Mercoledì, 28 Aprile 10, 02:51 P.
Dopo la settimana di roventi polemiche e roboanti dichiarazioni, di comportamenti sopra le righe e di altri un po' naif, finalmente il Camp Nou accoglie Barcellona ed Inter in quella, strombazzata da più parti, come la partita dell'anno.
Ebbene la spasmodica attesa planetaria, con 58 televisioni collegate e più di un miliardo di telespettatori, oltre ai 98.000 presenti nel catino catalano, è andata in gran parte delusa.
Colpa di chi?
Alcuni, e ben sappiamo chi, dirà che la colpa è dell'arbitro che ha lasciato l'Inter in 10 al 28° per l'espulsione di Thiago Motta, a questi dico il primo giallo ci stava tutto, entrata dura ed in ritardo in scivolata su Daniel Alves, la manata a Busquez c'è anche se lieve, certo ingenua e gratuita, ma normalmente da secondo giallo senza alcuno scandalo, eccessivo e non corretto il rosso diretto estratto da De Bleeckere, anche se la sostanza non cambia...
Del Barcellona, apparso in stato comatoso, la brutta copia di quella squadra, bella e spregiudicata, ammirata nei 5 continenti, come a Milano una settimana fa gli azulgrana sono parsi, nonostante le dichiarazioni bellicose della vigilia, mosci, privi di fantasia, prevedibili, lenti, confusionari, privi di grinta e determinazione, quasi degli scolaretti chiamati alla cattedra e scoperti dal maestro impreparati.
Dell'Inter che, forte del rassicurante vantaggio del match d'andata, ha scelto, forse causa il forfait dell'ultimo minuto di Pandev, sostituito da Chivu?!, un atteggiamento guardingo ed attendista, che, dopo l'espulsione di Thiago Motta, si è trasformato in difesa ad oltranza con le due punte Eto'o e Milito, tenute in campo da Mourinho, ma costrette al sacrificio costante nella propria trequarti come difensori aggiunti....
Di Guardiola che in questi 90 minuti ha ripetuto gli errori sia tattici che di scelte degli uomini del match di San Siro, incapace di inventarsi qualcosa di diverso dallo stucchevole titic titoc inconcludente e noioso, a fine partita saranno ben 555 i passaggi tentati dal Barca con il 92% di percentuale di successo, e ci credo tutti passaggetti facili facili ad un metro, senza velocita', senza idee, con l'unica speranza di trovare l'imbucata giusta, all'andata gli ho affibbiato un bel 4, stasera si merita un 2!
Di Mourinho che, universalmente riconosciuto come genio della panchina, pensa bene di mettere i suoi tutti dietro la palla ad aspettare e
spazzare, tattica che sa tanto di catenaccio, sì quella tattica tanto italiana e tanto vituperata all'estero dai detrattori del calcio nostrano, riesumata stasera dal genio del football
moderno, ma se a Milano oltra alla fase difensiva era stata imbastita anche una consistente fase offensiva, questa sera, sia prima che dopo l'espulsione, dalle parti di Victor Valdez sono
arrivati 2 cross nel primo tempo ed uno nel finale di partita, per una produzione offensiva pari allo zero.....voto 10 per la conquista della finale, 5 per lo spettacolo regalato agli
spettatori!.
Di Messi, inguardabile stasera come 7 giorni fa, forse si sono tessute troppo presto lodi sperticate alla pulce, apparsa invece ancora nella sua versione di pulcino spennacchiato ed impaurito, letteralmente annichilito e soggiogato dalla personalità e dalla intensità dei suoi angeli custodi, argentini come lui, toh!, Cambiasso e Zanetti, capace in 90 minuti di un solo squillo al 31° con un'azione personale chiusa da un tiro velonoso che ha costretto Julio Cesar ad una parata-miracolo, l'unica del match.
Insomma con tutti questi rei non poteva che uscirne una partita bruttissima e noiosa, praticamente senza grandi emozioni, che è volata via quasi senza sussulti facendo spesso sbadigliare e spegnendo la voce e l'entusiasmo della torcida Culè, del resto già di suo piuttosto freddina e poco propensa ai grandi entusiasmi.
Scarni sono dunque gli appunti sul taccuino del cronista, limitati come sono, nel primo tempo, a due tiri di Pedro e uno di Ibrahimovic, su punizione, tutti fuori dallo specchio della porta, oltre a quello di cui già detto di Messi, ancor meno nel secondo tempo con le emozioni concentrate dall'81° in avanti, prima il colpo di testa di Bojan, da due passi ed in splendida solitudine, finito colpevolmente a lato, poi il gol di Piquè all'84°, pescato ai limiti dell'off side tutto solo in area, abile ad evitare il ritorno di Cordoba e, dopo aver disorientato con una bella finta Julio Cesar, a depositare nella porta sguarnita,
infine in pieno recupero il gol di Bojan, non convalidato per un fallo di mano, parso, in verità, inesistente fischiato a Keita.....tutto qui, non mi sembra poi tantissimo per il match dell'anno!!!!
Dunque, riproponendo la tattica dell'Inter vincente di Herrera, capace di opporre agli avversari un muro invalicabile, Mourinho riesce a regalare ai nerazzurri una finale di Champions, che mancava dal lontano 1972, a tutti i non tifosi interisti resta l'impressione di un calcio che di innovativo e propositivo non ha proprio nulla, fatto così com'è: tutto forza, muscoli, disciplina ferrea, sacrificio ed abnegazione.
Un plauso ai giocatori interisti capaci di difendere il fortino chiudendo la serratura a doppia mandata senza mai un errore ed una distrazione, onore al loro cammino che li ha portati a Madrid, ma ora viene il bello.....
E dulcis in fundo una bella tirata d'orecchie al buon Caressa che ha regalato ai telespettatori di Sky una telecronaca epica, esaltandosi per ogni intervento nerazzurro ed enfatizzando con toni altisonanti anche la più banale ed insipida scivolata con palla spedita in fallo laterale, diamoci una regolata a Fabioooo!!!
Martedì, 27 Aprile 10, 11:50 P.
La grande impresa nerazzurra di martedì scorso aveva spruzzato nella coda i suoi veleni, generati, sul campo, da un paio di decisioni sbagliate dell'incerto arbitro portoghese e, alimentati, poi, negli spogliatoi, da un poco amichevole faccia a faccia tra Xavi e Mourinho.
Le granitiche certezze dei 'campioni di tutto' catalani sono state pericolosamente incrinate dalla sconfitta inattesa, il tarlo del dubbio di non riuscire ad approdare al Bernabeu, per poter sollevare la coppa dalle grandi orecchie nella tana degli odiati rivali del Real, ha fatto capolino nell'ambiente, apparentemente tranquillo e disincantato, degli azulgrana scatenando una reazione a catena sfociata in una sorta di guerra santa.
Cosi si possono dunque spiegare prima le magliette indossate dai giocatori catalani sabato, al termine del match vinto con lo Xerez, tutte nere con una frase ad effetto tradotta liberamente in ' per andare in finale' 'ci lasceremo la pelle' o 'venderemo cara la pelle', poi lo spot epico/demagocico di Barca-tv con cui si chiamano a raccolta tutti i tifosi culè per riempire come un uovo il Nou Camp, infine le roboanti e provocatorie, ai limiti dell'intimidazione, dichiarazioni di Piquè, con la minaccia ai giocatori nerazzurri ' nei 90 minuti del Camp Nou vi faremo rimpiangere di essere calciatori'....
Come l'ha definita ieri sera in conferenza stampa Mourinho questa partita di ritorno è diventata per i padroni di casa una vera ossessione, con grande sorpresa di tutti gli addetti ai lavori e gli osservatori neutrali.
Spontaneo sorge dunque il sospetto che l'ambiente catalano abbia deciso di alzare i toni 'rubando' il mestiere al conducator interista, in una sorta di scambio dei ruoli impensabile fino a 7 giorni fa e non abituale e consono alla squadra più forte del pianeta e ad una società esemplare.
Mourinho dunque ancora una volta pare aver vinto la sua battaglia mediatica e psicologica, riuscendo a recitare in conferenza stampa il ruolo dell'allenatore pacato, quasi spaurito, che stempera i toni, gettando acqua sul fuoco, mentre parla pacatamente del meraviglioso sogno che sta cullando l'ambiente nerazzurro mentre gli 'altri' sono brutti e cattivi, ossessionati come sono dalla loro truculenta voglia di 'remontada'.....
E se alla fine avessero avuto ragione proprio loro? che sia proprio questa la tattica per disarmare quel marpione di Mourinho?
Di certo Mou non se l'è vista proprio bella quando il pulmino che lo accompagnava in hotel e' stato fatto oggetto di un'aggressione, non solo verbale, da parte di un nutrito stuolo di esagitati energumeni culè...
Nella notte la policia municipal ha fermato una trentina di tifosi azulgrana armati di pentole e mestoli che si accingevano a dare il là ad una bella e rumorosa 'pentolada' sotto le finestre dell'Hotel dove alloggia l'Inter....
A stasera l'ardua sentenza!
Martedì, 24 Novembre 09, 09:39 M.
Sono passati più di due mesi dal match di Milano quando un Barcellona, in versione cicala, venne a San Siro a disegnare geometrie accattivanti, annichilendo per lunghi tratti un Inter, ancora in rodaggio e forse troppo timorosa per spaventare i Catalani, ma dimenticando la cosa fondamentale del calcio, cioè buttare la palla in rete.
Stasera le due grandi contendenti si ritrovano nello scenario maestoso del Nou Camp, esaurito e caldo come non mai, in un match diventato, complici le sorprendenti prestazioni di Rubin e Dynamo Kiev, fondamentale per l'accesso agli ottavi di finale.
Rispetto a settembre però le cose sono di molto mutate, se da una parte i nerazzurri sono cresciuti a dismisura, imparando e mandando a memoria schemi nuovi ed efficaci, che uniscono l'utile al dilettevole, dall'altra gli azulgrana sembrano aver smarrito la propria identità, con la rosa falcidiata da infortuni eccellenti, è arrivata una serie di pareggi che, dopo 40 giornate consecutive, ha fatto loro perdere la vetta della Liga a beneficio dei rivali storici del Real, che affronteranno proprio domenica sera.
Dopo l'anticipo pomeridiano tra Rubin e Dynamo, concluso con un pareggio a reti bianche, che ha confermato l'incredibile equilibrio all'interno del girone, nessuna delle due contendenti può permettersi un passo falso, meno che mai il Barca, un pareggio farebbe molto comodo invece all'Inter che resterebbe in testa da sola.
Guardiola, fatti i conti con le pesanti assenze di Ibrahimovic, Tourè e Messi, risolve gli ultimi dubbi e si affida a Victor Valdes; Abidal (dall'88° Maxwell), Puyol, Piquè, Dani Alves; Busquets, Keita, Xavi; Henry, Pedro (dall'85° Krkic), Iniesta (dal 90° Dos Santos).
Mourinho, in odore di esame di laurea al Camp Nou, deve rinunciare, dopo l'ultimo provino, a Sneijder, e pertanto risponde schierando: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Cambiasso (dal 46° Muntari), Zanetti, Stankovic (dal 71° Balotelli); Thiago Motta; Milito (dall'81° Quaresma), Eto'o.
Tutti gli interrogativi della vigilia sullo stato di forma del Barcellona sono subito spazzati via dall'atteggiamento iper aggressivo dei catalani, l'Inter a parte una ripartenza di Maicon al 2° è completamente in balia degli avversari che sciorinano il loro solito, celebre, gioco fatto di una fittissima rete di passaggi a velocità siderale che trovano sempre un uomo smarcato, senza concedere alcun punto di riferimento ai difensori avversari che non possono che osservare la sfera girare velocissima, senza beccarla mai.
Dopo un paio di corner, sul secondo dei quali la sfera toccata di testa da Keita incoccia nel ginocchio di Motta e sfila fuori d'un soffio, al 10° il Barcellona, al termine di un tambureggiante assalto, passa in vantaggio, corner dalla sinistra di Xavi, Henry sul primo palo allunga la traiettoria verso il centro, Motta si distrae e perde Piquet che colpisce di testa da due passi battendo Julio Cesar per il delirio del Nou Camp.
Il gol subito, se possibile, intimorisce ed avvilisce ulteriormente l'Inter che non riesce a reagire, continuando a subire l'offensiva dei padroni di casa che deliziano la platea con un gioco veloce ed avvolgente che mette in ambasce il centrocampo e la difesa ospite.
Dopo una punizione dal limite di Xavi al 14° con la sfera che scende appena troppo tardi finendo sulla parte alta della rete, puntuale, al 26°, arriva il raddoppio, azione fantastica tutta di prima ed in velocità con Xavi che taglia sulla fascia destra per Dani Alves, il brasiliano arriva sul fondo e scodella al centro, dove, l'accorrente Pedro colpisce di piatto al volo e spedisce la sfera in rete.
L'Inter, sotto shock, cerca qualche punto di riferimento, lentamente, si scuote di dosso i timori e riesce a mettere il naso fuori dalla propria area, su un erroraccio in disimpegno di Victor Valdes al 36° Stankovic, a porta vuota, prova dai 25 metri ma la sfera termina alta, al 42° è Milito con un tiro dal limite ad obbligare Valdes alla prima parata in tuffo, che sarà però l'unica dell'intero incontro.
Il tempo si chiude con un colpo di testa di Keita, facile preda di Julio Cesar, con una spinta di Puyol ai danni di Eto'o in area, su cui Busacca lascia correre,
e, proprio nel minuto di recupero, con un tiro di Xavi , su cui Busquets da due passi tocca a lato, il segnalinea comunque aveva sbandierato l'offside.
La ripresa si apre con Muntari in campo al posto di uno spento Cambiasso.
Il Barcellona abbassa i ritmi e rifiata dopo le tante energie profuse nel primo tempo, l'Inter riesce così finalmente ad entrare nel match e a cercare di farsi vedere dalla parti di Valdes, ottima l'occasione creata al 52° originata da una ripartenza ai trenta metri e rifinita in scivolata da Milito per Eto'o, che, solo a centro area,Dani Alves, in affannoso recupero, manda per le terre con un'ancata, Busacca anche questa volta lascia però proseguire.
Immediata la risposta del Barcellona che un minuto dopo sfiora il terzo gol, grande lancio per Dani Alves che arriva sul fondo e centra per Xavi che colpisce di testa a colpo sicuro, strepitosa e miracolosa la parata di Julio Cesar che con un incredibile colpo di reni riesce a respingere.
L'Inter adesso gioca con maggiore intensità e, complice il netto rallentamennto di ritmo dei catalani, riesce a proporsi con maggiore continuità e pericolosità, ma è ancora Julio Cesar al 67° a dover opporsi in corner ad una punizione di Dani Alves.
Eto'o cerca di punzecchiare la difesa azulgrana e, al 69°, lanciato in profondità, appena entrato in area, sul contrasto di un difensore, spreca malamente tirando addirittura in fallo laterale da ottima posizione.
Il Barcellona cala ulterirmente di ritmo limitandosi ad aspettare la fine, l'Inter dopo una parvenza di reazione lentamente si spegne non riuscendo più a presentarsi pericolosamente dalle parti di Valdes, anzi, complice la stanchezza, si abbandona a qualche fallo di troppo, ne fa le spese Chivu che si becca un giallo pesante, visto che, diffidato, dovrà saltare l'ultima, decisiva, sfida con il Kazan.
La partita si trascina stancamente fino al fischio finale di Busacca decretando la netta e perentoria vittoria del Barcellona che regala 45 minuti di autentico spettacolo, giocando a ritmi vertiginosi e con gli usuali, efficientissimi, schemi che gli hanno permesso l'anno scorso di fare l'en plein.
Che dire dell'Inter? Siamo alle solite, tutti si aspettavano finalmente il salto di qualità in Europa con una grande impresa al Camp Nou, invece abbiamo visto la solita Inter, deludente e imbarazzante, mai in partita quando c'è stata partita, cioè nel primo tempo, appena appena sufficiente quando nella ripresa il Barcellona ha tirato i remi in barca.
Si riempiranno ora le solite pagine e trasmissioni televisive a dibattere su quali siano i mali oscuri che blocchino i nerazzurri in Europa, nessuno, forse neppure Mourinho, sa spiegare però la puntuale metamorfosi dei milanesi allorchè lasciano le platee amiche della Serie A per quelle ostili dellla Champions.
Il discorso qualificazione resta ancora apertissimo, basta infatti un pareggio per zero a zero con il Rubin per passare, a meno che il Barca non perda a Kiev, ma la realtà è che l'Inter ha fallito ancora una volta il suo esame di laurea.
Discorso ben diverso per il Barca che, in un momento difficile, e privo delle sue stelle più luminose, ritrova se stesso e il suo gioco, pur con interpreti diversi, dimostrando che a funzionare sono il sistema e la mentalità, se poi hai anche Iniesta, Xavi e Pedro che fanno i fenomeni....
I migliori: nel Barcellona Iniesta e Pedro, nell'Inter Julio Cesar e Milito.
Mercoledì, 16 Settembre 09, 02:12 P.
La lunga attesa per questa partita è finita, finalmente è arrivata la notte delle risposte, i Campioni di tutto, il Barcellona, sono chiamati a saggiare le ambizioni di successo in Europa dei campioni d'Italia dell'Inter.
Tutto esaurito da giorni e San Siro che offre lo scenario ideale a questo incontro che è anche il succoso rendez-vous per i due grandi ex: Eto'o e Ibrahimovic, lo svedese fin dal riscaldamento tiene un profilo basso, la tifoseria nerazzurra, di contro, non inscena alcuna contestazione, scegliendo la via soft dell'indifferenza e dei fischi.
Mourinho, che predica la solita umiltà, adottando un profilo bassissimo, per l'occasione sceglie un 4-3-1-2 con: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Muntari (dal 16’ s.t. Stankovic), Zanetti, Thiago Motta; Sneijder (dal 34’ s.t. Santon); Eto’o, Milito (dal 40’ s.t Balotelli). (Toldo, Cordoba, Santon, Vieira, Cambiasso).
Guardiola, dall'alto dei suoi successi, ma sempre con i piedi ben saldi al suolo, risponde schierando un 4-3-3 con: Valdes; Daniel Alves, Puyol, Piqué, Abidal; Xavi, Touré, Keita; Messi, Ibrahimovic, Henry (dal 31’ s.t Iniesta). (Pinto, Marquez, Maxwell, Busquets, Pedro, Jeffren).
Pronti via e Messi si beve tutta la difesa avversaria e, giunto al limite, esplode un gran sinistro che obbliga Julio Cesar ad una difficile respinta in tuffo, l'Inter è un po' in affanno, il Barca manovra come suo solito con un possesso palla preciso, veloce ed imprevedibile, all'8° Ibrahimovic, servito da solo in area, colpisce al volo ma sbaglia l'impatto e spedisce la palla a lato tra i fischi di sollievo dell'intero stadio, la partenza sprint degli azulgrana si esaurisce un minuto dopo con un colpo di testa, da centro area, di Messi che Julio Cesar controlla in presa.
La risposta dell'Inter arriva al 12° con un tiro di Maicon che si perde alto sulla traversa, inizia però una lunga fase che vede i nerazzurri fare la partita muovendosi finalmente compatti ed autoritari, il pressing alto e l'aggressività disorientano gli spagnoli che non riescono più ad uscire con le loro collaudate trame, anzi sono costretti alla difensiva, dove mostrano più di qualche lacuna, al 28° Milito lanciato in area tira prontamente, Valdes in tuffo controlla, l'ultimo sussulto nerazzurro è al 33° con Snejider che dal limite non trova la porta.
Qui si spegne definitivamente la luce per l'Inter, da questo momento e fino alla fine del match la partita resterà saldamente nelle mani del Barcellona, che prima della fine del tempo va vicino al gol prima con Messi che, da fuori area, chiama Julio Cesar alla deviazione oltre la traversa, poi con Keita che, ricevuta palla in area da Alves, riesce a svirgolare in modo raccapricciante, infine tocca ancora a Julio Cesar uscire tra i piedi di Ibra, lanciato a rete da solo, per sottrargli la sfera.
La ripresa si apre con un botta e risposta, Ibra lanciato verso la rete viene fermato dal guardialinee per un inesistente offside ( la coppia dei segnalinee farà disastri, da una parte e dell'altra, nell'interpretazione del fuori gioco), poi è Snejider dal limite ad esplodere un gran sinistro che si spegne d'un soffio a lato, risponde infine ancora Ibra, liberato in area da Xavi, che, in acrobazia, deposita la sfera sulla parte superiore della rete.
Il Barcellona si muove a suo piacimendo, facendo scorrere la sfera da una parte all'altra del campo con precisione e velocità, fino a trovare sulle fasce o al centro l'uomo libero, Messi e Xavi guidano la squadra da autentici fuoriclasse dando spettacolo, il torto del Barca è forse quello di piacersi troppo, di rimirarsi allo specchio ricercando sempre e comunque il colpo ad effetto, la giocata da cineteca, dimenticando la regola basilare del calcio: buttare la palla in rete, così la difesa nerazzurra guidata da un superbo Samuel e da un tempestivo e concentrato Lucio riesce sempre a cavarsela, talvolta per il rotto della cuffia, così le occasioni potenziali degli spagnoli si susseguono senza soluzione di continuità, senza però costringere mai Julio Cesar ad intervenire in modo decisivo.
In uno dei rari contropiede, negli enormi spazi lasciati nelle retrovie dai catalani, Milito difende palla e lascia il tiro a Stankovic, la palla, calciata a spiovere dal serbo, si perde appena alta.
La più grande occasione per il Barca nasce da un tiraccio di Henry su cui si avventano, infastidendosi a vicenda, Messi e Alves con il risultato di spedire la sfera oltre la trasversale.
L'ultimo sussulto è al 74° quando Stankovic colpisce di mano in piena area un passaggio di Alves per Ibrahimovic, l'arbitro tedesco Stark lascia correre tra le proteste degli spagnoli.
Finisce così con un nulla di fatto, il Barcellona se ne torna in Catalogna con un punto che forse gli sta stretto, gli azulgrana lasciano una grande impressione, dominando il match per lunghi tratti, facendo la partita quasi sempre, ma con il grosso difetto di non buttarla mai dentro, nonostante le tante occasioni create.
Per l'Inter buono solo il punto, difensivamente parlando Mourinho riesce a far densità in tutte le zone del campo e a lasciare poche palle facili agli avanti avversari, ma in avanti, e qui siamo alle solite, si vivacchia solo e sempre sul contropiede, la personalità da grande squadra, che è poi quello che cercava il Mister portoghese in questa partita, è rimasta res sperata, una bella intenzione non tradotta in realtà.
Non è arrivata la sconfitta e questo è già un ottimo risultato, ma per vincere la competizione c'è bisogno di qualcosa in più, ad esempio affrontare e tentare d'imporre il proprio gioco all'avversario, cosa che ha fatto benissimo il Barcellona, adeguarsi agli avversari per cercare di neutralizzarli non è sufficiente....
I migliori: nell'Inter Lucio e Samuel, nel Barcellona Messi e Xavi, i due grandi ex Eto'o e Ibrahimovic si danno da fare ma non assurgono a protagonisti assoluti.
Martedì, 01 Settembre 09, 01:34 M.
Al Camp Nou grande attesa per il debutto nella LIga 2009/10 dei tetracampeon del Barcellona contro il volenteroso e nulla più Sporting Gijon.
Dopo il faticoso successo di Montecarlo nella Supercoppa europea, contro un arcigno Shakhtar, Guardiola deve rinunciare a Messi e lancia al suo posto Pedro.
Il Barca si presenta con un 4-3-3 : Valdés , Puyol , Daniel Alves , Maxwell (57’ Abidal ), Piqué (84’ Fontas ), Xavi , Keita , Busquets , Ibrahimovic , Bojan Krkic (80’ Jeffren sv), Pedro.
Lo Sporting Gijon risponde con un 4-5-1 : Juan Pablo , Arnolin , Canella , Sastre , Botia , Rivera , Miguel (72’ Maldonado ), Camacho (57’ Bilic ), Madera , Castro (77’ Jose Angel ), Barral.
Il pubblico si aspetta la immancabile goleada, l'avversario si preoccupa di chiudere tutti gli spazi a costo di rinunciare alle già poche velleità offensive, ne esce così un match tirato con gli azulgrana che cercano di attuare il loro consueto gioco fatto di pressing alto, di aggressione difensiva senza eguali, di aperture sulle fasce alternate a letali percussioni centrali, manca però Messi e si vede, Pedro si dà molto da fare e si impegna a non far rimpiangere la pulce argentina, ma non è proprio la stessa cosa.
Morale della favola la manovra risulta un po' impacciata e lenta per aver ragione in campo aperto del fortino chiuso a doppia mandata degli asturiani.
Ma le grandi squadre sono tali anche per questo, le frecce nel loro arco sono tali e tante che se non funziona una soluzione ce n'è pronta un'altra, in ispecie dove non arriva la manovra sopperisce l'organizzazione sui calci fermi.
Al 18° su un calcio d'angolo pizzicato sul primo palo, Bojan, lasciato inspiegabilmente solo sul secondo palo, in tuffo di testa chiude in rete per il primo gol di questa nuova temporada.
Chi si aspetta uno Sporting che finalmente si scopre nella ricerca del pareggio rimane deluso, i biancorossi continuano nel loro piano originale, difesa ferrea e chiusura di tutti gli spazi, 9 uomini costantemente dietro la linea della palla.
Così il Barca continua a sbattere sul muro avversario e arendersi pericoloso solo sui calci piazzati, ma tant'è, di necessità si fa virtù, e al 42°, su un corner calciato corto, Dani Alves dal limite dell'area taglia un cross perfetto nel cuore dell'area dove Keità salta più in alto di tutti e batte perentoriamente per la seconda volta Juan Pablo.
La ripresa segue lo stesso copione con il Barcellona a menare le danze e lo Sporting votato ad una difesa passiva, preoccupato solo di non subire una pesante umiliazione.
Le occasioni non fioccano come di solito, tant'è che il Camp Nou spesso rumoreggia, se non addirittura fischia la manovra lenta e prevedibile dei propri beniamini, Ibrahimovic, sotto lo sguardo attento e corrucciato, tanto per cambiare, di Mourinho, schierato largo sulla fascia si danna più in copertura che nella finalizzazione, solo nel finale finalmente squadra lo assiste per portarlo al gol.
Proprio a 5 minuti dalla fine arriva il meritato premio per lo svedese che riesce finalmente a realizzare il primo gol con la nuova casacca, sull'ennesimo cross dalla fascia destra di Dani Alves, uno sfortunato tocco di testa di Gregory, fa giungere la sfera sulla testa di Ibra, che tutto solo sul secondo palo, insacca in tuffo di testa per il 3-0 finale.
Finisce con gli applausi del Camp Nou al nuovo beniamino e la sensazione di una squadra forte e imprevedibile, indipendentemente dagli attori che scendono in campo, che lancia la propria candidatura a nuovi successi anche in questa stagione.
Per lo Sporting una prestazione troppo passiva per poter dare un giudizio positivo, certo che quel poco che si è visto non permette di sognare una stagione di grandi successi....
I migliori: nel Barcellona Xavi e Bojan, nello Sporting nessuno ha impressionato.
Giovedì, 28 Maggio 09, 09:27 M.
In una notte di primavera, calda come lo può essere solo nel Mare Nostrum, Roma è tornata ad essere Caput Mundi, gli occhi di 2 miliardi di telespettatori si sono sintonizzati sulle suggestive immagini di uno Stadio Olimpico, vestito a festa, ricolmo di entusiasmo e colore profusi dalle caldissime tifoserie delle due regine, invitate all'atto finale della Champions League, Barcellona e Manchester United.
Mai come quest'anno i pronostici della vigilia e le aspettative di appassionati ed addetti ai lavori indicavano e speravano in questo epilogo.
I campioni in carica inglesi sono giunti a Roma triturando gli avversari con la forza di un collettivo senza punti deboli in cui anche le stelle più fulgide si sono sacrificate per l'interesse comune, unico intoppo il match con il Porto nei quarti di finale, dove solo una magia di uno stratosferico Ronaldo ha evitato l'eliminazione beffa.
I catalani hanno dispensato il loro gioco avvincente e spettacolore in Spagna come in Europa senza tentennamenti, sommergendo gli avversari di gol e deliziando le platee di appassionati di tutto il mondo, forti di un attacco stellare e di un collettivo solido e fantasioso, imprevedibile e concreto, sembravano essere arrivati, inopinatamente, al capolinea contro il Chelsea che al 182° della semifinale era già a Roma, ma gli Dei del calcio ( aiutati dalla dabbenaggine degli avanti londinesi e dalle disastrose topiche dell'arbitro norvegese) hanno provveduto a risolvere la pratica regalando ad Iniesta la palla del pareggio.
I due mister affrontano a modo loro la vigilia e scelgono secondo il loro credo calcistico, spavalda e spregiudicata la formazione del Barcellona presentata da Pep Guardiola con l'usuale (4-3-3): Valdes; Puyol, Piqué, Toure, Sylvinho; Xavi, Busquets, Iniesta (Krkic al 47´ st); Messi, Eto’o, Henry (Keita al 26´ st). (Pinto, Caceres, Gudjohnsen, Hleb, Pedro).
Più abbottonata e prudente invece la formazione del Manchester United presentata da Sir Alex Ferguson con un (4-2-3-1): Van der Sar; O’Shea, Ferdinand, Vidic, Evra; Carrick, Anderson (Tevez 1´ st); Rooney, Park (Berbatov al 21´ st), Giggs (Scholes al 31´ st); Ronaldo. (Kuszczak, Neville, Evans, Nani).
L'inizio dei Red Devils è scoppiettante e pieno di buone intenzioni che si traducono in tre conclusioni di Cristiano Ronaldo, sulla prima si salva alla meno peggio Valdes, le altre due sfilano a lato, gli inglesi sono padroni del campo, i blaugrana sembrano disorientati e timidi.
Il calcio però è molto strano ed imprevedibile, tant'è che al 9°, al primo affondo offensivo il Barcellona passa in vantaggio, la sfera, calciata da Iniesta, arriva in area ad Eto'o che, leggermente defilato, dribla un incerto ed inguardabile Vidic e, sull'uscita di Van der Sar, lo beffa con un tocco di punta esterna improvviso e letale.
Tutti si apettano ora la reazione furiosa dei red devils ed un match al calor bianco, nulla di tutto ciò, i campioni uscenti, tramortiti dal gol, perdono il contatto con la partita, si allungano sul campo, si perdono in iniziative sterili, semplicemente si spengono, incapaci di trovare la chiave tattica e le iniziative giuste per scardinare il muro di gomma del Barca.
Gli spagnoli iniziano a giocare il loro futebol bailado, fatto di tanti tocchi, precisi e ravvicinati, che si traducono in un possesso palla interminabile, la palla non viene mai buttata via, si tentano tranquillamente le giocate più rischiose, come se fossero le più semplici e banali.
Il trio d'attacco blaugrana, guidato da un Messi che sale progressivamente in cattedra, tiene costantemente in apprensione una difesa inglese in cui Vidic e Ferdinand sembrano due pesci fuor d'acqua, la difesa gioca con tranquillità disarmante, non andando mai in difficoltà.
Nei Red devils Ronaldo gira a vuoto non riuscendo quasi mai a trovare i rifornimenti giusti, Rooney viene sacrificato in oscuri compiti di copertura, il centrocampo è abulico e privo di idee, si salva solo Park che almeno corre, Giggs è un fantasma che mai riuscirà ad entrare in partita.
Ad inizio ripresa Sir Alex ci prova inserendo Tevez con la speranza di dare una mano in avanti, le cose però non migliorano, anzi, Henry, presentatosi solo in area, si divora il raddoppo tirando sciaguratamente addosso a Van Der Sar, poi è Xavi con una terrificante punizione a colpire il palo alla sinistra di Van Der Sar, apparso comunque il leggero ritardo.
Più il tempo passa più il Barcellona incanta disponendo a suo piacimento dell'avversario, inaridendone le fonti di gioco e conservando il possesso palla per lunghissimi, interminabili minuti.
Inevitabile arriva pertanto il raddoppio, è il minuto 70 quando Xavi dalla destra lascia spiovere in area un cross morbido su cui Messi, lasciato solo dal suo marcatore, in controtempo di testa, batte per la seconda volta Van der Sar spedendo la sfera con un pallonetto beffardo nell'angolo opposto.
Il resto del tempo è un disperato e sterile assalto inglese, senza idee e senza costrutto, cui i blaugrana rispondono dando una vera e propria lezione di gioco ragionato e semplice agli ex campioni.
Al triplice fischio dell'ottimo Busacca può finalmente esplodere la gioia legittima degli spagnoli, dominatori di questa stagione che li ha visti realizzare un'incredibile triplè con i successi nella Liga, nella Coppa del Re e in Champions League.
Squadra perfetta e spettacolare assemblata e guidata magnificamente da un esordente Guardiola che, schierando in finale 7 giocatori provenienti dal settore giovanile, ha perpretato la scuola vincente dei catalani, da sempre orientati a cercare di vincere dando spettacolo e divertendosi.
Triste, davvero incomprensibile, la comparsata di un Manchester troppo grigio ed inconcludente per essere vero, a mio parere Sir Alex non è esente da colpe in questa controprestazione dei red devils, arrivati forse troppo pieni di se ed incapaci di reagire al gol iniziale.
I migliori: nel Barcellona Messi ed Iniesta, nel Manchester Ronaldo nei primi 8 minuti, poi black out assoluto per tutti.
Mercoledì, 06 Maggio 09, 01:53 P.
A Stanford Bridge, dopo lo 0-0 dell'andata, si ritrovano Chelsea e Barcellona per conquistare il diritto ad affrontare a Roma il Manchester United, in palio la coppa con le orecchie.
Hiddink, dopo il capolavoro difensivo dell'andata al Camp Nou, propone Cech in porta, difesa con Terry, Cole, Alex e Bosingwa, a centrocampo Lampard, Essien, Ballack e Malouda, coppia d'attacco Drogba e Anelka.
Guardiola, che dopo l'ultimo provino negativo, deve rinunciare ad Henry, risponde con Valdes tra i pali, in difesa Alves, Piquè, Abidal, Tourè, centrocampo con Keità, Xavi, Iniesta e Busquets, in avanti Messi ed Eto'o.
Pronti, via con gli azulgrana che partono a mille prendendo in mano le operazioni, già al 2° un tiro di Xavi, sporcato da un difensore, è salvato sulla linea da Essien.
Ma la partita prende subito una piega non prevista al 9° quando, da un incursione in area spagnola, la sfera incoccia sulla schiena di un difensore, si impenna e termina al limite dell'area dove l'accorrente Essien la calcia violentemente al volo, Valdes è superato e dopo aver sbattuto contro la parte inferiore della traversa si infila in rete per l'1-0 Chelsea.
Il Barcellona accusa pesantemente il colpo e perde mordente, intensità ed idee abbandonandosi ad un lento e sterile possesso di palla che mai riesce a produrre situazioni di pericolo per Cech.
Di contro il Chelsea può giocare la sua partita, difesa ferrea, pressing alto e costante a tutto campo, ripartenze veloci e pericolosissime con la coppia di velocisti Anelka e Drogba a inserirsi negli spazi.
Tra il 20° ed il 26° i Blues sfiorano 4 volte il raddoppio prima con Drogba, che lanciato da solo verso l'area, esita un attimo e tira poco convinto permettendo a Valdes di salvare in uscita, poi su punizione dal fondo, ma Ovrebo doveva assegnare il penalty, visto che il fallo era nettamente in area, calciata violentmente dallo stesso ivoriano che Valdez riesce a deviare di ginocchio, quindi con un colpo d testa di Terry finito ad una spanna dal palo, infine ancora con Drogba fermato fallosamente in area da Abidal, con Ovrebo che non se la sente di assegnare il rigore.
Il Barcellona gioca a ritmi troppo bassi, Messi fatica a rendersi pericoloso, triplicato com'è ogni volta che riceve palla, Eto'o non si vede e non la vede proprio mai, Iniesta è l'unico che cerca di inventare qualcosa, Dani Alves va sul tabellino solo per i cross mal calibrati e un ammonizione che gli farà saltare il prossimo match.
La ripresa vede gli azulgrana, più determinati, alzare i ritmi ma senza palesare idee vincenti in fase di costruzione, Cech continua a rimanere beatamente disoccupato, i blues non calano di intensità, nè di aggressività, difendono con ordine e ripartono sempre con grande pericolosità, ma mancano di una cosa: il cinismo necessario a chiudere il match.
Al 51° se ne va in contropiede Anelka che serve Drogba, l'ivoriano si accentra, supera un difensore, ma, solo davanti al portiere, tira debolmente permettendo a Valdes di salvarsi di piede, la sfera arriva ad Essien che calcia sull'esterno della rete.
Al 64° si vede finalmente Messi che, dalla fascia, supera un paio di difensori, si accentra, e lascia partire un tiro che si perde a lato.
Un minuto dopo episodio chiave: Anelka lanciato da solo verso l'area è sgambettato da Abidal, fallo da ultimo uomo che Ovrebo punisce con la punizione dal limite ed il rosso pr il difensore francese.
Il Barca in 10 ci prova con orgoglio ma con poco costrutto, la difesa inglese resiste senza particolari patemi, un paio di conclusioni di Xavi e Alves dal limite si perdono a lato, risponde il Chelsea al 70° con Lampard che tira da fuori area, Tourè sfiora e Valdes si deve allungare in tuffo per bloccare.
All'82° Anelka tenta di superare Piquè che, lascia il braccio alzato e ferma la palla, rigore solare che Ovrebo, come le stelle di Cronin, sta a guardare ma non decreta.
Il Barcellona si riversa disperatamente, ma confusamente, nella metacampo dei blues che controllano con un po' di affanno ma senza rischiare mai, anzi sono proprio gli inglesi a sprecare un paio di contropiede in superiorità numerica.
Poi, come un fulmine a ciel sereno, al 92°, Alves azzecca il primo cross quasi decente della sua partita, Eto'o sbaglia il controllo, Essien svirgola il rinvio, la sfera giunge a Messi che attira su di se un paio di difensori e scarica per l'accorrente Iniesta che, appena fuori area, lascia partire un gran tiro di esterno che si spegne nell'angolino alto alla sinistra di Cech, invano proteso in tuffo, per l'imprevedibile 1-1.
Su corner arriva l'ultima occasione per il Chelsea, Ballack raccoglie una corta respinta della difesa e tira verso la porta, Eto'o respinge di braccio/spalla, Ovrebo lascia ancora correre, il tedesco insegue ed affianca minaccioso l'arbitro, inevitabile il giallo.
Finisce tra feroci polemiche con tutti i blues attorno all'arbitro e poi con Drogba che lancia alla telecamera le sue accuse sull'operato dell'arbitro, negli spogliatoi si sfiora lo scontro fisico.
Finisce male un match che ha visto un Chelsea perfetto che ha avuto l'unico torto di non saper chiudere la partita, dopo l'ottima prova difensiva dell'andata questa volta i blues hanno aggiunto anche una valida interpretazione in chiave offensiva, bravo Hiddink, beffati ingiustamente i suoi ragazzi che avevano strameritato il diritto di prendersi la rivincita con il Manchester dopo la beffa di Mosca.
Il Barcellona arriva in finale, rispettando il pronostico di arrivare a Roma, ma quello visto stasera è stata una pallida copia della squadra stellare che ha raccolto consensi entusiasti segnando gol a grappoli e regalando magie in tutti i campi in patria e all'estero, nel doppio confronto con il Chelsea non ha dimostrato nulla di trascendentale, finendo per scippare gli inglesi di una finale strameritata!
I migliori: nel Chelsea Drogba e Malouda, nel Barcellona Iniesta e Valdes.
Martedì, 28 Aprile 09, 01:43 P.
In Catalugna l'attesa è grandissima per la prima semifinale di Champions League, il Barcellona, autentico dream team europeo con il suo trio delle meraviglie, ospita il solidissimo Chelsea.
Il Camp Nou regala uno spettacolo fantastico di colore a calore, con l'immancabile tutto esaurito, sparuta invece la rappresentanza inglese.
Guardiola presenta Valdes tra i pali, in difesa Marquez, Dani Alves, Pique ed Abidal, a centrocampo Xavi, Tourè, Iniesta, davanti Messi, Henry ed Eto'o.
Hiddink risponde con Cech in porta, in difesa Ivanovic, Terry, Bosingwa e Alex, centrocampo con Ballack, Lampard, Essien, Malouda e Mikel, in avanti il solo Drogba.
Si parte con un occasione per parte, prima è Eto'o su punizione di Iniesta a colpire di testa a lato, ma era in offside, risponde Lampard con un tiro da fuori area che si perde lontano dai pali.
Nei primi 10 minuti i Blues pressano alto e riescono a tenere gli azulgrana lontani dalla propria area, poi lentamente si ritraggono sempre più innalzando una doppia linea difensiva e giocando stretti e raccolti in 20 metri.
Il Barcellona cerca di costruire le sue azioni, fatte di trame spettacolari, di movimenti senza palla a velocità siderale, Alves, a sinistra, e Messi, a destra, cercano di sfondare, ma gli inglesi chiudono tuti i varchi, spegnendo le velleità offensive degli spagnoli.
Il primo tempo si trascina stancamente, senza grandi emozioni, con il Barcellona che va sul taccuino per un paio di tiri dal limite di Xavi ed Iniesta, che si perdono lontano dai pali, e per un paio di incursioni di Henry, che arriva vicino a Cech, ma non riesce a concludere positivamente.
Capita così che l'unica occasione, clamorosa, capita proprio al Chelsea, Marquez sbaglia il disimpegno per Valdes, si avventa sulla sfera Drogba che tira prontamente, sulla respinta di Valdes l'ivoriano prova a superare con un pallonetto l'estremo difensore catalano che si ripete salvando ancora.
La ripresa si apre con la seconda ed ultima occasione per i Blues, al 47° punizione dalla fascia di Drogba, Ballack salta più in alto di tutti, ma, di testa, spedisce la sfera appena alta sulla traversa.
Qui finisce la già scarna produzione offensiva degli inglesi, da ora in avanti si vedrà solo il Barcellona all'attacco con i londinesi che rinculano sempre più, limitandosi ad una opposizione passiva, per dirla brutalmente, orchestrano un catenaccio degno del miglior calcio italiano dei tempi andati.
Al 57° Cech di giustezza anticipa in uscita bassa Alves, lanciato da Pique, due minuti e, su corner di Alves, ci prova Messi con un tiro al volo che si perde alto.
Ancora Cech al 61° si oppone ad una botta di Alves che si era presentato in area da solo, sempre l'esterno brasiliano, straripante nella ripresa, ci prova su punizione, la sfera scavalca la barriera ma si perde appena alta.
Clamorosa l'occasione per il Barca al 69°, Eto'o conquista la palla a centrocampo e si lancia in progressione solitaria verso l'area, ma quando finalmente tira a due passi da Cech, il portierone si supera e devia in corner.
Al 73° Henry in piena area, al momento di girarsi per tirare in porta, viene nettamente strattonato e tirato a terra da Bosingwa, l'arbitro, tra le proteste degli azulgrana, lascia proseguire.
All'80° è Iniesta in profonda incursione offensiva, ad essere fermato da Cech con una deviazione sul primo palo.
Le due più clamorose occasioni del Barca si concretizzano però nei cinque minuti di recupero e capitano ai neo-entrati: Krkic al 90° viene pescato solo in area da un cross perfetto di Alves, il ragazzino colpise di testa a colpo sicuro, la palla finisce clamorosamente sopra la traversa.
Al 92° è Hleb a ritrovarsi solo in area ma Cech si supera respingendo la prima conclusione del bielorusso, che, poi, spara la ribattuta sull'esterno della rete.
L'ultimo brivido è al 94° per un cross a rientrare di Alves che sfila ad un palmo dal secondo palo, con Cech sorpreso.
Finisce 0-0 con il Barcellona che torna a non segnare in una partita, cosa che non gli capitava dal 31 agosto, quando, alla prima di campionato, perse con il Numancia.
Alcuni giocatori, Messi per esempio, hanno giocato un po' sottotono, c'è stata anche un po' di sfortuna e la bravura di Cech, ma la squadra è parsa un po' prevedibile nelle sue trame offensive.
Di contro quel gran volpone di Hiddink è riuscito, sacrificando la fase offensiva, a mettere in piedi una linea Maginot che si è rivelata insuperabile, ora il ritorno a Stanford Bridge è aperto a qualsiasi risultato.
Confesso che mi aspettavo una partita ben diversa, è mancato l'atteso spettacolo, certo però bisogna essere in due a voler giocare bene per poter divertire il pubblico.
I migliori: nel Barcellona Iniesta e Xavi, nel Chelsea Cech e Ballack.
Giovedì, 16 Aprile 09, 01:02 M.
I quarti di finale di Champions League hanno espresso i loro verdetti, le quattro magnifiche superstiti sono, come facilmente prevedibile, dopo i sorteggi, Manchester United, Barcellona e Arsenal, meno certa era invece la presenza del Chelsea, opposto al Liverpool che aveva schiantato negli ottavi il Real Madrid.
Anche quest'anno, esattamente come l'anno scorso, in semifinale sono arrivate tre squadre inglesi e una spagnola, l'unica novità è la presenza dell'Arsenal in luogo del Liverpool.
Pare confermato pertanto il trend che vede le ricche società inglesi dominare sulle consorelle europee, che continuano ad essere rappresentate ad alto livello o dal solo Barcellona, club certo ricco e potente, ma che ha nel proprio settore giovanile la miniera d'oro che gli permette di rimanere competitivo.
Scomparsi dal vertice europeo sono invece i club olandesi, tedeschi, francesi e, ahinoi, italiani, afflitti da profonda crisi economica, ma soprattutto deficienti in organizzazione e gestione; dove non arrivano i soldi dovrebbe entrare in gioco la programmazione e gli investimenti nei settori giovanili, unica vera linfa vitale per un club...
Le quattro reginette sono infatti un giusto mix di campioni e giovani, cresciuti nei settori giovanili e gettati in prima squadra in giovanissima età, modus operandi, questo, del tutto sconosciuto ed indigesto ai club italiani ( Balotelli e Santon le uniche eccezioni recenti, Giovinco e Marchisio non sono ancora titolari indiscussi e determinanti come i due neroazzurri).
Gli accoppiamenti per le semifinali sono Manchester United - Arsenal e Chelsea - Barcellona.
Il derby inglese sulla carta vede favoriti i Red Devils, campioni in carica, abituati da anni a sfide di questo livello e abili a gestire le pressioni quando la posta in gioco si fa alta.
Il Manchester è squadra equilibrata, forte in tutti i reparti, concreta ed impermeabile in difesa, cinica quanto basta, senza apparenti debolezze, insomma un'orchestra affiatata, con le stelle che non esitano a mettersi umilmente al servizio del collettivo, con in più Cristiano Ronaldo in grado di decidere da solo, in qualsiasi momento, il match.
Di contro l'Arsenal è un team giovane, in ricostruzione dopo i fasti del recente passato, ma già capace dopo un anno di 'purgatorio' di ritornare competitivo ai massimi livelli, di grandi stelle non ce ne sono, di buoni giocatori sì: Adebayor e Van Persie su tutti, ma attenti anche al francesino Nasri, la mano di Wenger si vede eccome, l'unico punto debole è la mancanza d'esperienza che potrebbe essere un boomerang se le cose si dovessero mettere male subito.
Il pronostico è 65% a 35% per il Manchester, ma l'unico precedente in stagione in premiership dice Arsenal 2 Manchester Utd 0....
La sfida tra Chelsea e Barcellona è arrivata, in questi ultimi anni, al terzo capitolo, visto che hanno passato il turno una volta a testa questa la si può definire la bella.
Il Barcellona, mio favorito assoluto, è la squadra che gioca il miglior calcio in Europa, Guardiola in pochi mesi ha trasformato una squadra sfiduciata e piena di dubbi in una perfetta macchina da gol e spettacolo, il trio delle meraviglie Messi, Eto'o ed Henry si è divertito a gonfiare le reti avversarie realizzando goal a grappoli in quasi tutti i match disputati, il centrocampo è fortissimo, la difesa buona ma non imperforabile, l'unico rischio per i catalani è di guardarsi troppo allo specchio perdendo di vista l'obiettivo finale.
Il Chelsea, dopo l'arrivo del santone Hiddink, ha ripreso a volare, dopo la triste gestione di Scolari che aveva ingrigito ed incupito la squadra, da gennaio i Blues sono tornati ad essere una squadra conscia della propria forza, equilibrata in tutti i reparti, solid ain difesa, granitica a centrocampo e devastante in attacco, Terry, Lampard e Drogba su tutti, ma ognuno porta il suo mattoncino nella costruzione del sogno: sollevare nel cielo di Roma la Coppa dalle grandi orecchie.
Il pronostico è 60% a 40% per il Barcellona, ma se c'è qualcuno che con le sue alchimie può mettere i bastoni tra le ruote della macchina perfetta Barca, quelli è proprio il santone olandese.....
Mercoledì, 08 Aprile 09, 11:38 M.
Atmosfera da brividi al Camp Nou, quasi 100.000 spettatori per l'andata dei quarti di finale tra Il Barcellona ed il Bayern Monaco, sei Champions in campo ed attesa di grande spettacolo.
L'esordiente Guardiola schiera: Victor Valdes in porta, difesa con Puyol, Daniel Alves, Marquez e Pique, a centrocampo Xavi, Tourè, Iniesta e Messi, in attacco Eto'o ed Henry.
Il traballante Klinsmann risponde con Butt tra i pali, difesa con Lell, Oddo, Breno e Demichelis, a centrocampo Schweinsteiger, Van Bommel, Ze Roberto, Altintop e Ribery, in avanti il solo Toni.
Una leggera pioggia accoglie l'ingresso in campo delle squadre, giusto per rendere l'atmosfera ancor più elettrizzante, pronti via e gli azulgrara iniziano a dipingere trame meravigliose sul terreno verde.
Già al 5° Xavi pesca il taglio di Henry dietro i difensori, il francese controlla male, evita l'uscita di Butt ma si allarga e deposita sull'esterno della rete, poco male, bastano altri 3 minuti e, all'8°, Iniesta al limite serve Eto'o, il camerunese controlla e serve con un tunnel ai danni di un difensore Messi, la pulce larga al vertice dell'area destra, controlla e batte Butt con il suo classico tiro piazzato sul secondo palo fuori dalla portata di Butt, 1-0 Barca.
Il Bayern accusa il colpo e non reagisce, completamente in bambola, si offre ai fraseggi veloci e precisi degli azulgrana e al 12° , dopo una spettacolare azione a scalare, quasi rugbistica, la sfera arriva a Messi che piazza una palla nello spazio vuoto alle spalle dei difensori bavaresi, per Eto'o è un gioco da ragazzi avventarsi sulla sfera e depositare nell'angolino lontano per il 2-0.
Al 16° Lell stende Messi in area, rigore clamoroso, l'arbitro ammonisce l'argentino ed espelle Guardiola...senza parole!
Ci prova Henry al 21°, si presenta solo in area ma, in scivolata spedisce la sfera a lato e assesta una scarpata involontaria sulla faccia di Butt.
Al 36° Messi si esibisce in un'ubriacante slalom in area tedesca, palla per Eto'o che al volo incoccia nella gamba di un difensore e si impenna, niente paura, passa un minuto e, al 37° , la sfera giunge ad Henry che prende palla al limite dell'area, conquista in velocità la linea di fondo e centra basso e forte per Messi che, in scivolata, deposita in rete la palla del 3-0.
Al 38° Schweinsteiger entra in area ed impegna in una facile parata a terra Valdez, ma è solo il prologo al quarto gol spagnolo, giocata veloce sul limite dell'area, tacco di Alves per Messi, steso da Van Bommel che serve inavvertitamente Henry, controllo del francese e sfera che docile si deposita nell'angolino lontano per il 4-0.
Prima del riposo un altro tentativo bavarese con Ribery che riesce ad entrare in area e sull'uscita di Valdes colpisce largo a lato.
Finisce il primo tempo e siamo tutti a stropicciarci gli occhi di fronte a questa sinfonia dell'orchestra azulgrana e dei suoi sublimi solisti, certo il Bayern.....
Si ricomincia con Ottl al posto di Altintop.
I ritmi calano vertiginosamente anche perchè il Bayern completamente frastornato non riesce ad esprimere una cifra di gioco accettabile e soprattutto propositiva, il Barca di contro non ha interesse ad accelerare e si limita a controllare con ariose giocate alla ricerca dello spettacolo senza però affaticarsi troppo.
Al 59° lungo lancio di Piquè per Messi che, sulla fascia, controlla, si beve un paio di difensori, si accentra ed esplode una bordata che Butt devia in corner con l'aiuto della traversa.
Bisogna aspettare il 70° per vedere la prima azione degna di questo nome per il Bayern, al termine di una bella ripartenza, la sfera arriva a Ze Roberto solo in area, si immola su di lui Puyol che in scivolata riesce a salvare in corner.
Al 74° Henry lascia il campo per Keità, al 76° nel Bayern entra Sosa per Ze Roberto, all'80° tocca a Tourè lasciare spazio a Busquez, al 90° è Krkic a prendere il posto di Eto'o..
Finisce dunque in goleada questo quarto di finale che non tradisce le attese, il Barcellona gioca un primo tempo sontuoso in cui disintegra il Bayern, annichilendolo dal primo all'ultimo istante, facendo girare la sfera a velocità siderale e andando in gol con trame spettacolari ed apparentemente elementari, Messi delizia la platea con giocate strepitose, impreziosendo la sua prestazione con due gol, in questo momento non ci sono dubbi è lui il giocatore più forte del mondo.
Il Bayern è semplicemente rimasto con la testa e le gambe negli spogliatoi, non ha mai dato la sensazione di avere un'idea su cosa fare in campo, regalando una sensazione di pochezza ed impotenza assolute, non si salva proprio nessuno, detto in parole spiccie non l'hanno proprio mai vista.
Inutile dire che al ritorno sarà un'amichevole di lusso.....
I migliori: nel Barcellona Messi e Henry, nel Bayern per l'impegno Ribery e nessun'altro.
On Buon 2011