questi sono i nostri eroi, non ci resta che sostenerli come e più di sempre: FORZA AZZURRI!!!!!!
Domenica, 09 Maggio 10, 10:35 M.
Il forfait dell'ultimo momento del Doc mi scombussola i piani rendendo più stressante l'avvicinamento al match decisivo per la salvezza del Bologna.
Infatti è una lunga tirata senza pause il ritorno a Bologna da Rimini, un'ora e mezzo di treno, poi corsa a prendere l'autobus, a casa per lasciare la borsa e cambiare abbigliamento visto che anzichè il sole riminese trovo una dispettosa pioggia, e po di nuovo a prendere bus verso lo stadio, naturalmente stretti come sardine, che quasi non si respira.
In zona stadio un attimo di break con un trancio di pizza e una birra, consumate quasi al volo, e poi finalmente mi accomodo sul mio seggiolino 25 quando mancano appena 5 minuti alle tre.
Lo stadio offre uno spendido colpo d'occhio con l'ennesima colorata coreografia regalata dalla curva Bulgarelli.
Colomba, dopo il fortunoso pareggio di Bergamo, cerca la matematica salvezza schierando il Bologna con un 4-3-1-2 con: Viviano;
Raggi, Moras, Britos, Lanna; Buscè, Guana, Casarini (35’p.t. Modesto); Adailton (12’s.t. Succi); Di Vaio, Zalayeta (1’s.t. Appiah).
Mihajlovic, che non ha più nulla da chiedere allo splendido campionato degli etnei risponde proponendo un Catania con un 4-3-3 con: Andujar; Potenza, Silvestre, Spolli, Capuano;
Ledesma, Carboni, Biagianti (23’s.t. Moretti); Izco (17’s.t. Barrientos), Maxi Lopez (10’s.t. Martinez), Mascara.
Dopo le iniziali fasi di studio il Bologna pigia sull'acceleratore e sfiora ripetutamente il gol prima con una punizione dal limite di Di Vaio, sventata da Andujar,
Il gol arriva puntuale al 15° quando Di Vaio, servito da un passaggio filtrante, si inserisce tra due difensori rossoazzurri, invero piuttosto impacciati, e batte con un tiro preciso ma non irresistibile un sorpreso Andujar, accendendo d'entusiasmo il Dallara.
La risposta del Catania che giochicchia senza particolare cattiveria e decisione si concretizza in un tiro di Mascara appena a lato e in un tiro debole di Biagianti, bloccato a terra da Viviano.
Il Bologna si vede in avanti solo una volta con Lanna che scodella al centro un assist al bacio che Zalayeta non riesce ad impattare lasciandosi anticipare da un difensore.
Proprio al 43° il tabellone segnala il vantaggio del Napoli contro l'Atalanta, proprio questo risultato scrive il successivo story-book del match.
Infatti ad inizio ripresa il Catania, con irrisoria facilità, si presenta due vole nell'area rossoblu con Maxi lopez che, sempre solissimo, al 48° mette a lato, mentre al 50° batte facile facile Viviano con un tiro che lo spiazza fissando il punteggio sul definitivo 1 a 1.
Mancano 40 minuti alla fine ma non succede veramente più nulla fino alla fine, le squadre infatti si limitano ad uno stucchevole e prolungato inoffensivo titic titoc che finisce per annoiare tutti e rendere anche meno piacevole la festa finale, in verità piuttosto soft.
Finisce così con la salvezza del Bologna che coglie con una giornata d'anticipo il premio ai suo sforzi, dopo aver regalato ai propri sostenitori qualche gioia, ma anche fin troppe delusioni.
Dov'è il Bologna che faceva divertire e che si giocava tutte le partite con l'aspettativa di giocarsela alla pari con chiunque? Come cantavano gli Ulltà: 'meritiamo di meglio'.....
I migliori: nel Bologna Di Vaio e Casarini, nel Catania Maxi Lopez e Baiocco.
On Buon 2011