Sabato, 22 Gennaio 11, 08:10 M.
Regia: Colin Strause, Greg Strause.
Con: Eric Balfour, Scottie Thompson, Brittany Daniel, David Zayas, Donald Faison
Trama: Jarod ed Elaine volano verso Los Angeles per partecipare alla festa di compleano dell'amico Terry. Durante la notte successiva al movimentato party tutti sono svegliati dal frastuono e dalla luce accecante che penatra dalle finestre. Ma guardare la suggestiva luce può rivelarsi molto pericoloso! Ben presto si scoprirà che si tratta di un'invasione aliena ed inizia allora una disperata lotta per la vita....
Il trailer:
Diretto dai fratelli Strause, due tra i più acclamati maestri di effetti speciali di Holliwood, questa nuova pellicola sull'ennesima invasione della terra da parte di alieni brutti e cattivi, preceduta da grande battage pubblicitario, delude fortemente le attese.
Passare dalla computer grafica alla direzione di un film si rivela per gli Strause impresa titanica, tanto quanto quella di nostri eroi di riuscire a sopravvivere.
A parte qualche scena di azione, tra stucchevoli sali e scendi per le scale di un grattacielo di 20 piani, il film è davvero poca cosa.
L'impianto narrativo è totalmente assente, i dialoghi sono scarni e stucchevoli, l'espressività dei protagonisti è degna d'un pesce rosso, i cattivi alieni sono tanto orridi quanto inespressivi, animati qual sono solo dall'assorbire terrestri nelle loro navi madri per turpi scopi.
Alla fine un film corale si trasforma in un'assurdo dialogo tra quattro mura di un attico di gran lusso, con una sola scena davvero adrenalinica, quando uno stealth riesce a lanciare e centrare una nave aliena con una bomba atomica....
Il finale, giusto negli ultimi 5 minuti, finalmente rivela allo spettatore e al mondo l'orrenda verità, lasciando aperta la strada al possibile sequel...
Per l'intanto non ci resta che declassare la pellicola tra i B-movies, in attesa di tempi migliori, ma se potete, evitatela!!
Trama: *
Sceneggiatura: *
Fotografia: ****
Colonna sonora: ***
Imopressione generale: *
Giovedì, 13 Gennaio 11, 02:56 M.
Appuntamento al Teatro Da Vinci di Milano dal 13 al 16 gennaio ed a Genova il 22 gennaio al Teatro Archivolto. Intervista alla responsabile del Progetto Malkia dottoressa Martina Vitale.
Buona sera Dr.ssa Vitale, prima di iniziare a parlare della meritoria associazione della quale fa parte, vorrei farle qualche domanda.
Sevenpress è un portale prettamente sportivo, quali sport ha praticato o continua a praticare?
Gli sport da me praticati sono sci, tennis e nuoto.
Lo sport è spesso veicolo di valori positivi ed è spesso in prima linea nella solidarietà, c’è qualche atleta tra i testimonial della Vs. associazione?
Si ne abbiamo avuti tanti di testimonial sportivi che ci hanno sostenuto in passato ed altrettanti che ci sostengono tutt’ora. Tra loro mi piace citare Francesco Gambella campione sportivo, ma soprattutto grande persona. Francesco ha anche dedicato molti suoi record stabiliti in Europa e in Africa alla nostra associazione.
Come nasce Amref e cosa la ha portata a mettere la sua professionalità al servizio di questa Onlus?
AMREF è un’organizzazione non governativa africana, nata nel 1957 a Nairobi, Kenya, con l’intento di contribuire al miglioramento della salute in Africa attraverso il coinvolgimento attivo e il rafforzamento delle comunità, del personale locale e dei sistemi sanitari. In 50 anni di attività AMREF è diventata la principale organizzazione sanitaria privata, senza fini di lucro, presente in Africa Orientale, impiega oltre 800 persone, per il 97% africani, gestisce 140 progetti di sviluppo sanitario in 6 paesi. La serietà dell’organizzazione e la sua identità africana, peculiare nel panorama delle ong a livello internazionale e essenziale per trovare soluzioni adeguate e sostenibili, sono due caratteristiche che mi hanno spinto a chiedere ad AMREF di poter collaborare mettendo a disposizione la mia professionalità. Sono certa che per promuovere un vero “sviluppo sostenibile” bisogna superare la logica dell’assistenzialismo sostenendo le professionalità, le competenze e i saperi del Sud del Mondo, e in AMREF Italia ho trovato un gruppo che sostiene nuove forme di informazione e di advocacy, capaci di raccontare l’Africa e i suoi bisogni dall’interno.
Uno dei Vs. progetti, “Malkia”, si occupa di persone che vivono nella baraccopoli africana di Nairobi, vuole dirci qualcosa di questo progetto?
Il progetto Malkia nasce nel 2005 all’interno del programma di recupero di ragazzi e ragazze di strada Children in Need di AMREF a Nairobi, grazie alla preziosa collaborazione della regista e drammaturga Letizia Quintavalla e il Teatro delle Briciole di Parma. E’ un laboratorio di teatro formazione realizzato da un gruppo di 20 ragazze, oggi ventenni, a cui si sono aggiunti cinque bambini e quattro ragazzi. Fin dal suo inizio l’attività artistica di Malkia ha scardinato eaccelerato una serie di nuove considerazioni e pensieri, sia sul ruolo della donna nella società africana, sia nell’ambito del progetto stesso che fino ad allora aveva, invece, coinvolto prevalentemente la componente maschile del gruppo. All’inizio del percorso teatrale è stata scelta la parola “Malkia” come motore per racconti e improvvisazioni: il teatro è diventato così un’occasione, anche per le ragazze per cambiare l’immagine di sé, per prendere la parola e acquisire consapevolezza dei propri diritti, ed essere rispettate davvero come “regine”, un termine “alto” che considera la loro bellezza interiore. Oggi le ragazze del progetto Malkia, interpreti e attrici dello spettacolo teatrale “Il Cerchio di Gesso”, sono diventate le ambasciatrici dei diritti delle giovani donne africane e lanciano un appello a favore della maternità consapevole proprio grazie al teatro, che si fa strumento di conoscenza, cambiamento e conquista di nuove identità.
E’ stata a Nairobi? Quali sensazioni e quali emozioni ha portato a casa da quella esperienza, sia per l’incontro con le persone che aiutate, sia con il personale che lavora in loco?
Sì, sono stata a Nairobi più volte per seguire i training teatrali. La condizione delle adolescenti e’ particolarmente difficile negli slum dell’Africa Sub-Sahariana. Tra le lamiere della baraccopoli la violenza e l’assenza di diritti per le giovani e giovanissime è all’ordine del giorno, unite a carenze alimentari e a problemi sanitari. Comprendere tutto questo dalle stesse parole e testimonianze delle ragazze coinvolte nel progetto teatrale di AMREF è molto doloroso ma le emozioni più forti sono legate all’esperienza umana e relazionale che si vive all’interno di un lavoro di gruppo, che diventa un processo di crescita e di trasformazione per tutti, non solo per i “beneficiari”.
La solidarietà è un valore che va trasmesso anche alle nuove generazioni, da madre (se lo è), come spiega l’importanza della solidarietà ai suoi bambini?
La solidarietà è un valore umano e sociale ed è un legame tra persone, che non è solo il risultato di un atto spontaneo, etico, ma è anche un dovere. Un senso di responsabilità verso l’altro. Per far sì che nei giovani o in noi possa maturare profondamente questo valore, è necessario curare il nostro desiderio di curiosità, la voglia di approfondire e comprendere le interrelazioni che legano le persone e i popoli, ed esser consapevoli che la solidarietà è a servizio della crescita comune.
Le associazioni meritorie come la sua, hanno necessità anche di visibilità al fine di poter raccogliere fondi preziosissimi per perseguire i Vs. progetti. Quali sono le iniziative con le quali cercate di far conoscere la Vs. associazione? Quali sono i prossimi eventi benefici o di informazione che avete in calendario?
In questi anni AMREF ITALIA ha sviluppato una strategia di comunicazione (campagne di sensibilizzazione, progetti educativi per le scuole italiane, documentari, mostre, seminari e azioni di advocacy,), finalizzata alla diffusione di un’immagine diversa dell’Africa. AMREF porta in Italia i protagonisti delle sfide del continente per raccontare quelle stesse sfide, ma anche le soluzioni concrete atte ad abbattere le barriere tra povertà e speranza, tra preconcetti e conoscenza. Un esempio concreto è lo spettacolo teatrale che AMREF e Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti portano in scena al Teatro Leonardo da Vinci di Milano dal 13 al 16 gennaio, e a Genova il 22 gennaio al Teatro Archivolto. Un libero adattamento del “Cerchio di Gesso del Caucaso” di Bertolt Brecht, ispirato a sua volta a un’antica favola cinese e al giudizio biblico di Salomone. A interpretarlo è il gruppo formato da venti ragazze nate e cresciute nelle baraccopoli di Nairobi che negli ultimi cinque anni hanno partecipato al Progetto Malkia. Con la messa in scena di questo spettacolo AMREF vuole richiamare nuovamente l'attenzione e l’impegno di tutti sulla drammatica condizione delle adolescenti nelle aree urbane del continente africano. Per il miglioramento della società, infatti, è necessaria l'inclusione delle fasce più emarginate, a partire dalle donne, perché le opportunità di sviluppo dell’Africa poggiano in primo luogo sulle loro spalle, sul loro senso di responsabilità e solidarietà e sul loro spirito di intraprendenza professionale ed economica. Ad un nostro lettore che volesse suddividere la propria “offerta solidale” tra più di un’associazione quali altre due associazioni si sentirebbe di consigliare e perché? Può spiegare ai nostri i modi più facili per sostenervi (per sostenere Amref)? AMREF è membro del CINI, Coordinamento Italiano Network Internazionali, insieme a ActionAid, Save the Children, Terre des hommes, VIS, World Vision e WWF. Le sette ONG, con oltre un milione di sostenitori privati in Italia, sono presenti nello scenario internazionale con centinaia di progetti in oltre 100 paesi e 5 continenti. Suggerirei al lettore di sostenere l’azione di una di queste ONG, perché molto affini e riunite sotto lo stesso obiettivo di rafforzare l’efficacia e di moltiplicare l’impatto delle attività di informazione, sensibilizzazione, advocacy, policy e lobbying in Italia e in Europa.
Se invece il lettore scegliesse di sostenere AMREF, allora lo indirizzerei al sito di AMREF www.amref.it dove potrà trovare tutte le informazioni necessarie, sia relative ai progetti sul campo che alle modalità di donazione
Roberto Bojeri.
Giovedì, 13 Gennaio 11, 02:43 M.
Regia: Gennaro Nunziante
Con: Checco Zalone, Tullio Solenghi, Rocco Papaleo,Nabiha Akkari, Annarita Del Piano, Ivano Marescotti
Trama: Checco, grazie alla raccomandazione di un vescovo, viene assunto, dopo aver fallito per tre volte il concorso per entrare nell'Arma, come vigilante presso la curia milanese. Dopo vari disastri finisce a guardia della 'Madonnina' e, per questo suo ruolo viene avvicinato dalla bella Farah, che quel simbolo vuole distruggere....
Il trailer
Secondo passaggio nel mondo della celluloide per Checco Zalone, e nuovo, eclatante, centro per il comico più interessante ed originale del panorama italiano.
Se l'intimista e 'fracassone' 'Cado dalle Nubi', poteva sembrare un casuale successo, sulla scia delle performances televisive, la sua seconda opera testimonia invece un coraggio ed un'originalità, nelle scelte e nelle tematiche, che esalta il suo approccio personale al mondo del cinema.
La sua colonna sonora certo esalta, con pezzi originali ed esilaranti, i passaggi più importanti del film, ma è proprio il tipo di comicità, coraggiosa e mai volgare, a colpire lo spettatore, trascinandolo in un mondo 'ordinariamente' normale, quasi banale, ma estremamente divertente.
Checco raggiunge il suo obiettivo portando in scena il 'se stesso' deteriore, quello per intenderci, che rappresenta un po' il peggio del “buon uomo” italiano, ma lo fa sempre con quella delicatezza 'soft' che se da una parte conferma certo un che di geniale, dall'alta gli permette di conquistare a sè tanto la critica, quanto il pubblico, relegando in subordine,le pur presenti debolezze nella costruzione del film.
E' fin troppo naturale saltare al paragone con le maschere celebri di un certo cinema comico europeo, idiota come e più del celebre Ispettore Clouseau, tanto ingenuo da far sembrare quasi furbo anche l'impacciatissimo Mr. Bean, ma nel contempo appare anche molto vicino ad una qualsiasi maschera da commedia dell'arte, attualizzata e modernizzata laddove porta in scena l'italiano medio, più banale ed ordinario, dei giorni nostri.
Ma Zalone, sotto l'apparente levità del costrutto, non conosce timore nè tanto meno pudore, quando si scaglia, ad esempio, contro le missioni di pace, incarnate dal padre soldato, eternamente in missione di pace (uno straordinario ed esilarante Rocco Papaleo), così come contro la Chiesa ed il clero, nelle scene che fanno il verso ad 'angeli e demoni' di “don Brown”, quando si aggira negli oscuri corridoi della curia milanese.
Che Bella Giornata si discosta dunque nettamente da Cado dalle nubi, non si cerca infatti di cavalcare un setting vincente, riproponendo in salsa diversa gli stessi ingredienti di successo, ma si riparte da zero con idee ed approccio diversi.
Il risultato finale ci permette di salutare la nascita di un talento intelligente che non prende in giro il proprio pubblico tentando di somministrargli una minestra riscaldata, ma elevandolo a vero target del proprio lavoro, il pretesto dell'Islam non è forma di 'ruffianeria', quanto piuttosto uno specchio fedele ma impietoso dei vizi di una società vuota e ricca di pregiudizi e luoghi comuni.
I panni vestiti, quelli dell'agente di sicurezza, permettono di inserire il 'nostro' idiota del villaggio nel cuore delle relazioni istituzionali, discostandosi così dalla sfera familiare e privata del primo film, senza perdere la carica eversiva, quasi disintegrante, del protagonista in quanto elemento “socialmente scorretto” .
La bella fotografia esalta la campagna e le tradizioni di una Puglia, forse un po' stereotipata, ma profondamente calda, mentre è da godere la festa di battesimo in mezzo ai trulli, con la Band rock costretta, sul palco, a riproporre tutto il reperterio melenso e 'usuale' di certa tradizione melodica nazional-popolare.
Naturalmente la pellicola non lesina le battute e le situazioni divertenti, che strappano grasse e convinte risate, rifuggendo dalla tentazione di scatenare la 'naturale', scontata, risata ricorrendo a parolacce e atteggiamenti volgari.
In attesa dei nuovi capitoli che Checco ci regalerà, sicuramente, negli anni a venire, non mi resta che invitarVi ad andare a passare due ore spensierate vedendo 'Che bella giornata'...
Trama: ***
Sceneggiatura: ****
Fotografia: ****
Colonna sonora: ****
Impressione generale: ****
Martedì, 04 Gennaio 11, 03:24 M.
Regia: Paolo Genovese
Con: Aldo Baglio , Giacomo Poretti, Giovanni Storti, Angela Finocchiaro, Cochi Ponzoni
Trama: tre amici, nella notte di Natale, sono sorpresi ed arrestati dalla Polizia, arrampicati al muro di una casa, in abiti da Babbo Natale. In commissariato, sottoposti ad interrogatorio, ricostruiranno le loro vite, piene di situazioni originali.....
Il trailer:
Dopo il clamoroso flop de 'Il Cosmo nel comò' il trio più amato dagli italiani ritorna ad allietare il Natale degli spettatori con una commedia dai toni leggeri, accattivante e divertente, mai sopra le righe.
Costruito da Paolo Genovese, richiamandosi al miglior Tarantino de 'Le Iene' o al Brian Synger de 'I soliti sospetti', la storia parte dalla fine ricostruendo il passato dei tre protagonisti con una serie di Flash back che ci permettono di entrare nell'io, invero piuttosto bizzarro, dei nostri tre eroi.
A fare da collante allo story board ci pensa poi il 'commissario Bertetti', una strepitosa Angela Finocchiaro, ben spalleggiata da un improbabile aiutante, l'imbranato Giovanni Esposito, che conducendo 'inflessibilmente', si fa per dire, interrogatorio conduce tra passato e presente i tre amici.
Sfondo del film è una Milano, quasi disabitata, resa magica e, quasi surreale, da una copiosa, 'finta', nevicata e sublimata dalle suggestive canzoni di Mina, che diventa 'volontaramente' teatro delle improbabili tragicomiche avventure di tre eterni Peter Pan, diversamente complessati, ma, in fondo, incapaci di crescere.
E' dunque con lieta soddisfazione che possiamo godere nuovamente della verve del trio, che il regista riesce a svincolare dagli abituali clichè, resistendo alla tentazione di portare sullo schermo la solita 'sicura' serie di gag, fin troppo usate ed abusate, di sicuro, ma bolso e stantio impatto, per una comicità naturale, più sobria e spontanea, e per questo più apprezzata, che rende il film estremamente godevole e piacevole.
La banda dei Babbi Natale è dunque una bella commedia, garbata e di buoni sentimenti che (ri)conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, l'esistenza di Santa Claus, ma soprattutto di un trio ancora 'in gamba'.
Trama: ***
Sceneggiatura: ****
Fotografia: ****
Colonna sonora: ****
Impressione generale: ***
Lunedì, 03 Gennaio 11, 11:37 P.
Regia: Florian Henckel von Donnersmarck
Con: Angelina Jolie, Jonnhy Deep, Christian De Sica, Raul Bova, Paul Betany, Timoty Dalton
Trama: Una misteriosa ed affascinante donna, Elise, vive costantemente sorvegliata dall'Interpol, che cerca di arrivare, tramite lei, ad un pluri-ricercato criminale. Una lettera recapitata in un Dehors di Parigi, spinge Elise verso Venezia, ma nel viaggio in treno irrompe nella sua vita un oscuro professore di matematica, Frank, che diverrà ben presto ricercatissima preda di una pericolosa caccia....
Il trailer:
Preceduta da un battage pubblicitario, iniziato già in piena estate, questa pellicola, che mette insieme due dei più acclamati sex-simbols dello star system holliwoodiano, lascia in verità molto perplessità.
La storia che fa il verso a tante avventure di 'bondiana' memoria, è infatti piuttosto esile e, ahinoi, fin troppo prevedibile negli esiti finali per funzionare come thriller.
Per carità non mancano inseguimenti, colpi di scena e qualche battuta felice qua e là, ma sono troppo centellinate per far elevare la storia da un elegantissima maniera.
L'idea che si fa lo spettatore medio è quella che la produzione abbia pensato di mettere insieme due bellissimi, di calarli in due locations da sogno, Parigi e Venezia, contornandoli magari di qualche buon caratterista, anche locale, Frassica, De Sica, Bova, di cucirgli intorno una storiella pseudo intrigante e , quasi naturalmente ne sarebbe scaturito il classico, inevitabile, blockbuster.
Invece il film non si eleva mai da un'aurea, elegante e patinata maniera, le due città, da co-protagoniste, si trasformano in cartoline in movimento, quasi più idonee ad uno spot delle locali pro-loco che non ad ambienti vivi e pulsanti.
Nel lusso delle mise di una Angelina Jolie, sempre più eterea, nella sua algida e patinata bellezza, che trasmette classe e charme, ma non certo calore e passione, si arriva lentamente al colpo di scena finale, che però stupisce e sorprende solo i meno attenti, regalando un finale che richiama qualche Bond d'annata.
Johnny Deep, privo di travestimenti e forzature, sembra in verità un po' imbolsito, quasi allo scopo di mettersi un passo indietro per lasciar rifulgere a pieno la luccicante bellezza della Jolie, tanto che la sua progressiva evoluzione, da impacciato professore ad affascinante Robin Hood, passa quasi inosservata, soffocata da eventi, talvolta poco credibili, che conservano sempre al centro la Jolie.
Dopo la splendida riuscita del capolavoro 'La vita degli altri' il regista von Donnersmarck fa un brutto passo indietro, incapace di gestire una storia non troppo originale, finisce prigioniero di tutti i clichè del genere, non riuscendo così a trasformarla in una pellicola memorabile, ma neppure discreta.
Trama: **
Sceneggiatura: **
Fotografia: ***
Colonna sonora: **
Impressione generale: **
Lunedì, 27 Dicembre 10, 05:32 M.
Regia: Neri Parenti
Con: Christian De Sica, Massimo Ghini, Belen Rodriguez, Giorgio Panariello, Max Tortora, Barbara Tabita, Serena Autieri, Laura Esquivel.
Trama: In Sud Africa, per le rituali vacanze di Natale si intrecciano le vicende di un gruppo di personaggi, variamente assortiti, che finiscono per combinare una serie di guai, in situazioni improbabili e vagamente comiche....
Il trailer:
Puntuale come la neve d'inverno, anche quest'anno, la premiata ditta De Laurentis - Parenti - De Sica, fa trovare, sotto l'albero, agli spettatori italiani l'immancabile, ennesimo, cinepanettone della sterminata serie, che, come sempre, riempie le sale e fa incassare decine di milioni al produttore napoletano.
Ci chiediamo ancora una volta, oggi come l'anno scorso e come l'anno prossimo, in che considerazione sia tenuto l'intelletto dello spettatore medio da questi furbi cineasti, incalliti ed insistenti, che si ostinano a riproporre, anno dopo anno, un prodotto sempre uguale a sè stesso, messo insieme con sceneggiature sbrigative e prive di inventiva ed originalità, e recitato ormai quasi con piglio 'idustriale'.
L'unica variabile delle pellicole, che si alternano di anno in anno, sono la location, che in questo caso, complici i recenti mondiali di calcio, è il 'selvaggio' Sud Africa, le musiche, che sono gli immancabili successi commerciali del 2010 e la compagnia di professionisti che recitano sullo schermo.
Così accanto all'istituzione De Sica, apparso questa volta meno in palla del solito, forse perchè il personaggio che gli è stato ritagliato è meno 'suo', non il solito marito fedifrago e pasticcione insomma, e all'abituale Massimo Ghini, ma perchè sprecare il suo talento per diventare un protagoniosta seriale di cinepanettoni?!, ecco le immancabili new entry: Belen che rifulge in tutto il suo splendore, svelando le sue 'doti' in tutta la loro prorompente fisicità, Giorgio Panariello, che ripete sè stesso nel ruolo di toscanaccio molto carnale ed ossessionato dalla...'carne' e Max Tortora, reduce dai successi dei Cesaroni, che esporta anche qui l'Ezio pasticcione che siamo abituati a conoscere nella saga televisiva, Serena Autieri e Barbara Tabita, bellone maggiorate di turno, che cercano di attirare 'tifosi' con i loro dialetti improbabili.
A parte la trama che lascia un po' il tempo che trova, lo story board sembra quasi riproporre una versione moderna, riveduta e corretta, di 'Oggi le comiche', con una sequenza di scenette tra il grottesco e lo sguaiato, che si affaldellano senza soluzione di continuità, ma soprattutto, e qui siamo alla cosa davvero grave, senza strappare risate convinte e numerose, ma meri sorrisi abbozzati e scontati.
Insomma, Belen a parte, un film da vedere solo per poterne poi sparlare e nulla più....
Trama: *
Sceneggiatura: *
Fotografia: ***
Colonna sonora: ***
Impressione generale: *
Giovedì, 16 Dicembre 10, 03:18 M.
Regia: Paolo Costella
Con: Elisabetta Canalis, Vincenzo Salemme, Massimo Boldi, Nancy Brilli, Enzo Salvi, Teresa Mannino
Trama: Gustavo, cuoco milanese che gestisce una trattoria molto alla buona a Roma, per un inrevento 'interessato' del figlio adolescente Fabio, è chiamato ad organizzare il pranzo di nozze a Saint Moriz di Chris, figlia di una coppia di parvenues, vecchia fiamma del ragazzino. Nell'atmosfera natalizia, chic e lussuosa, della suggestiva località svizzera irrompe una serie di personaggi di bubbia moralità e modo poco urbani che trasformerà l'evento in un 'continuum' di disastri...
Il trailer
Il buon Boldi cerca di anticipare sul tempo tutti i cinepanettoni della stagione, mettendo insieme un cast variegato, e anche importante, che però viene messo nelle condizioni peggiori per recitare.
Il copione è un deja vu, proposto e riproposto in tutte le salse da anni e anni, la storia è talmente banale e insipida, che dopo pochi minuti non interessa più a nessuno, soffocata, nella sua scontata ed inevitabile conclusione, da una serie di battute e situazioni volgari e sciatte, nello squallore più assoluto.
Il fatto che il film, a domenica 12 dicembre, abbia incassato oltre 7 milioni e mezzo di euro, è motivo di per sè probante del fatto che nel nostro paese si possano continuare ad ideare e a girare pellicole di tal guisa, in cui lo spettatore è considerato come acquirente di un biglietto, cui propinare il peggio del genio creativo, senza porsi nessun dubbio su quale dovrebbe essere il fine ultimo e primo di un film, a parte incassare naturalmente.
Siamo infatti di fronte ad una commediola elevata alla massima potenza che si affida, come spesso capita in questi casi, al solito clichè di una comicità, facile e banale, che dovrebbe scaturire dalle differenze geografico - dialettali dei protagonisti, di origine in gran parte televisiva, Salemme, Ceccherini, Salvi, Mannino, Canalis.
A Natale mi sposo prova a introdurre qualcosa di nuovo trasferendo baracca e burattini in montagna, ma c'era già il precedente dei vari 'Vacanze di Natale' ed inserendo nello story board la storia mocciosa - sentimentale, modello 'Tempo delle mele' che dovrebbe sedurre i giovanissimi.
Ma variando entità ed ordine degli addendi sia il capocomico, uno stanco e ripetitivo Boldi, sia i vari gregari, cucinano un prodotto senza alcun appeal, che contempla inevitabilmente la propria razione di tette e culi, puzze e rutti.
La trama sentimentale, affidata all'interpretazione degli acerbi e poco partecipi Lucrezia Piaggio e Jacopo Sarno, naufraga fin da subito, nel più totale disinteresse dello spettatore.
I vari comici, che fanno corona e colore, procedono ognuno seguendo il proprio copione, come se recitassero le loro solite trite e ritrite gag, passate decine di volte in tv, conquistando le inevitabili, sguaiate risate, quasi per riflesso autonomo.
Privo di qualsiasi dignità espressiva, di interesse sociologico, affossato da un copione e da una recitazione dozzinale, il film fallisce nel tentativo di portare aria nuova nel panorama comico natalizio del Bel Paese.
Lo scioglimento degli equivoci, degli adulteri, degli scambi di persona e delle differenze economiche e sociali avverrà senza sorpresa nel soggiorno montano e dentro un bianco Natale.
In conclusione un film che non soddisfa neppure i palati meno esigenti.
Trama: *
Sceneggiatura: *
Colonna sonora: **
Fotografia: **
Impressione generale: *
Martedì, 14 Dicembre 10, 07:22 M.
Lo scorso 13 dicembre ho assistito al concerto di Ludovico Einaudi all'Arena del Sole di Bologna, "the solo concert", per solo pianoforte.
Ludovico Einaudi, figlio dell'editore Giulio Einaudi e nipote del secondo presidente della Repubblica italiana, pubblica il suo primo disco nel 1988 e rappresenta un esempio di musicista trasversale, che trae le sue origini nella musica classica, unita ad elementi di musica pop, rock, folk e contemporanea.
L'accoglienza da parte del pubblico presente in sala è stata calorosa ed ha sostenuto la fatica (che pure deve essere stata sostenuta dal musicista, anche se non traspariva) del nostro compositore ad ogni breve intervallo tra un brano e l'altro.
Questo genere di musica, a mio avviso, va assaporata con uno stato d'animo sereno, poichè tocca corde profonde del sentimento che possono scatenare reazioni emotive inattese ed incontrollabili e personalmente trovo che il pianoforte sia lo strumento musicale che maggiormente mi coinvolge ed emoziona.
Per tutte le 2 ore e mezza del concerto, mi è parso quasi di essere rapito in un altro mondo, mi sono staccato dalla realtà, per immergermi in un vortice di emozioni ed evocazione di immagini le più varie.
Un brano ha proiettato nella mia mente l'immagine di un prato, con un albero in riva ad un lago, il tutto immerso in una leggera nebbia che rende tutti i contorni indistinti ed evoca uno stato di incertezza e di mistero. Un altro brano mi ha fatto pensare alla nostra essenza umana, fragile ma allo stesso tempo forte e capace di creare tanta positività.
Al termine del concerto, il nostro maestro è stato sommerso da un calorosissimo e perdurante applauso, che lo ha indotto a concedere un bis.
Complimenti ad Einaudi per la sua musica!
Martedì, 14 Dicembre 10, 05:54 M.
Regia: Luca Lucini
Con: Alessandro Gassmann, Luca Argentero, Valentina Lodovini, Stefania Sandrelli
Trama: Una madre, ex annunciatrice tv con due matrimoni alle spalle, racconta al nipotino la sua storia e quella di mariti e figli, soffermandosi particolarmente su questi due, diversissimi tra loro, in quanto di padri diversi, fisicamente e caratterialmente. Sarà una donna che, amata da entrambi, li metterà di fronte a sè stessi e disvelerà il loro vero io, con tanto di colpo di scena finale...
Il Trailer:
Una storia di ordinaria quotidianità che ha come tema centrale l'amore ed i rapporti interpersonali, estremente variabili e suscettibili di repentine ed improvvise mutazioni.
Uscito quasi in contemporanea con il film di Woody Allen, 'Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni', ne ripercorre in parte le tematiche, ma in una chiave diversa, più vicina al modo di approcciare la vita e i rapporti tipica degli italiani.
C'è infatti la mamma, Alba, una bravissima Sandrelli, affettuosa all'estremo, tanto da voler indirizzare comportamenti e scelte di marito e figli, ma che finisce per perdere di vista la realtà combinado più guai che altro.
E poi ci sono i due figli, profondamente diversi, quasi in antitesi l'uno con l'altro, Giorgio, il maggiore, affermato professionista, sposata, don giovanni incallito, e Leonardino, il minore, insicuro, depresso e troppo sensibile, tanto da tentare il suicidio per una donna.
Il ciclone che cambierà per sempre la vita di tutta la famiglia è Sara, che prima è amante, appassionata e caliente di Giorgio, poi fidanzata dolce, e monacale quasi, di Leonardino, attorno a lei e per lei tutto cambierà, arrivando addirittura ad un inatteso e clamoroso scambio di ruoli.
Nella figura della mamma italiana, chioccia e al contempo falsa, che si è sostituita alla natura e alla verità in nome del presunto bene di tutti, c'è il vero scoppiettante centro d'interesse del film, tanto dolce ed affettuosa, quanto diabolica e decisa.
La 'donna della mia vita' conferma senza ombra di dubbio le capacità istrioniche di Argentero e di Gassman, notevoli, nelle loro interpretazioni, ondivaghe e sempre convincenti, mentre contiene non poco lo spazio d'azione della Lodovini, che parla più con gli occhi che con la bocca, e questo dispice davvero, perchè sembra un'occasione un po' persa.
L'interrogativo vero è alla fine se il fulcro del film è nell'evoluzione del rapporto tra i fratelli, con il ribaltone di ruoli finale, o, non piuttosto il sacrosanto dubbio che non sono i genitori a far da spalla e da sfondo alla vicenda sentimentale dei figli, quanto piuttosto il contrario, tanto da poter chiedersi se alla fine la donna della vita, di tutti quanti, nel bene e nel male, non sia prioprio la mamma?!
Un film in definitiva leggero, ma apprezzabile e divertente, costruito secondo canoni precisi, che si chiude con un coup de theatre, immaginabile, ma neppure così tanto....
Trama: ***
Sceneggiatura: ***
Colonna sonora: ***
Fotografia: ***
Impressione generale: ***
Giovedì, 09 Dicembre 10, 05:54 M.
Regia: Woody Allen
Con: Anthony Hopkins, Antonio Banderas, Gemma Jones, Paulina Collins, Josh Brolin, Frida Pinto.
Trama: Helena è abbondanata dal marito, Alfie, che non vuole accettare l'arrivo della vecchiaia, dalla figlia Sally, a sua volta in crisi con il marito Roy, uno scrittore di successo che ha perso la vena creativa dopo il primo libro di successo, è indirizzata verso una maga che pian piano la indirizza verso l'occulto, allontanandola dai suoi cari. Alcune coppie scoppiano, altrettante se ne formano, ma.....
Il Trailer
Nuovo capitolo della sconfinata filmografia di Woody Allen, che dopo la fortunata parentesi Newyorchese di 'Basta che funzioni', ritorna in Europa, nell'ormai classica Londra per ambientare questa storia, molto british nei dialoghi, nelle situations e nello humour.
Ancora una volta il tema dominante è, tanto per cambiare, l'amore, visto dai protagonisti, trasposizione dell'autore, come una necessaria ed inevitabile panacea ai mali del vivere quotidiano.
Nessuno dei protagonisti accetta, per un motivo o per l'altro, la sua attuale condizione, sentendosi prigioniero di un menage familiare, non più gratificante ed esaustivo, da qui la crisi delle varie coppie: Helena ed Alfie, Roy e Sally, Dia e Alan, che danno il là alla nascita di nuove coppie: Roy e Dia, Charmaine e Alfie, Helena e Jonathan e ad altre mancate: Sally e Greg.
La morale sembra essere quella che le diverse età finiscono per confrontarsi con un bisogno di qualcosa esemplificato con la parola ‘amore' ma di cui, se richiesti, non saprebbero dire il significato. Non potendo sfuggire a questa esigenza ognuno cerca di trovare delle soluzioni che finiscono però per rivelarsi aleatorie e transitorie anche se tutti, in cuor loro, vorrebbero che fossero 'per sempre'. Ma il 'per sempre' non esiste nell'universo del regista.
Ecco dunque che ciascuno prova a rimediare alla propria solitudine come gli capita e come sa e non ha neppure
bisogno di essere perdonato per questo.
Insomma niente di nuovo sul fronte Allen, siamo alle solite, l'anziano regista continua a parlare di amore e sesso, poco in verità, visto dal suo punto di vista, senile, ma non
disincantato, in una sorta di panegirico dell'ovvio.
Il ritmo del film è lento, i dialoghi non proprio originali, anche se sofisticati, come gli ambienti, ma alla fine tra qualche risata, in verità pochissime, si arriva alla fine nell'attesa che finalmente scaturisca la scintilla che tutto sistema, invece, a sorpresa, in luogo dell'attesa soluzione delle varie storie, arrivano i titoli di coda, lasciando lo spettatore costernato, sorpreso e, in verità piuttosto deluso.
Rispetto agli ultimi film dunque certamente un bel passo indietro, l'età sembra proprio iniziare a pesare sulla creatività e la genialità di questo regista, che pare aver perso smalto e cose da dire, se non le trite e ritrite banalità sulla vita di coppia e la ricerca di appagamento sentimentale, e poi quel finale non finale, per carità.....
Trama: **
Sceneggiatura: **
Colonna sonora: ***
Fotografia: ***
Impressione generale: **
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