Sabato, 27 Febbraio 10, 03:01 P.
Dopo 14 giorni giorni di gare interessanti, belle, appassionanti, che però a noi, poveri tifosi italiani, avevano regalato solo una infinita collana di clamorose ed inattese delusioni, è arrivata la sera che tutti aspettavamo, finalmente!
Esattamente 22 anni dopo Calgary, nello stesso giorno, il 27 febbraio, un altro atleta emiliano, Giuliano Razzoli, da Castelnovo ne'Monti, provincia di Reggio Emilia, è arrivato a rinverdire gli idimenticati fasti dell'Albertone nazionale, quel Tomba, da Sestola, che per un decennio aveva fatto diventare tutti gli italiani appassionati ed intenditori di sci.
La giornata è piovosa, ma non dovrebbe nevicare in montagna?, e ci accostiamo, all'ora dell'aperitivo all'ultima gara che, a detta degli esperti, può ancora regalare qualche gioia agli sbiaditi colori azzurri.
Il nome della speranza non è quello di un montanaro, ma un normalissimo, quasi anonimo, italianissimo Giuliano Razzoli, un ragazzone di 25 anni, guascone e scanzonato, con un bel sorriso gioioso, che parla con forte accento emiliano e che ha due occhi sereni che fanno trasparire voglia di divertirsi e non paura di scendere tra i pali.
Il ragazzo quest'anno ha vinto uno slalom in Coppa del Mondo a Zagabria, e un altro, dopo la prima piazza nella prima discesa, l'ha buttato via, qui scende con il pettorale numero 13, la sua discesa è perfetta, senza sbavature, sembra quasi lento, fermo, ed invece il cronometro segna il miglior intertempo e poi, al traguardo, il miglior tempo, che tale resterà fino alla fine.
Tanti sono gli atleti che scendono alle Olimpiadi, oltre 100, quindi lunga è l'attesa per la seconda discesa, immagino quale possa essere la tensione che arrovella la mente del nostro atleta, cosa penserà, che paure lo tormenteranno, con l'oro lì a portata di mano e 50 secondi da affrontare con davanti decine di pali dispettosi, di trappole nascoste nella neve che, col passare delle discese, diventa frolla, acquosa, quasi una sorta di vasca da bagno scalininata.
Scendono gli atleti della seconda manche, alcuni saltano subito traditi dalla troppa foga o da un trabocchetto non visto, Miller, il nostro Thaler, tanti altri, poi tocca ad uno svizzero, Marc Gini, regalare un percorso da brividi che lo tiene per un po' in testa, ma arriva, per la gioia dei fans di casa, Julien Cousinau a disegnare una manche superba che lo issa al primo posto fin quasi alla fine.
Lo spodesta lo svedese Myhrer con una prova fantastica, resterà la migliore della seconda manche, che lo porterà dal decimo posto fino al bronzo, l'altro azzurro Moelgg scende troppo timoroso subendo la pista e scivolando dal 5° al 7° posto finale.
Ci si avvicina al grande momento, scende Kostelic e finisce davanti a tutti con una condotta di gara superba, perdono invece posizioni il campione uscente Reich e lo sloveno secondo nella prima manche, ma il nostro cuore batte forte, è ora il momento tanto atteso e tanto temuto, tocca a Razzoli.
Il ragazzo parte bene, sciolto, preciso, incisivo, sembra non faticare, pare fermo ed invece vola, guadagna al primo intertempo, perde qualcosa al secondo, supera indenne le trappole, ma man mano che il traguardo s'avvicina la sua azione rallenta, diventa prudente, oh no, non mollare proprio ora sul più bello....
Le porte si susseguono le une alle altre, il tempo corre via veloce, troppo veloce, la saliva si secca in gola, il timore sale, ma quando cavolo si ferma sto cronometro?!
Eccolo si ferma, il tempo è in verde, primooooooooooooooooooooo per 16 miseri centesimi di secondo, un'inezia per noi, un'eternità per il secondo, è oro!
Balzo dalla poltrona e urlo di gioia, stasera come 22 anni fa, quando Alberto vinceva a Calgary, l'eredità dell'Albertone è in buone mani ora....
Grazie Giuliano per questa splendida emozione, un oro olimpico è qualcosa di grande che prende allo stomaco che ti rende orgoglioso di fronte al mondo, questo, e tant'altro...quanto ci sono mancati questi momenti unici ed irripetibili in queste disgraziate Olimpiadi Canadesi....
Mercoledì, 24 Febbraio 10, 12:05 M.
Le Olimpiadi si stanno lentamente avviando verso la loro conclusione, si susseguono le gare nelle varie discipline regalando agli spettatori di tutto il mondo emozioni e delusioni, a fronte di tanti atleti, attesi e meno attesi, che si sono proposti alla ribalta planetaria con prestazioni di alto livello, resta costante l'insipienza e l'inconsistenza delle prestazioni degli atleti azzurri, ahinoi, in tutte le gare di qualsiasi disciplina.
Premesso che le Olimpiadi invernali non sono mai state la manifestazione che ha dato più soddisfazioni allo sport nazionale, nonostante che siamo un paese alpino, con alcune delle montagne più alte d'Europa, dopo i fasti, illusori e fugaci dell'edizione torinese di quattro anni fa,questa edizione canadese sta letteralmente annientando tutti i sogni di gloria dello sport italiano.
Le medaglie arrivate nei primissimi giorni grazie agli inattesi Pittin e Fontana, e agli eterni Zoeggler e Piller-Cottrrer ci avevano illuso, è bastata una serie di gare incolori ed una collana di insuccessi da guinness a sgretolare le certezze anche del più ottimista dei fans azzurri.
Dopo le illusioni della gara di fondo sprint femminile con la Genuin e la Follis che, dopo l'incoraggiante 2° posto nella semifinale alle spalle della Francia, restano in gruppo fino al 4° cambio, alimentando legittime aspettative, salvo poi crollare nel finale della quinta frazione con la Genuin che perde contatto dalle prime tre, inutile il disperato tentativo di rimonta della Follis nell'ultima frazione, è ancora medaglia di legno ad appena 10 secondi dalla sorprendente Germania che brucia sul traguardo la favorita Svezia, completa il podio la solida Russia.
Ben più deludente invece la prova del team maschile Zorzi-Pasini, arrivati in finale grazie al ripescaggio dei migliori tempi, dopo la prima frazione chiusa da Zorzi al secondo posto, naufragano letteralmente pasticciando ben due volte ai cambi, con una patetica caduta ed uno scontro con un avversario, e chiudono desolatamente ottavi ad oltre 20 secondi dai vincitori norvegesi, strepitoso lo sprint con cui Northug infila il tedesco Teichmann, il bronzo è appannaggio anche tra gli uomini della Russia.
L'ultima notte metteva in pista altre speranze azzurre, andate però anche questa volta deluse, in modo netto.
Poco può addebitarsi al quartetto azzurro nella gara a squadre della combinata nordica dal trampolino grande, finita decima ed ultima, che, dopo le deludentissime prestazioni nel salto, ha affrontato la prova di fondo come un buon allenamento, sotto una fitta nevicata, in vista della prova individuale, chiudendo a 4 e 43 dall'Austria splendida vincitrice davanti agli Stati Uniti e alla Germania.
Nulla era chiesto alle ragazze del biathlon che, a loro volta, chiudono la staffetta all'undicesimo posto, ad oltre un minuto e 12 secondi dalle vincitrici, le velocissime russe che hanno bruciato le più precise francesi (sesta medaglia complessiva nel biathlon per i transalpini) e le deludenti favoritissime tedesche.
Le dolenti note sono arrivate invece dall'attesissimo slalom gigante, in cui i nostri 4 rappresentanti hanno collezionato le loro peggiori prestazioni stagionali, incapaci di interpretare una pista poco ripida e con troppa neve molle, che hanno completamente subito senza riuscire mai ad aggredirla con decisione.
Già nella prima manche che Blardone, nonostante alcune imperfezioni in alto, riesce a chiudere al 4° posto a soli 20 centesimi dal leader provvisorio, lo svizzero Janka, gli altri tre azzurri finiscono lontanissimi, incapaci di lasciar correre a dovere gli sci, con ritardi abissali ben oltre il secondo: Simoncelli 17°, Ploner 20° e Moelgg 27°.
La seconda manche è per i nostri alfieri una vera Waterloo, mentre si vedono quasi tutti gli altri atleti scendere a mille aggredendo la pista e senza fare calcoli, strepitosa la discesa del canadese Guay, che finirà 16°, i nostri scendono come turisti dallo stile irreprensibile, eleganti e belli a vedersi, ma lenti, terribilmente lenti, e completano il disastro della prima manche chiudendo lontanissimi dai primi: Moelgg 22°, Simoncelli 19° e Ploner 18°, mentre Blardone si arena nella neve molle non riuscendo proprio a seguire la linea ideale e scivolando dal 4° all'11° posto a 1'52'' dal vincitore Janka, argento e bronzo alla Norvegia con Jansrud e Svindal.
A tarda notte Carolina Kostner pattina con la solita eleganza ma non è sufficiente, resta infatti nel folto gruppo di chi sta in mezzo a chi insegue. Vestita di rosso, con un profondo scollo che va a formare un cuore di strass sul petto, pattina sulle note del Notturno numero 20 di Chopin e del Concerto per violino di Tchaikovski. La gardenese opta in apertura per una combinazione triplo flip-doppio toeloop di sicurezza, sporca l’atterraggio dal triplo lutz (mano per terra) e commette un altro paio di imprecisioni, sul doppio axel e sulle trottole.
Il voto della giuria non lascia adito a speranze, un settimo posto, che la conferma come migliore europea, ma lontanissima dal gruppo delle tre migliori: la sudcoreana Yu-Na Kim, la giapponese Mao Asada e la canadese Joannie Rochette che sembrano quasi pattinare sulle nuvole, commuove il mondo la canadese, in lacrime al termine dell'esercizio, che sabato ha perso la madre per un improvviso infarto.
Lunedì, 22 Febbraio 10, 07:27 M.
Anche il lungo week end di gare è volato via senza alcuna gioia per i nostri colori, si succedono le gare, cambiano le spoecialità e gli interpreti, ma costante resta per gli azzurri la idiosincresia da podio.
Arrivano invece le odiatissime medaglie di legno, vedi quella nel supergigante maschile di Werner Heel, a 2 miseri centesimi di secondo dal bronzo dell'americano Andrew Weibrecht, e quella, sempre nel super gigante femminile, di Johanna Schnarf a 11 centesimi dal bronzo della bella Lindsey Vonn.
Ma a parte questi mancati exploit, i due erano tutt'altro che favoriti ed attesi, si sono succeduti una serie di risultati, che definire deludenti è puro eufemismo, dalle cosiddette punte, mere comparse i ragazzi del biathlon, mai in gara l'Italia del bob a 2 con Italia 1 squalificato dopo la terza discesa per peso del bob inferiore ai 170 kg e con Italia 2 finita miseramente 17°.
Grande delusione è arrivata dalla 30 km di fondo a inseguimento (15 km classico e 15 skating) dove gli attesisissimi Di Centa e Piller Cottrer sono terminati rispettivamente 12° e 14°, a un minuto circa dal vincitore, lo svedese Marcus Hellner, tutta colpa dei materiali....
L'ovale dell piasta di pattinaggio di velocità ha decretato la fine dei sogni e delle aspirazioni di un Enrico Fabris, tornato sulla terra e lontanissimo parente di quello irresistibile di 4 anni fa, naufragato nella sua gara, i 1500 metri, in un 10° posto imbarazzante, tutta colpa della pista, troppo lenta e dal ghiaccio, uguale per tutti, difficilmente interpretabile.....
La supercombinata aveva illuso con il secondo posto in discesa del giovane Dominic Parys, persosi però nel successivo slalom speciale.
Fortuna che ci sono tante belle gare con altri protagonisti che regalano emozioni forti, una sottolineatura per il curling sempre più entrato nei nostri interessi, soprattutto quello femminile, grazie alla presenza di tante avvenenti lanciatrici di stones e scopettatrici....
Vediamo un po' stasera se il fondo sprint saprà regalarci qualche emozione ed un po' di metallo più o meno prezioso.
Complimenti invece alla Svizzera della nostra C. che sta facendo man bassa di medaglie in tutte le specialità.
Giovedì, 18 Febbraio 10, 01:13 M.
La notte canadese porta delusioni, molte, e gioie, poche, ai colori azzurri, sicchè dopo 6 giorni di gara il nostro medagliere resta piuttosto povero e soprattutto privo del metallo più prezioso.
Solo un nono posto per Lucia Recchia nella discesa libera femminile, dominata dalle due miss a stelle e strisce Lindsey Vonn e Julia Mancuso, tanto brave quanto belle.
Storico quinto posto per Magda Genuin nella prova sprint, a tecnica classica, di sci di fondo, gara dominata dalla norvegese Marit Bjoergen che riporta il sorriso nel fondo scandinavo da troppo tempo a digiuno di successi.
Poco più che una comparsata invece le performances di Ioriatti (33°) e Anesi (30°) nella 1.000 metri di pattinaggio di velocità dove c'è stata la riconferma del bizzoso e strafottente americano Shani Davis, che comunque già ha fallito il suo dichiarato proposito di conquistare 5 titoli olimpici, viste le penose prestazioni nei 500 e nei 5000 metri dei giorni passati.
Grande era l'aspettativa per il doppio di slittino Oberstolz-Gruber, due volte vincitori della coppa del mondo di specialità e 3 volte quarti ai mondiali, la prima discesa fa ben sperare con un terzo posto di buon auspicio alle spalle dei fratelli austriaci Linger-Linger e dei fratelli lettoni Sics-Sics, ma davanti alle due coppie tedesche.
La seconda decisiva discesa vede il doppio tedesco Leitner-Resch (un oro olimpico e 4 titoli iridati) disegnare traiettorie perfette e realizzare il miglior tempo assoluto delle due manches, e mettere così grande pressione agli equipaggi seguenti, dopo che finisce lontana l'altra coppia tedesca, tocca ai due azzurri che si difendono fino all'ultima curva, quando sbagliano nettamente la traiettoria finendo a 72 millesimi dai tedeschi regalandogli la terza piazza ed il bronzo.
Ancora una volta si ferma dunque ai piedi del podio il sogno dei due azzurri che conquiestano così l'ennesima medaglia di legno della loro pur onorevole carriera.
La gioia arriva, inaspettata, e , pertanto molto più gradita, dal ghiaccio del Pacific Coliseum, dove, nei 500 metri della prova femminile di short track, la ventenne Arianna Fontana (già bronzo a Torino nella staffetta) conquista una bellissima medaglia di bronzo alle spalle della cinese Wang Meng (oro) e dalla canadese St-Gelais (argento).
La giovane azzurra ha pattinato sempre al limite giungendo seconda nei quarti di finale alle spalle dell'altra cinese Yang Zhou e ancora seconda in semifinale davanti alla stessa cinesa per un solo millesimo di secondo.
La finale è stata tirata e combattutissima e si è conclusa con l'inevitabile volata strettissima che ha regalato ai nostri colori il terzo bronzo di questa edizione olimpica.
Ma a quando il primo oro? ci mancano le note di 'Fratelli d'Italia' mentre sul pennone più alto sale il nostro amato tricolore....
Lunedì, 15 Febbraio 10, 05:09 M.
Dopo la delusione di sabato, la domenica canadese ha portato le prime gioie per i colori azzurri, sono infatti arrivate le prime medaglie, entrambe di bronzo, grazie a a Pittin e Zoeggeler.
Due medaglie, due storie e due personaggi completamente diversi.
Armin Zoeggeler è infatti una vera leggenda dello sport azzurro e dello slittino in particolare, con quella di ieri sono 5 le edizioni olimpiche in cui è andato a medaglia, peccato gli sia sfuggito l'oro, andato al ventenne tedesco Loch, che gli ha impedito di eguagliare il record di tre ori dell'altro fenomeno tedesco Hackl.
Partito con i favori del pronostico, dopo aver conquistato l'ennesima coppa del mondo di specialità, si è trovato subito a disagio nella velocissima pista di Whistler Mountain, ribaltatosi, senza gravi conseguenze, il giorno del tragico incidente del giovane georgiano Kumaritashvili, con la partenza abbassata di 200 metri ha subito accumulato distacchi preoccupanti dai due tedeschi nelle prime due manches di sabato.
Ancor più disastrosa è stata la terza discesa di domenica che ha permesso al russo Demtschenko di portarsi a due soli centesimi di ritardo, l'ultima manche è stata pertanto da brivido, ma qui il carabiniere altoatesino, dall'alto della sua immensa classe, pur non disegnando traiettorie perfette, con grinta e tenacia, è riuscito a infliggere un altro centesimo al russo, relegato così al quarto posto per 3 soli centesimi, una vera inezia, poco importa se il primo è lontano oltre un secondo e 20 ed il secondo, l'altro tedesco Moeller quasi un secondo.
Quella di Pittin è invece tutt'altra storia, vent'anni da poco compiuti, friulano, era stato a Torino, con i suoi 16 anni, il più giovane dei qualificati, ma era arrivato lontanissimo dai primi, in poco più di 4 anni ha scalato tutte le gruaduatorie di merito e, dopo i titoli iridati giovanili, quest'anno ha conquistato tre podi in coppa del mondo.
La combinata nordica, specialità ai più sconosciuta, propria del bagaglio e delle passioni norvegesi, ma lontanissima dalle abitudini italiane, consta di due prove apparentemente lontane tra loro, il salto dal trampolino e una 10 km di fondo, e mai era arrivata agli onori della cronaca nel bel paese, quella di Alessandro Pittin è infatti la prima, storica, medaglia azzurra in questa disciplina.
Partito, sesto dopo il salto dal trampolino, nella 10 km di fondo Pittin è presto tornato in gruppo e, pur al fianco delle più grandi stars della specialità, è riuscito a tenerne il ritmo e a non farsi intimorire, con la sfrontatezza dei sui 20 anni, riuscendo ad arrivare allo sprint finale nello stadio di Whistle Mountain.
Sul rettilineo finale l'americano Johnny Spillane, che si era leggermente avvantaggiato sull'ultima salita, è stato infilato proprio negli ultimi metri dal super favorito, il francese con passaporto canadese, Jason Lamy-Chappuis, mentre con grande acume tattico Alessandro Pittini riusciva a chiudere la traiettoria all'altro americano Todd Lodwick, in grande rimonta, tagliando il traguardo al terzo posto e conquistando un'inaspettata e sorprendente medaglia, tanto più gradita perchè inattesa.
On villa cortese-conegliano