Martedì, 23 Novembre 10, 01:30 M.
I 32.000 spettatori che affollano l'Artemio Franchi di Firenze regalano una bella cornice di pubblico, calda e colorata, ma non il tutto esaurito dei tempi belli (le curve sono desolatamente semivuote), al secondo Cariparma - test match di novembre degli azzurri, nonostante l'avversario siano i due volte campioni del mondo dell'Australia, numero 3 del ranking mondiale, qualcosa vorrà pur dire.....
Ennesima novità in mediana dove ritorna Orquera ed esordisce Gori, anche la prima linea è rivoluzionata con il 'barone' Lo Cicero ed Ongaro dal primo minuto.
A differenza che con l'Argentina il primo quarto d'ora è di quelli terribili, c'è una sola squadra in campo, i 'wallabies', che disegnano gioco di alto livello, sempre alla mano da ogni zona del campo, la nostra difesa decide di aspettare e rinculare facilitando così l'avanzamento territoriale degli australiani.
Due minuti e siamo già sotto con un piazzato di Barnes, l'Italia soffre, incapace di costruire alcunchè in avanti e, quel che è peggio, disarmata di fronte alle ondate dei gialli, che all'8° vanno in meta con Mitchell al termine di una irresistibile azione multifase, Barnes trasforma agevolmente e siamo già sotto 10-0 dopo dieci minuti.
Finalmente riusciamo a mettere il naso nella metacampo avversaria e conquistiamo una punizione che Bergamasco riesce a trasformare per il 10-3.
Passano pochi istanti e l'ennesimo fallo azzurro regala una nuova punizione agli australiani che Barnes trasforma senza problemi riportando i suoi avanti di dieci punti sul 13-3.
Ma qualcosa cambia nell'atteggiamento in campo degli azzurri che ora difendono meglio, duri e compatti, avanzano anzichè aspettare e combattono stoicamente a difesa della nostra area di meta, con placcaggi duri e precisi, riuscendo a fermare i 'wallabies' per ben due volte a due passi dalla linea fatale, dando una prova di forza difensiva che sgretola la spavalda e tracotante sicurezza degli avversari, i quali, improvvisamente, perdono la musicalità delle loro giocate arenandosi in un possesso stucchevole ed improduttivo.
L'Italia riparte dalla mischia, tornata, per una volta dominante, che sgretola quella australiana costringendola a collassare e commettere falli in serie.
Un piazzato di Orquera da oltre metacampo, che solo dopo quasi 5 minuti di attesa per studiare l'instant replay viene convalidato, ed un altro di Bergamasco a fine frazione, fissano il punteggio su un dignitoso e incoraggiante 9-13.
Tutti a questo punto ci aspetteremmo il prepotente crescendo azzurro che tutto spazza via, approfittando dello smarrimento avversario ed invece non succede nulla di tutto ciò, anzi, si rivede il solito copione trito e ritrito, gli italiani si afflosciano incapaci di andare oltre la mera difesa, gli australiani non esitano ad abbandonare il loro scintillante piano A, ormai scoperto ed inneficace, e propongono un umilissimo piano B, fatto di pazienza, sacrificio ed attesa, puntualmente ripagata dal calo fisico e di disciplina degli azzurri, che concedono punizioni su punizioni che l'infallibile cecchino Barnes, 8 su 9 dalla piazzola per lui, giustamente alla fine nominato man of the match, trasforma senza tentennamenti riportando lontanissimi i suoi su un rassicurante 25-9.
A questo punto agli azzurri non resta che l'orgoglio e, come spesso è accaduto nelle tante sconfitte che costellano la storia della nostra nazionale, sospinti dal tifo fiorentino, riescono a varcare, dopo una prolungata ed insistita azione, la linea fatale con il flanker Barbieri, alal sua prima meta in azzurro, che fissa il punteggio su un dignitoso 14-25, visto che Bergamasco fallisce una facile trasformazione.
Ma, come contro l'Argentina, ci è fatale il tempo di recupero, una mischia ad introduzione azzurra vede l'ovale uscire troppo presto e sorprendere il mediano azzurro ( ma che c....o guardava dico io) regalando la più facile delle mete a McCalman, Barnes non sbaglia la successiva facile trasformazione, fissando il risultato finale su un poco soddisfacente, ma non proprio umiliante 32-14, che comunque non rispecchia completamente quanto visto in campo.
Sono 40 anni che guardo rugby e mi entusiasmo, prima per il 5 nations, ora per il six, e i vari test match, ma la mia pazienza verso gli azzurri ha superato il livello di guardia.
Mi sono davvero stancato di vedere una squadra che fa sempre un passo in avanti e due indietro, che commette gli stessi errori, che non progredisce mai, che persevera in un gioco senza sbocchi e senza futuro!!!
In qualsiasi altro sport e situazione la gente avrebbe già da molto tempo voltato le spalle ad una squadra che sa solo perdere, che avvilisce e non regala mai sorrisi e gioie, dunque temo che ormai l'apertura di credito all'Italrugby si stia inesorabilmente esaurendo, e come non capirlo.
In questi 10 anni di 6 nazioni si sono succeduti 4 allenatori (2 neozelandesi, un francese ed un sudafricano) e centinaia di giocatori ma nulla è cambiato, anzi, se possibile, le cose sono peggiorate, gli altri hanno avuto momenti si e momenti no, sono magari passati dal cucchiaio di legno al grande Slam (Galles), noi no, continuiamo ad entrare in campo per perdere dignitosamente e con uno scarto non umiliante, ma così non si può andare da nessuna parte, si fa solo entrare profondamente la sconfitta nel proprio DNA, allora che fare?
Lasciare il Six Nations e rendersi conto che mai arriveremo, non dico a vincerlo, ma neppure a giocare alla pari tutte le partite, vincendone più di una o due?
Aspettare che l'esperienza Celtic League produca i suoi effetti benefici e ci restituisca giocatori motivati e competitivi?
Per ora non possiamo, ahinoi, che aspettare e sperare, ma vedere sempre e solo sconfitte è davvero troppo pesante da digerire....
Comunque, ora come e più di prima, Forza Italia!
Domenica, 14 Febbraio 10, 12:01 P.
In un Flaminio, ampliato con nuove tribune, c'è l'ennesimo tutto esaurito per il secondo match del Sei Nazioni 2010, di fronte Italia ed Inghilterra, uscite con risultati e prestazioni opposte dal primo turno.
Gli azzurri sono usciti nettamente sconfitti da Croke Park dopo una sconcertante prestazione nel primo tempo ed una più confortante nella ripresa, i bianchi hanno superato nettamente il Galles con una partita difensivamente perfetta ed offensivamente utilitaristica.
Dopo i momenti di pathos regalati dagli inni si parte con i bianchi subito in attacco e gli azzurri a placcare tutto quello che passa dalle loro parti, la touche italiana sembra funzionare, anche se la mischia sembra ancora lontana parente di quella dominante vista contro Nuova Zelanda e Sud Africa.
Dopo un ping pong di calci a saggiare l'attenzione degli estremi all'8° fallo azzurro e Wilkinson mette i primi tre punti sul tabellone, poco male, la reazione azzurra è veemente e dopo due minuti un uso illecito delle mani in ruck regala a Mirco Bergamasco l'opportunità di impattare, il biondo non si fa impressionare e calcia in mezzo ai pali per il 3 a 3.
Segue un lungo periodo in cui gli inglesi cercano di sfondare di forza con tanti raccogli e vai, mentre quasi dimenticano il loro usuale e letale gioco al piede, gli italiani si difendono bene, placcando duro e cercando sempre di avanzare difendendo, purtroppo in avanti mancano ancora le idee necessarie a scardinare le munite difese avversarie.
La touche perde un paio di rimesse ma poi non solo non ne perderà più, anzi arriverà anche a rubarne alcune con lancio inglese, le squadre sono un po' indisciplinate e l'arbitro francese Berdoz fischia molti falli, incredibilmente Wilkinson tradisce la sua fama di cecchino infallibile e sbaglia addirittura due calci, per lui, semplicissimi, lo imita Bergamasco da posizione decentrata.
Al 34° gli inglesi si fanno pizzicare in fallo sotto i pali, facile per Bergamasco centrare i pali e regalare agli azzurri il primo vantaggio in questa edizione del sei nazioni.
La reazione inglese è confusa e trova un'attenta difesa, purtroppo proprio al 41° un fallo azzurro a terra regala a Wilkinson l'ennesimo calcio, il biondo fromboliere, seppur d'un soffio, centra i pali e fissa il punteggio all'intervallo sul 6 a 6.
La ripresa si apre subito con un opportunità per gli azzurri con una punizione decentrata dai 40 metri che Gowar non riesce a piazzare in mezzo ai pali.
La partita diventa più complicata per gli azzurri un po' in debito d'ossigeno e sull'unico errore grave di tutto il match al 50° i vicecampioni del mondo vanno in meta, Monye sfonda la linea azzurra, Masi manca clamorosamente il placcaggio a centro campo, l'ovale finisce ad Armitage che smista per Taith che, nonostante il disperato tentativo di Tebaldi, schiaccia in meta, incredibilmente Wilkinson sbaglia anche la trasformazione successiva.
Al 58° il match sembra diventare un Everest per gli azzurri, per un mani in ruck Castrogiovanni si becca il giallo e lascia gli azzurri in 14 per dieci minuti, Wilkinson mette a referto altri tre punti e porta i suoi sul 14 a 6.
Si fa dura ma il Flaminio spinge gli azzurri, li conforta, li sostiene, li spinge, al 64° un offside inglese regala un'opportunità a Mirco che, dai trenta metre, centra i pali ed accorcia ancora.
Gli azzurri si esaltano, i bianchi sono titubanti e nervosi, l'ennesimo placcaggio alto su McLean, come a Dublino, non viene punito con il giallo, ma al 72° un altro calcio di Bergamasco ci porta al 12-14.
Il Flaminio è una bolgia, gli avversari d'albione non sono mai stati così vicini a così poco dal termine, ma non è questo il giorno che regalerà la prima vittoria azzurra sui sudditi di sua maestà perche', al 76°, Wilkinson si ricorda di essere il re dei frombolieri e dai venti metri chiude il match con un dropo perfetto che si infila in mezzo ai pali e fissa il punteggio sul 17- 12 finale.
Una bella Italia sfiora l'impresa, il lavoro di Mallet sta finalmente dando i suoi risultati nella fase difensiva, 2 mete concesse all'Irlanda, una sola agli inglesi, la touche ha funzionato benissimo, la mischia si è difesa, il gioco al piede ed i piazzati hanno funzionato, cosa ci ha dunque punito? un dannato piccolo errore, un placcaggio mancato a centrocampo che ha aperto un'autostrada per Monyes, impedendo che si registrasse il risultato giusto per questo match, il pareggio, vista l'insipienza degli inglesi, incapaci di costruire azioni armoniche e di sfondare di potenza, per giunta traditi ripetutamente dal loro leader Wilkinson, mai così impreciso dalla piazzola.
Certo ci manca ancora tanto, soprattutto un più fantasioso e vario gioco d'attacco, ma la strada sembra adesso quella giusta, se si concedono pochi punti agli avversari, aumentano le possibilità di evitare le sconfitte....
Sabato, 13 Febbraio 10, 04:00 P.
A Cardiff e Parigi sono andati in scena i match della seconda giornata del six nations 2010 che non hanno tradito le attese regalando grande rugby, spettacolo e suspence.
Galles - Scozia
A Cardiff, con il Millenium scoperto, le due sconfitte della prima giornata regalano agli Dei del rugby un match semplicemente fantastico, giocando rugby offensivo spettacolare nonostante difese agguerrite ed attente.
Parte benissimo la Scozia, lontana parente di quella sciatta e povera di idee e campioni di qualche anno fa, subito in meta al 9° con una bella percussione di potenza di Barclay, trasformata da Paterson, cui il Galles risponde al 15° con un piazzato di Stephen Jones.
Gli scozzesi sono in giornata di grazia ed attaccano alla mano da tutte le posizione usando il piede con maestria esattamente come il Galles, ma con maggior precisone e tempismo, dopo un preciso drop di Parks al 18° è bellissima al 20° la meta di Evans, abile a schiacciare in tuffo proprio in fondo all'area di meta, un passaggio rimbalzante dal piede di Parks.
Ancora Jones al 23° centra i pali per il Galles che pasticcia troppo nel gioco alla mano, facile per i blu difendere e ripartire, sempre Parks al 25° realizza su punizione altri tre punti che tengono la Scozia avanti, fino al 40° quando dopo aver fallito una buona opportunità Jones realizza un'altra punizione fissando sul 9 a 18 il punteggio all'intervallo.
La ripresa si apre al 41° con un'altra punizione di Parks per il massimo vantaggio Scozia sul 21 a 9, ma i dragoni non demordono e continuano co il loro solito gioco asfissiante ad attaccare prima sbattendo sul munito muro avversario, poi iniziando ad aprire alcune breccie, e, a conclusione di una splendida azione avviata dalla solita ubriacante serpentina di Shane Williams, tocca a Byrne al 56° schiacciare in meta.
La Scozia inizia a soffrire in difesa e fatica a rendersi pericolosa in avanti, ci pensa però ancora Parks al 66° ad inventare un precisissimo drop da più di 40 metri con cui regala ai suoi il 24 a 14, che non spaventa nè ferma la marea rossa che continua a montare inesorabile, con l'aiuto del giallo al 72° affibbiato a Scott Lawson per un fallo a terra.
Il Galles decide di non piazzare un facile calcio e sciupa la rimessa laterale scelta per cercare la meta, poco male al 77°, dopo aver rifiutato ancora il calcio di punizione facile, giocano alla mano e regalano ad Halpenny un ovale che con potenza e classe il centro gallese porta oltre la linea di meta, con la trasformazione di Jones siamo al 21 a 24.
Il tempo corre veloce per il Galles, lentissimo per la Scozia e all'80° Roberts sfonda la prima linea di difesa e viene arrestato sui 22 metri da uno sgambetto, che costa il rosso a Phil Godman e regala a Jones il facile calcio di punizione del pareggio.
A tempo scaduto la Scozia riprende malissimo il gioco regalando la palla al Galles sui 22 metri in posizione centrale, i rossi di potenza e determinazione risalgono progressivamente il campo e al 42° permettonono a Shane Williams di andare a schiacciare intoccato in mezzo ai pali per la meta, trasformata da Jones, che fissa il punteggio finale sul 31 a 24 nel delirio del Millennium.
Francia - Irlanda
A Saint Denis di fronte le due favorite al titolo 2010, vicenti nel primo turno, si affrontano inizialmente a viso aperto mettendo in mostra il meglio del proprio reportorio, la FRancia gioca alla mano non disdegnando il gioco al piede e puntando forte sulla mischia, l'Irlanda parte benissimo al piede e in touche dove pare aver ancora di fronte gli sciagurati azzurri, ma dopo aver fallito d'un nonnulla la meta con D'Arcy al 16° restano in 14 per un placcaggio a Parra senza ovale di Cian Healey, e vanno subito sotto per la punizione dello stesso Parra.
I verdi resistono stoicamente ma proprio pochi secondi prima del temine dell'inferiorità dopo varie mischie giocate sotto i pali si fanno sorprendere da Servat che schiaccia proprio sotto il palo, facile la trasformazione di Parra per il 10 a 0.
Qui l'Irlanda si scompone perdendo le fila del proprio gioco e continuando a difendere troppo morbidamente perde pericolosità anche davanti e dopo un calcio di O'gara che riduce lo svantaggio subisce al 32 la seconda splendida meta francese con Jauzion, al termine di un'incisiva combinazione di Bastareaud e Parra, che trasforma agevolmente fissando il punteggio all'intervallo sul 17 a 3.
Il copione non cambia neppure nella ripresa con l'Irlanda incapace di alzare i ritmi e di conquistare ovali puliti, troppi gli errori dei verdi, gioca sul velluto la Francia che si diverte, forte in mischia, fantasiosa alla mano e letale al piede con un preciso Parra.
La terza meta francese vede ancora protagonista Bastareaud che con un preciso off load serve Poitrenaud che con un'accelerazione al fulmicotone batte la difesa dei verdi e schiaccia in meta.
L'onore di giornata lo salva Wallace abile a schiacciare in mezzo ai pali un preziosismo di O'Driscoll, O'Gara trasforma per il 27 a 10.
L'Irlanda è senza idee e senza forze, la Francia può controllare agevolmente e chiudere i conti con due drop, il primo di Parra, il suo primo con le blues, imitato più tardi anche dal neo-entrato Michalak.
Finisce con Saint Denis in festa e la Francia vittoriosa 33 a 10 contro un'irriconoscibile Irlanda, mezzo six nations è già dei transalpini,
vediamo che ne pensano i bianchi di sua maestà....
Sabato, 28 Novembre 09, 10:50 M.
Si chiude in questo week end il novembre di grande rugby che ha regalato momenti esaltanti al crescente numero di appassionati della palla ovale.
Per gli appassionati di rugby i test mach autunnali rappresentano da sempre una vera chicca, una sorta di annuale esame, che le compagini dell'emisfero nord e dell'emisfero sud affrontano per verificare lo stato di forza e i progressi del loro movimento.
L'edizione 2009 ha dato segnali, forse inattesi, sul nuovo rapporto di forze fra le grandi nazionali, le super potenze australi sono arrivate in Europa stremate da una stagione lunga e durissima, originando una serie di prestazioni non propriamente all'altezza che hanno favorito un'insperata 'renaissance' di Francia e Irlanda, che hanno fatto la voce grossa con i campioni del mondo del Sudafrica e offuscato un po' la fulgida fama degli All Blacks.
Scendendo un po' di livello e guardando al rugby di casa nostra, gli azzurri, dopo le due onorevoli e confortanti sconfitte con gli All Blacks e con gli Springbocks, si ritrovano oggi ad Ascoli per il terzo test-match, quello più alla portata, ma decisivo ai fini del miglioramento nel ranking mondiale.
Al Del Duca di Ascoli, il terzo tutto esaurito di queste due settimane, confortante segnale di quanto il rugby sia ormai prepotentemente entrato nei gusti degli sportivi italiani, fa da teatro all'incontro con le Samoa, mai battute nella storia dall'Italia e immediatamente davanti a noi nella classifica della federazione mondiale del rugby.
Oggi, dopo 525 giorni e 13 sconfitte consecutive, si chiedono ai nostri una vittoria e, perchè no, il sorpasso in classifica ai danni dei nostri avversari, per il quale però serve una vittoria con uno scarto di almeno 15 punti.
Privati del nostro capitano Parisse, fermato due giorni fa dalla rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, gli azzurri partono bene tenendo gli avversari lontani dalla nostra metacampo e provando a far valere la superiore forza nel gioco a terra e nelle moule.
Già al 6° azzurri in vantaggio con un piazzato di Mirco Bergamasco, improvvisato calciatore, dopo le debacles dalla piazzola di Gowar e McLean, che infila in mezzo ai pali l'ovale dai 25 metri.
Samoa è subito in confusione e, all'8°, Mc Lean, partito dai 30 metri, improvvisa uno straordinario slalom, degno del miglior Tomba, e, dopo aver evitato 3 placcaggi, schiaccia intoccato in meta per l'8 a 0, Bergamasco sbaglia però la trasformazione.
In touche le cose non vanno benissimo e pure in mischia non va come siamo abituati, i samoani , poco organizzati, ma molto fisici, sporcano tutte le rimesse e riescono a rendere, con mestiere, difficilmente giocabili le mischie.
Gli azzurri sbagliamo troppo nei calci di spostamento e sono inaspettatamente indisciplinati, subiscono così troppe punizioni contro, e, da una di queste, quasi dalla linea mediana, Esaù al 12° trova i pali per l' 8 a 3.
Se gli azzurri sono indisciplinati, i samoani lo sono ancor di più, sbagliano scelte tattiche, non riescono quasi mai a scatenare le loro ariose ed imperiose azioni alla mano, anzi ci regalano ancora una chance dalla piazzola che Mirco non fallisce al 20° portando così il punteggo sull'11 a 3.
La reazione degli ospiti è confusa e sterile, mai gli azzurri sono impegnati nei propri 22 metri, peccato che difettino di precisione i calci di spostamento tattici e la mischia si faccia pizzicare in fallo un paio di volte a 5 metri dalla meta.
Al 38° ritorna in piazzola da metacampo Gowar e, incredibilmente, centra i pali per il 14 a 3, la solita ingenuità nel gioco a terra, proprio al 40°, regala un'opportunità ad Esaù che, da oltre 45 metri ed in posizione decentrata, riesce ancora a trovare il centro dei pali per 14 a 6 che chiude il primo tempo.
La ripresa segue lo stesso copione della prima frazione di gioco con gli azzurri costantemente i progressione e i samoani all'angolo, incapaci di proporre azioni offensive degne di nota.
La partita è tutt'altro che bella ed appassionante, non si contano gli errori, anche ingenui, da una parte e dall'altra, regna sovrana l'indisciplina che genera calci di punizione, che però a turno Bergamasco, Gowar e due volte Esaù falliscono.
La partita prende definitivamente la strada giusta per gli azzurri al 52° quando, un convincente Tebaldi riesce, con un drop, bello e preciso, a spedire l'ovale in mezzo ai pali per il 17 a 6.
Il match si chiude al 60° quando Fa'Fili becca un rosso diretto per un placcaggio al collo su Mc Lean lanciato prepotentemente verso la linea di meta.
Il resto del tempo è un lento calvario per i samoani che mostrano tutte le loro pecche, senza fantasia e, privati degli sbocchi al largo, finiscono per arenarsi sistematicamente davanti al solido muro azzurro, che mai si incrina o vacilla.
Nel finale l'ennesima prova di forza in mischia porta l'arbitro francese Berdos a sanzionare una meta tecnica, trasformata da Bergamasco che all'80° fissa il punteggio finale sul 24 a 6.
Missione compiuta dunque per gli azzurri che conquistano la vittoria e sopravanzano in classifica mondiale i Samoani, oggi, nella prestazione forse meno convincente e brillante, è arrivata la vittoria, quanto mai attesa e necessaria a restituire entusiasmo ad un ambiente un po' avvilito e che serve come buon viatico in vista del prossimo sei nazioni.
Certo di strada se ne deve fare e ancoora molta per essere competitivi ad alto livello, partendo dai punti di forza che sono la mischia e le moule, ma cercando di avere più coraggio nello spostare l'ovale al largo e non solo cercando lo sfondamendo, bisogna cercare di riuscire a giocare sulla linea del vantaggio, consolidando la touche e la mediana, urge un calciatore sicuro che trasformi in punti il predominio a terra e maggior precisione di tutti i calciatori nel gioco tattico.
Di ben altro livello il match di Croke Park tra Irlanda e Sud Africa, le due regine del sei e del tre nazioni, in un pomeriggio freddo e nebbioso, come s'addice alla Dublino di questo periodo dell'anno,
le due super potenze si sono affrontate senza esclusione di colpi, dopo il vantaggio dei verdi con un calcio di Sexton, gli Springbocks effettuano il sorpasso con una meta di potenza di Burger, trasformata da Stein, insolitamente impreciso oggi, e con un drop della stessa apertura che sembra, con il 10 a 3, indirizzare il match dalla parte degli africani.
Ma gli irlandesi, dopo un inizio disastroso in mischia, trovano compattezza ed entusiasmo e, trascinati dal pubblico e dalla mira di un Sexton precisissimo, accorciano le distanze alla mezzora e chiuduono il tempo sotto 6 a 10.
Nella ripresa i sudafricani calano vistosamnte, commettendo una serie di falli che Sexton punisce da tutte le posizioni e grazie a tre calci di punizione al 48°, al 51° e al 61° porta i suoi sul 15-10, peccato che interrompa la serie di 11 calci a segno consecutivi al quinto tentativo odierno.
Gli ultimi minuti sono un disperato assalto di campioni del mondo fermati dal muro irlandese all'ultimo minuto proprio ad un metro dalla linea fatale.
Finisce così con la meritata vittoria dei verdi d'Irlanda che confermano la tradizione favorevole che li vede da tre partite vincere sempre con gli Springbocks.
Infine nella tarda serata a Marsiglia, in un Velodrome caldissimo
gli All Blacks, per l'occasione in bianco e nero, regalano sprazzi di grande rugby e, trascinati dagli incontenibili Carter e Mc Call, annichiliscono, asfaltandola, una Francia troppo presuntuosa, riportandola con i piedi per terra dopo le troppe lodi conseguenti alla vittoria contro il Sud Africa.
I neozelandosi di contro si ripropongono più fedeli al loro mito di squadra spettacolare e vincente con l'obiettivo dichiarato di riprndersi la Coppa del Mondo , conquistata soltanto nel 1987 nella prima edizione dei mondiali, giocata anch'essa in Nuova Zelanda.
Sabato, 14 Novembre 09, 04:25 P.
Se penso ai tempi della mia infanzia e della mia adolescenza, quando il rugby e le telecronache dell'indimenticato Paolo Rosi, erano una piacevole oasi tra le partite di calcio e le tante ore passate sui libri, e a cosa è diventato il fenomeno rugby oggi, sorrido e sono felice.
In un paese di calciofili, di cui io sono un classico esemplare, nelle ultime due settimane su giornali e tv non s'è fatto che parlare di questa sfida contro i mitici 'tutti neri' nella cornice fantastica di San Siro, esaurito da mesi con 80.018 biglietti venduti.
L'avvicinamento al match è cominciato in luglio quando abbiamo aquistato i preziosi ticket, praticamente bruciati in due settimane, e oggi è finalmente arrivato il gran giorno, purtroppo abbiamo dovuto incassare la defezione di mio fratello, incastrato dal primario in un inopportuno turno in ospedale, ma che ieri sera ha già acquistato 4 ticket per la sfida che aprirà il Six Nations 2010 al Croke Park di Dublino del 6 febbraio, e con Fabio nell'ormai abituale ruolo di sostituto, siamo passati a prendere mia cognata a Calcara e via alla volta di Milano alle 10.
Le due ore di viaggio con traffico scorrevole sono volate in un amen e a mezzogiorno siamo già sotto l'imponente struttura di San Siro, tra venditori di gadget e di cibi profumati, persi in una folla variopinta e variegata, dove il colore dominante è comunque l'azzurro, quasi assenti sono invece i fans dei tutti neri.
Consumiamo il nostro pranzo nell'area ospitality, gustando i tradizionali e gustosi panini con porchetta e salamella, accompagnati dall'immancabile birra, la giornata è grigia e uggiosa, tipicamente british, e, sotto un cielo pumbeo e nebbioso, ci accoglie infine, maestoso e imponente, San Siro, quando sono quasi le due, e saliamo le sue infinite scale.
La sorpresa spiacevole è il posto assegnatoci, penultima fila del secondo anello, settore 238, fila 18, posto 34, dietro la linea di meta a più di 50 metri d'altezza, accidenti, sono così piccole le persone che si muovono in campo, che disdetta!!!
Lo stadio si riempie lentamente ed ordinatamente e, quando, alle 15, gli All Blacks, percorso il tunnel, sbucano in campo, San Siro è pieno come un uovo, non c'è più posto neppure per uno spillo, gente venuta da tutto il paese e personaggi famosi del mondo dello sport e dello spettacolo hanno risposto presente, l'atmosfera è carica ed esplode in un boato fragoroso ed assordante non appena Gonzalo Canale, al suo 50° cap in maglia azzurra, esce davanti a tutti i compagni, come gli spetta per aver raggiunto questo simbolico traguardo.
L'inno neozelandese si diffonde nell'aere nel silenzio rispettoso dello stadio, poi finalmente tocca al tenore Dallan, che fino ad un paio d'anni fa avrebbe calcato il terreno di gioco con gli azzurri, dare il là a 'Fratelli d'Italia' e le mura dello stadio tremano letteramente per i decibel dell'inno italiano cantato con passione e trasporto da 80.000 cuori azzurri, mi viene la pelle d'oca....che emozione!!!
E poi, eccola l'Haka, la famosa e famigerata danza Maori che gli All Blacks 'dedicano' ai loro avversari per intimorirli ed affermare la loro forza, si narra che vestano di nero proprio per partecipare al funerale dei loro avversari....lo stadio assiste in silenzio, tra i flash delle fotocamere ed i ciak delle videocamere, gli azzurri sono là di fronte ai neri, il loro sguardo è fiero e non trema, non c'è paura oggi, ma solo orgoglio e senso d'appartenenza, sanno che non sono più soli uno stadio intero è con loro ed il resto del paese è davanti alle tv.
Si inizia è già al secondo minuto, dopo due falli in mischia ordinata, che per tutto il match sarà ingiocabile per i neozelandesi, l'apertura azzurra Craig Gower centra i pali e porta gli azzurri sul 3-0.
La reazione degli ospiti è immediata e dopo una pressione tutta 'fisica' al 7° Mc Allister pareggia con un piazzato,
gli All Blacks premono sull'acceleratore costringendo gli azzurri ad una difficoltosa difesa, l'arbitro australiano Dickinson, piuttosto fiscale, punisce il nostro gioco a terra sui punti d'incontro regalando due nuove opportunità a McAllister, l'apertura neozelandese sbaglia il primo tentativo, ma centra il secondo portando i suoi sul 6-3 al 13°.
Gli azzurri ci credono e non si abbattono, portano la pressione nella metacampo ospite, prima con una bella incursione di Robertson contrata in extremis sui 22, poi ribattendo un calcio di liberazione neozelandese, annullato per il rotto della cuffia in area di meta, ma è l'ennesimo fallo in mischia ordinata a regalare a Gower l'ooportunità del pareggio, purtroppo l'italo-australiano, da posizione tutt'altro che impossibile, fallisce il pareggio.
Al 25°, al termine di una prolungata percussione, dopo un completo cambio del fronte di gioco e quattro fasi di attacco, l'ovale giunge sulla linea laterale a Corey Flinn che, nonostante il tentativo di Robertson, riesce a varcare la linea fatidica e schiacciare in meta, l'arbitro la concede solo dopo il conforto del parere positivo del TMO, McAllister sbaglia la trasformazione e si va sull'11-3.
San Siro non si fa spaventare ed evita che la marea nera dilaghi, il supporto ai nostri ragazzi è caloroso e costante, i nostri ci provano, attaccano con convinzione, placcano tutto quello che passa dalle loro parti, ma sono i banali errori a punirci ancora, prima è Gower a commettere due avanti, causati da un cattivo trattamento dell'ovale, vanificando così due ghiotte opportunità di andare a schiacciare in mezzo ai pali, poi sono i nostri difensori a farsi pizzicare in alcune scorrettezza di troppo a terra che ci costa al 37° l'ennesimo piazzato di Mc Allister che fissa il punteggio del primo tempo su un onorevole, e per gli azzurri stretto, 14-3, visto che Gower spreca ancora un altro calcio da posizione decentrata ma non impossibile.
La ripresa si apre con un episodio che potrebbe abbattere l'Italia, una punizione fischiata a nostro favore, causa un accenno di rissa iniziato da Garcia, porta l'arbitro a sventolare il cartellino giallo all'azzurro che se ne va sulla panca dei puniti per dieci minuti, troppo facile piazzare per McAllister che fa volare i suoi sul 17-3 al 43°.
I nostri, sospinti dal pubblico e dall'orgoglio, assaltano i 22 degli avversari e vanno davvero vicinissimi alla meta con Gonzalo Canale abbattuto dai difensori ospiti ad un metro dalla linea.
La partita è vibrante e dura, si vedono molti calci di liberazione in touche e tanti tentativi di sfondamento, latita il gioco al largo e alla mano, mentre si prediligono le maul e si cercano costantemente le ruck, il tallone d'achille azzurro è però il punto d'incontro dove ci facciamo spesso pizzicare in azioni scorrette, McAllister ha la possibilità di far prendere il largo ai suoi grazie ad un paio di piazzati che fallisce, nel secondo tentativo è il palo a respingere il suo calcio, poi sull'ennesimo fallo della mischia All Blacks è Gower al 58° a ritrovare la via dei pali e a portare il punteggio sul 17-6.
Dopo l'ennesimo piazzato di McAllister che chiude il suo score personale a 15 punti e fissa il punteggio sul 20-6 arriva la girandola dei cambi, ma lo stadio, dopo le tradizionali e gioiose ole, diventa un'autentica bolgia negli ultimi 10 minuti di gioco quando gli azzurri chiudono letteralmente all'angolo i neozelandesi, si giocano 9 mischie consecutive, su 5 delle quali l'arbitro fischia punizione per le professionali scorrettezze degli esausti All Blacks, in un caso decreta anche l'espulsione temporanea di Tialata, ma non se la sente di concedere la sacrosanta meta tecnica agli azzurri che avrebbe fatto letteralmente esplodere San Siro e fissato il punteggio su un più giusto 20-13.
Finisce con Castrogiovanni man of the match e gli ottantamila a decretare il meritato applauso agli azzurri che hanno oggi giocato da pari a pari con i mitici All Blacks che, in tutta sincerità hanno ampiamente deluso le forti aspettative, incrinando un po' la loro aurea di squadra meravigliosa, potente e votata all'attacco, spettacolare comunque, vincente quasi sempre.....
Di gioco scintillante e spettacolare ne hanno regalato poco e niente, solo una ininterrotta serie di tentativi di sfondamente, mai un'iniziativa fantasiosa o il coraggio di giocare alla mano, vedere i tutti i neri piazzare da tutte le posizioni del campo, anche da centrocampo, la dice lunga sulla paura che avevano di non vincere la partita, ma penosa è stata la loro prestazione in mischia ordinata, senza questo fondamentale non si va da nessuna parte, soprattutto non si vince un mondiale, da oggi le loro contendenti per il titolo hanno meno paura....
Gli azzurri non vincono, come troppo spesso gli capita, ma giocano con grande coraggio, non arretrano d'un passo, soffrono e fanno quadrato quando bisogna resistere e difendere il fortino, ma sono bravi ad attaccare e mettere in difficoltà gli avversari colpendoli nei loro punti deboli, grandiosa la nostra mischia, ci siamo comportati bene in touche, ma come sempre siamo mancati dalla piazzola, ridateci Dominguez!
Certo da oggi i tutti neri fanno meno paura anche a noi, in questo periodo non sembrano marziani irraggiungibili, ma semplici superman vestiti di nero, bisogna lavorare ancora molto ma c'è tutto il tempo per migliorare, soprattutto c'è un intero paese che ha iniziato ad appassionarsi a questo sport e ad amare questi nuovi gladiatori, gli 80.000 di San Siro lo hanno dimostrato in pieno in questa giornata che è stata di festa e di divertimento per tutti.
Il ritorno, imbottigliati nel traffico di Milano, è stato invece pesante e lunghissimo....
Sabato, 21 Marzo 09, 08:10 M.
Al Flaminio di Roma ultima partita del Sei Nazioni per gli azzurri.......per fortuna è finita!
Questa era per l'Italia la decima partecipazione alla massima manifestazione rugbistica dell'emisfero nord, sicuramente è stata la più sconfortante ed umiliante delle noste preseze nel torneo, ci si aspettava finalmente il salto di qualità ed invece, complice forse il cambiamento di alcune regole, proprio nelle situazioni in cui gli azzurri avevano i loro punti di forza, abbiamo dovuto assistere ad una serie di debacles, che definire vergognose è già dir poco.
Ennesimo ed inevitabile cucchiaio di legno per i nostri, una sola partita, quella contro un Galles, imbottito di riserve per essere sinceri, giocata allo stesso livello degli avversari, e quattro sfide in cui i ragazzi sono usciti giustamente e meritatamente tra i fischi.
Che gli avversari siano più forti lo si vede in campo, che si perda quando l'avversario è superiore lo si accetta di buon grado, ma vedere che manca lo spiritus pugnandi, l'abnegazione, la voglia di gettare il cuore oltre l'ostacolo, quello proprio gli sportivi ed appassionati non lo posson€o accettare di buon grado, se non si salva neanche l'onore e la bandiera, non ti puoi lamentare se la gente ti fischia e non ti applaude.
Io ho visto dal vivo l'esordio a Twickenham, dove spero di tornare nei prossimi anni, ebbene premesso che è stata una giornata magica ed emozionante per l'atmosfera, la cornice, il contesto, se dovessi parlare dell'evento partita, ebbene dovrei dire di aver buttato nel cesso le 75 sterline del biglietto, più le 240 del viaggio aereo, perchè 100 secondi, tanto è durata la partita, sono troppo pochi per giustificare la spesa.
Come me i 7.000 che c'erano a Twickenham, i 6.000 di Murrayfield e i 30.000 delle tre partite giocate al Flaminio, si chiedono se i ragazzi in maglia azzurra hanno davvero capito quanto entusiasmo ci sia intorno a loro, quanta passione, quanti sacrifici, quanto amore.....non chiediamo molto ci sembra: una vittoria ogni tanto, dare il cuore e l'anima sempre!!!!
In tutti gli altri sport tifosi e stampa italiana non avrebbero concesso così tanto per avere indietro così poco, il rugby come interesse oggi nel nostro paese è secondo solo al calcio, ha portato ad appassionarsi per esso tanti, soprattutto giovani egiovanissimi, che neppure sapevano esistesse una palla ovale, tanti munifici sponsors si sono affacciati in questo mondo magico, ma si sa la gente nello sport vede un motivo di divertimento, di evasione, di gioia e di svago, ma chi non si stuferebbe di vedere sconfitte e sconfitte e ancora sconfitte? e soprattutto quando, come quest'anno le sconfitte sono senza onore ed addirittura umilianti e mortificanti, quando pensate che la gente resterà a guardarle? cercherà uno svago ed una passione diversi è inevitabile!
Perdere in casa con la Francia 50-8, subendo 7 mete e realizzandone una sola, peggior sconfitta con i cugini transalpini dal lontano 1967 ( un 60-13 a Tolone), dopo la precedente collezione di batoste con Inghilterra, Irlanda, Scozia e Galles, è il direi naturale bad end di un torneo iniziato male, proseguito male e finito peggio.
Mancato completamente l'approccio al match, la squadra, confermatissima dopo la 'bella' sconfitta con il Galles, è parsa molle, apatica, confusa, incapace di calarsi mentalmente nel match, disattenta in fase difensiva con le prime tre mete subite tra il 26° ed il 32° ( Chabal,
Trinh-Duc,
Medard),
quando il match era ancora equilibrato e fermo sul 3-6, dopo i calci di Parra al 7° e al 14° e di Marcato al 24° ( con un errore del nostro estremo al 18°), per errori personali banali e gravi ( due mancate prese di Griffen su upanunder), fallosa ed imprecisa nelle fasi chiave del gioco, cioè in mischia chiusa ed in touche, incapace di concretizzare quelle poche situazioni di vantaggio nei 22 metri avversari.
La ripresa è stato un lungo supplizio aperto con l'ennesima meta regalata, al 41°,
quando Mauro Bergamasco ha sbagliato una facile trasmissione sui 22 metri permettendo ad un quasi incredulo Heymans di andare a schiacciare, indisturbato, in mezzo ai pali. Ancora Parra con un piazzato e Domingo con una meta di mischia hanno portato ilvantaggio a 40-3 al 54°.
L'unico lampo azzurro in una giornata tetra è al 56° quando Marcato recupera un suo calcetto, apre per Mauro Bergamasco che affonda e trasmette l'ovale per Parisse che finalmente, per la prima ed unica volta nel torneo, varca la linea di meta avversaria, Marcato sbaglia la trasformazione e si resta 40-8.
Le ultime due mete francesi, la prima viziata da un netto avanti, sono ancora di Medard al 69° ,
e di Malzieu al 75°, imbarazzante la resa della difesa azzurra.
Scende finalmente, col fischio finale di un confuso ed impreciso Roland, il sipario sulla partecipazione tutta da dimenticare dell'Italia al sei nazioni 2009.
Nel giorno della Milano - Sanremo, vinta al fotofinish da Cavendish, usando una famosa espressione di Bartali: 'Lè tutto da rifare....'
Sintomatiche le parole finali di un Dondi amareggiatissimo ed infuriato, che proprio non ha digerito la resa senza condizioni dei nostri, rassicuranti le parole nei confronti del Mister Mallet, ma urge un intervento deciso e drastico, aridatece Berbizier...............!!!!
Inghilterra - Scozia 26 - 12
A Twickenham davanti a 75.000 spettatori si è giocata Inghilterra - Scozia, valida ai fini dell'assegnazione della Calcutta Cup, primo tempo con gli scozzesi che partono meglio e passano subito in vantaggio con un calcio di Paterson, poi è l'ala inglese Monye a fermare Evans lanciato da solo verso la linea di meta inglese. A questo puntoi bianchi scendono in cattedra e danno spettacolo con azioni alla mano veloci e ripetute con fasi su fasi che distruggono la difesa scozzese ed arrivano le mete di Monye al 22°
e di Flutie al 29°,

Flood con un calcio al 40° fissa sul 15-3 al riposo.
La ripresa parte ancora con un calcio di Flood per il 18-3, poi i leoni inglesi si addormentano e gli scozzesi iniziano a risalire passo passo, un calcio dietro l'altro ( due di Paterson ed uno di Goodman), fino ad arrivare al 18-12.
Il finale è però nuovamente tutto bianco, i leoni inglesi ripartono all'attacco ed è Care con un drop a dare nuovi punti agli inglesi, infine arriva, addirittura in 14, la meta finale di Tait a fissare il punteggio finale sul 26 a 12.
Galles - Irlanda 15 - 17
Il match clou è però l'ultimo della giornata quello che si disputa a Cardiff, al Millennium Stadium, pieno come più non può essere, una marea rossa e verde, gioiosamente fusa, sulle imponenti tribune di uno degli stadi più belli e suggestivi del mondo.
In palio ci sono il titolo del toeneo ed il grande slam, il vantaggio è per gli Iralndesi che partono da una differenza punti favorevole, quindi al Galles non basta vincere, lo deve fare con almeno 13 punti di scarto.
Il momento degli inni, cantati a squarciagola dalle due tifoserie, fa ulteriormente salire l'emozione e la suggestione, ma per fortuna si parte ed è subito una battaglia a tutto campo, nessuno è disposto a cedere un centimetro in difesa, tutti ne vogliono guadagnare con tutte le forze uno in attacco.
Al 2° minuto O'Gara sbaglia un calcio da buona posizione, strano per un cecchino come lui, evidentemente la tensione è alta, troppo grande la posta in palio.
Si attacca e si difende con gagliardia e forza inimmaginabili, il ritmo è forsennato, non c'è un attimo di tregua, nessuno si tira indietro, falli in zone neutre, quasi mai in zone pericolose, così bisogna aspettare il 32° per il primo calcio a favore del Galles, calcia Stefen Jones e l'ovale è in mezzo ai pali per il 3-0 Galles.
La reazione irlandese non preoccipa i dragoni, che continuano l'assalto e al 40° ancora STefen Jones centra i pali su punizione per il 6-0 con cui si va al riposo, con il Galles che è a metà dell'opera.
Dagli spogliatoi ritorna in campo un'Irlanda molto più determinata e sicura, che non bada più solo a controllare e difendersi, perchè va bene vincere il torneo, ma farlo con il grande slam ha tutto un altro sapore...
La partita si decide nei primi dieci minuti della ripresa quando i verdi con un'azione di forza e progressione con il vecchio conducator O'Driscoll riescono a varcare la linea di meta gallese, solo dopo aver visto alla tv l'arbitro conferma la segnatura,
facile la trasformazione di O'Gara in mezzo ai pali, passano appena due minuti e Tommy Bowe si avventa su un upanuder e vola in diagonale per quaranta metri resistendo al ritorno dei difensori e schiacciando in mezzo ai pali, un gioco da ragazzi la trasformazione di O'Gara per l'incredibile 14-6 Irlanda.
Il Galles barcolla ma non crolla, sosspinto dallo splendido pubblico di casa si butta nella metacampo avversaria, mette in difficoltà gli irlandesi costringendoli a commettere molti falli a terra, Stefen Jones è implacabile e centra da posizioni non semplici altri due calci di punizione portando i suoi sotto di due punti sul 12-14, Ci prova anche Hanson da 57 metri, l'ovale è in mezzo ai pali, ma gli mancano 5 metri per superarli.
Le ultime forti emozioni sono tutte concentrate negli ultimi 5 minuti, al 75°, al termine di un'arrembante e prolungata azione di attacco, è Stefen Jones, con un preciso drop in mezzo ai pali, a portare avanti i suoi, esplode il Millennium, vada non vincere il torneo, ma nessuno deve passare a Cardiff!
I verdi non ci stanno, vincere il Six Nations per la prima volta è ormai sicuro, ma farlo perdendo renderebbe amaro il successo, eccoli dunque ad assaltare i 22 metri avversari e poi i 10 metri ed i 5, i gallesi devono difendere forte ma non possono fare fallo, l'ovale arriva al 77° passato a O'Gara che, nonostante la pressione di un difensore, riesce con un drop perfetto a centrare i pali per il nuovo sorpasso sul 17-15.
I dragoni hanno orgoglio infinito, raccolgono le ultime stille di energia, riescono ad arrivare nella metacampo avversaria e ad ottenere una punizione, è l'80° la partità finirà comunque con il calcio, 48 sono i metri dall'acca, la rincorsa di Jones è volitiva e sicura, l'impatto è perfetto, l'ovale parte e vola, vola, preciso verso il centro dei pali, arriva a 10 metri, a 5, ma non c'è più energia e l'ovale, come un'anatra abbattuta, piove docile nelle mani di un difensore a due metri dai pali.
L'arbitro fischia la fine, il Galles è in ginocchio, è festa irlandese in campo e sugli spalti, è finalmente arrivata la vittoria, tanto cercata negli anni passati, ed arrivata quest'anno quando i pronostici non erano con i ragazzi in verde, e , ciliegina sulla torta, con il meritatissimo grande slam a distanza di ben 61 anni dall'ultima volta.
Onore all'irlanda, che ha strameritato la vittoria, e grazie a tutti i protagonisti che anche in questa edizione ci hanno regalato grandi
emozioni, arrivederci all'edizione del 2010, sugli schermi di Sky e magari dagli spalti di uno dei grandi templi.....
Sabato, 14 Marzo 09, 10:19 M.
Il Flaminio offre una splendida cornice con il suo tutto esaurito, ormai di rito, con le tribune che sono una macchia continua di rosso e di azzurro per la quarta giornata del Sei Nazioni, in campo Italia e Galles.
Dopo i malumori della settimana con il capitano Parisse che ha invitato i tifosi 'fischiatori' ad andare a fare altro piuttosto che venire allo stadio, Mallet presenta una squadra ancora leggermente modificata rispetto al disastro di Edinburgo, Ancora McLean all'apertura e Marcato estremo, inserito Nieto al posto di un Castrogiovanni troppo falloso e nervoso, esordio dal primo minuto all'ala del promettente Rubini, il Galles fa un po' di turnover in previsione del match decisivo della prossima settimana contro l'Irlanda e schiera una prima linea inedita e ripropone Hook all'apertura.
Pronti via e si capisce subito che gli azzurri sono concentrati, determinati, finalmente 'cattivi' nei placcaggi , con un piano di gioco finalmente visibile a tutti, i calciatori McLean e Marcato giocano molto al piede tenendo alta la pressione nei 22 avversari, già al 5° un fallo in mischia dei gallesi regala il primo calcio agli azzurri, preciso Marcato centra i pali per il 3-0.
Il Galles soffre il gioco fisico e la pressione azzurra, il gioco al piede non funziona come dovrebbe e le manovre ariose e spettacolari faticano a decollare infrangendosi sulla difesa montante degli azurri, ma dopo l'iniziale impasse alla prima azione insistita sui 5 metri i gallesi dopo un paio di minuti di pressione sulla linea riescono a passare con Brendan Williams che schiaccia quasi in mezzo ai pali, facile la trasformazione di Hook al 27° per il 7-3 dei dragoni.
Gli azzurri non accusano il colpo e riprendono la pressione costringendo spesso al fallo i difensori ospiti, sicchè Marcato può ancora segnare al 31° e al 5° e a riportare avanti l'Italia 9-7.
Il finale è tutto per gli azzurri che sfiorano la meta al 38°, un calcio perfetto di McLean viene portato in area di meta dall'ala gallese che riesce ad annullare anticipando d'un soffio la schiacciata di Zanni, il television referee conferma'no try', la mischia è nostra ai 5 metri, ma non bastano 4 minuti di pick and drive a varcare la linea, un eccesso di impazienza consiglia a Griffen l'apertura per Marcato che prova il drop dai 22, appena a lato dell'acca.
La ripresa vede ancora gli azzurri in pressione nei 22 gallesi ma un po' di imprecisione e di precipitazione impediscono di realizzare, i gallesi danno ora l'impressione di essere più determinati e pressanti ma vanificano spesso le loro sfuriate offensive con falli a terra che in più di un'occasione ci salvano.
Anzi al 56° è ancora Marcato a calciare in mezzo ai pali per il 12-7, ma dopo neppure due minuti una leggerezza di Bortolami regala il calcio ad Hook che trasforma per il 12-0.
Le squadre appaiono stanchissime, si calcia da una parte all'altra con gran calci di spostamento che cercano di creare pressione e di indurre in errore gli avversari, proprio questo capita al 62° quando Griffen maltratta un calcio di liberazione altissimo regalando la touche agli ospiti, dopo l'iniziale salvataggio grazie ad un avanti ospite è Pratichetti a finire oltre l'ovale, l'arbitro assegna il calcio che Hook trasfforma per il sorpasso sul 13-12.
Gli azzurri non demordono e si riversano nella metacampo avversaria, inevitabile il fallo gallese e al 69° Marcato realizza il quinto calcio di punizione su 5 tentativi riportando avanti l'Italia sul 15-13.
Le panchine ricorrono ai cambi, per il Galles entra tra gli altri Shanklin, proprio il pelato attaccante gallese al 74° in azione di percussione riesce a varcare ancora la linea di meta, trasforma Hook per il 20-15.
Gli azzurri ci provano ancora, ma perdono una buona touche sui 22 gallesi, l'ultimo tentativo, proprio da metacampo lo fallisce il neo entrato Stephen Jones.
Finisce con la quarta sconfitta azzurra, ma siamo ritornati a quelle belle sconfitte onorevoli che sono il metro di giudizio positivo delle prestazioni azzurre ( vista la scarsità di vittorie), il Galles vince ma non convince, ai punti l'Italia ha meritato ben più dei gallesi ma contano i punti realizzati e soprattutto le mete che i nostri proprio non riescono a realizzare.
Il giudizio sulla prestazione odierna del'Italia è comunque positivo, si sono rivisti placcaggi importanti e ben fatti, una bella difesa montante, un gioco al piede tattico finalmente incisivo, la mischia chiusa è tornata dominante ed in touche abbiamo retto allo strapotere avversario, allora se tutto questo ha funzionato, direte voi, perchè abbiamo perso ancora?
Semplice i nostri errori, pochi, ma ci sono stati, sono statti capitalizzati dai gallesi, mentre noi siamo mancati nelle due occasioni dove abbiamo premuto per quasi 5 minuti vicino alla linea di meta senza riuscire a varcarla.
Da questa sconfitta dobbiamo ripartire, fiduciosi di avere comunque un gruppo che se ben messo in campo e opportunamente motivato, non è così scarso e lontano dagli avversari, come le debacle precedenti avevano fatto paventare.
Man of the match un monumentale Parisse, e sabato prossimo sotto con la Francia.
Subito dopo ad Edimburgo l’Irlanda ha sconfitto la Scozia per 22-15, soffrendo non poco in un primo tempo passato sempre ad inseguire gli scozzesi sempre a segno con calci di Patterson, ma alla fine consolidando il proprio primato in classifica (è l’unica squadra imbattuta del torneo) con 8 punti, 2 in più rispetto al Galles, 4 invece sulla Francia che domani però affronterà l’Inghilterra a Twickenham. Diciassette dei punti realizzati oggi dall’Irlanda portando la firma di Ronan O’Gara (4 piazzati, una convesione e un drop), mentre Jamie Heaslip è stato autore di una meta. Per i padroni di casa a segno il solo Chris Paterson con 5 piazzati.
Domenica, 01 Marzo 09, 02:44 M.
Naufragio degli azzurri a Murrayfield, dopo le disastrose batoste subite nei primi due match contro le corazzate Inghilterra e Irlanda, arriva il terzo disastro consecutivo, quello più doloroso ed umiliante, contro gli avversari più alla nostra portata, gli scozzesi che avevamo sconfitto nei due anni precedenti.
Una sconfitta senza recriminazioni, senza scuse, senza appello, che solleva il triste dubbio se attualmente il nostro movimento sia degno di parteipare al più antico torneo del mondo.
Un paio di assenze, per infortunio di Ongaro, per squalifica Masi, sono rimediate dai rientri di Bortolami e Ghiraldini, il MIster Mallet però anche questa volta si diverte a mischiare le carte e a proporre giocatori fuori dal loro ruolo, ecco l'idea McLein all'apertura e Marcato estremo, esattamente il contrario dei ruoli che occupano nel loro club.
L'inizio sembra incoraggiante con gli azzurri che stazionano stabilmente nella metacampo avversaria ed addirittura un paio di volte arrivano a 5 metri dalla linea di meta, prima con Canale che trova una bella percussione sulla fascia, arrestata in extremis, l'altra addirittura con un intercetto di Zanni che non riesce a percorrere i 25 metri che lo separano dalla meta, facendosi arrestare da 3 difensori.
Ma se gli azzurri premono è la Scozia a passare due volte al 5° e al 13° con Paterson, segno del destino, entrato a sostituire temporaneamente Godman, 6-0 al quarto d'ora ed è già, come sempre partita in salita.
Piove sul bagnato perchè già al 4° Garcia deve uscire, groggy dopo un devastante impatto, finendo direttamente in ospedale per accertamenti.
Al termine di una bella azione arrembante al 22° è capitan Parisse a mettere a segno il primo drop della sua carriera nel Six nations, ma forse sarebbe stato più opportuno cercare la meta.
Ma ancora l'indisciplina ci fa pagare dazio, 6 punizioni contro nei primi 40 minuti, e questa volta è Godman a mettere a segno il calcio del 9-3 al 31°, dopo averne sbagliato un altro.
Gli azzurri sbandano e, ancora su una touche, nasce l'azione di sfondamento degli scozzesi che vanno in meta con irrisoria facilità con Dainelli al 35°, che si infila, come una lama nel burro, in una difesa azzurra mal piazzata, e schiaccia in mezzo ai pali, facile la trasformazione di Godman per il 16-3, il replay rivela il passaggio in avanti di Morrison per Dainelli, della serie piove sul bagnato.
Il tempo finisce con un calcio dai 45 metri tentato da Marcato e finito mezzo metro a lato.
La ripresa vede l'Italia partire a testa bassa e insediarsi nei 22 dei padroni di casa, per ben due volte anzichè piazzare due punizioni non impossibili, andiamo in touche, ma senza costrutto perche' ancora una volta a 3 metri dalla linea di meta ci areniamo in azioni arruffate e poco incisive tanto da perdere l'ovale.
Finalmente al 15° , da posizione troppo invitante per declinare l'invito, McLein piazza in mezzo ai pali per il 16-6. Qui gli azzurri finiscono la benzina e cedono di schianto offrendosi ancora, quasi inermi, ad una travolgente incursione scozzese chiusa in mezzo ai pali da Gray, elementare la trasformazione di Paterson al 23° per il 23-3
Il resto è una serie di stucchevoli tentativi azzurri, condotti senza determinazione e senza costrutto, da un'armata ormai stanca e sconfitta su tutta la linea.
Arrotonda solo il bottino l'ultimo calcio di Paterson al 28° che fissa il punteggio sul definitivo 26-6, venti punti di scarto e tutti a casa, ancora umiliati e delusi i giogatori, ma soprattutto i 6.000 tifosi al seguito.
In due anni di gestione Mallet sono stati azzerati i progressi di un lustro, la squadra è scarsamente motivata, priva di idee in attacco, molle e fallosa in difesa, ma quel che è peggio senza anima e spirito pugnace, gli appassionati accettano le sconfitte ma non sopportano di vedere una squadra arrendersi senza combattere, i fischi del Flaminio sono replicati a Murrayfield.
Ci aspettano ancora due partite proibitive, entrambe al Flaminio, con Galles e Francia, con l'unica speranza di vender cara la pelle, in questo momento siamo 2 gradini sotto le altre, e uno sotto gli scozzesi, fortuna che gli interessi economici in gioco impediscono di cacciarci dal torneo, perchè oggi non siamo neppure un valido sparring partner per gli altri, un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.
Intanto allo Stade de France, con una certa sorpresa, venerdi sera, una Francia, giovane e coraggiosa, ferma a 8 la striscia vincente del Galles, superando i rossi 21-16 al termine di una match equilibrato e combattuto chiuso con una eroica difesa sulla linea di meta della difesa dei Blues durata 5 minuti, i transalpini rientrano in corsa per il successo finale, spento il sogno di secondo Grande Slam consecutivo per il Galles.
Sabato pomeriggio, nella incredibile atmosfera di Croke Park, partita durissima e poco spettacolare tra Irlanda e Inghilterra, finisce 14-13 per i verdi che restano imbattuti ed in corsa per il Grande Slam, i bianchi della rosa, puniti invece dalla mancanza di disciplina, dope i due cartellini rossi con Italia e Galles, sono riusciti a fare ancora peggio con 3 espulsioni temporanee, e giocare 30 minuti su 80 in 14 contro avversari forti come l'Irlanda è tutt'altro che facile.
On Buon 2011